Prof. Everardo Minardi

SOCIOLOGIA PER LA PERSONA
documento programmatico


1. Sociologia per la persona: identità e opzioni.

2. Le regole deontologiche in campo accademico e professionale.

3. La politica della ricerca sociale nella dimensione nazionale ed europea.

4. La Sociologia nella formazione accademica al lavoro scientifico ed al lavoro sociale.

5. L’organizzazione della comunità professionale: l'albo e l'ordine professionale.

6. Quale futuro di "Sociologia per la persona".
 

1. Sociologia per la persona identità e opzioni.

La società italiana sta vivendo una trasformazione di ampia portata, che coinvolge non solo i principali aspetti strutturali (demografia, economia, politica), ma anche la vita quotidiana di milioni di persone ed il complesso di valori e di regole cui esse si riferiscono. Si tratta di fenomeni che in parte sono da tempo all’attenzione della comunità sociologica basti pensare ai mutamenti della dimensione valoriale, agli effetti delle migrazioni internazionali, all'emergere di nuove povertà, alla crisi del welfare state e all'evoluzione delle politiche sociali. Alcuni stanno acquisendo rilevanza nelle ricerche e nelle riflessioni sociologiche, è il caso ad esempio delle trasformazioni del significato del lavoro e delle nuove relazioni tra sistema formativo e sistema sociale. Altri temi risultano invece ancona marginali nella riflessione sociologica, nonostante il loro rilievo sul piano della vita quotidiana e dei mutamenti nelle forme della convivenza civile. E' il caso, ad esempio, dello sconvolgimento delle regole sociali, che assume evidenza nei fenomeni macroscopici dell’illegalità diffusa, delle nuove forme di cittadinanza attiva, delle reti relazionali che si sostituiscono o si aggiungono alle tradizionali agenzie di socializzazione secondaria, o ancora, della valutazione delle politiche pubbliche, ambito di studio di crescente importanza, fino ad ora curato soprattutto da economisti e politologi.

In analogia a quanto si verificò nelle fasi fondative della disciplina, le trasformazioni sociali in atto a livello planetario e, con le loro peculiarità, a livello nazionale, sollecitano la sociologia a proporre nuovi strumenti e nuovi modelli di lettura della realtà, a svolgere ricerche sui fenomeni emergenti; in breve, a proporre chiavi di lettura capaci di fornire interpretazioni appropriate di un mondo in trasformazione, per sostenere i soggetti nel loro agire sociale

La sfida che si profila coinvolge l’intera comunità sociologica e le sue pratiche professionali. Si tratta di proporre modelli teorici e approcci metodologici adeguati e di concentrare gli sforzi di ricerca sui punti chiave dei processi di trasformazione in atto, oltre che di assicurare l’opportuna diffusione ai risultati della ricerca stessa, per formare un'opinione pubblica consapevole.

Rispetto a questa sfida il concorso alla creazione di una comunità scientifica e professionale responsabile e autorevole costituisce un adempimento necessario ma non sufficiente. Occorre infatti operare con altrettanta decisione sul piano dei valori e dell'impegno sociale e culturale. Soprattutto in una fase di grande trasformazione, l’incisività del contributo della riflessione scientifica dipende infatti tanto dalla coerenza e dalla fondazione empirica delle analisi prodotte, quanto dal reale consenso ai valori della solidarietà, dalla crescita personale e comunitaria, dell’equità e della giustizia, del rispetto per le diversità. L'avalutatività, che presiede alla scientificità della riflessione sociologica, deve infatti essere unita ad una corrispondente dose di compartecipazione responsabile ai problemi della società: solo un occhio disincantato ma non disamorato, imparziale ma non indifferente, può unire razionalità e Impegno nell'indispensabile funzione di servizio al paese che la sociologia è chiamata a svolgere.

"Sociologia per la persona" nasce da un'ormai lunga e matura esperienza d'incontro, di cooperazione e d’impegno nella vita associativa di numerosi sociologi italiani, motivata dal desiderio di sottrarre la sociologia ai rischi di strumentalizzazione, ai quali è sottoposta una disciplina a elevato impatto sociale. Un'esperienza che ha generato in passato anche coraggiose scelte contro corrente, nelle quali si sono successivamente riconosciuti molti colleghi anche di diverso orientamento culturale, che oggi si prefigge nuovamente di proporre riflessioni critiche sulla società contemporanea.

Tale obbiettivo scaturisce dall'attenzione per la persona e la sua libertà, che affonda le proprie radici in concezioni di pensiero diverse - da quella cristiana e da analoghe visioni costruttive della dignità umana - e sollecita oggi nuove e più ampie responsabilità affinché la sociologia crescendo come disciplina scientifica, possa anche servire meglio l’essere umano.

Pur muovendo da esperienze diverse, ma sulla base della condivisione di precisi valori, quali il primato della persona nell’organizzazione sociale e quindi il primato della sua libertà all'interno della sua appartenenza comunitaria, "Sociologia per la persona" si ispira al rigore scientifico quale ideale regolativo. Essa si propone di orientare la ricerca e la riflessione teorica su tematiche centrali per lo sviluppo sociale e per la crescita di una convivenza civile, libera, democratica, solidale, rispettosa delle diverse culture e capace di valorizzare i diversi ambiti associativi e comunitari, ad iniziare da quello familiare, nel quale la persona cresce e si esprime.

Attraverso il dialogo e il confronto tra tutti i sociologi animati dalle medesime tensioni ideali, essa promuove occasioni di formazione di nuove risorse professionali e accademiche, agevola una più forte consapevolezza delle interconnessioni tra sapere sociologico e società civile, fra i centri di ricerca scientifica e la multiforme pluralità delle reti sociali, sia tramite un costante approfondimento dello statuto epistemologico dell’analisi sociologica, sia attraverso un rigoroso controllo della qualità dei metodi di ricerca impiegati
 
 

2. Le regole deontologiche in campo accademico e professionale.

L’impegno di coloro che a diverso titolo praticano la disciplina sociologica riguarderà innanzi tutto l’ambito accademico e professionale, nonché i connessi terreni della formazione, della ricerca e della pratica professionale, nella convinzione che il perseguimento della conoscenza scientifica e il contributo culturale alla crescita civile e sociale del paese siano due dimensioni necessariamente convergenti.

Le iniziative che —come singoli o come gruppo— intendiamo promuovere saranno ispirate dai principi e dalle priorità indicate in questo documento. Riteniamo peraltro che le organizzazioni accademiche e professionali dei sociologi italiani siano chiamate nel loro insieme a misurarsi con queste sfide. Forte sarà quindi l’impegno di quanti si riconoscono in questo documento, finalizzato ad un’incisiva azione di stimolo e di contributo scientifico ed operativo all’attività di tali associazioni.

La fase che la società italiana sta attraversando ci sollecita a interrogarci sul contributo che la sociologia può e deve offrire in primo luogo alla società civile, e quindi alla ridefinizione istituzionale e ai temi di sviluppo della nostra università nel momento in cui su di essa, proprio mentre è impegnata nell’avvio della difficile esperienza dell'autonomia, sembrano accumularsi i pesi di problemi irrisolti e di nuove tensioni. Indubbiamente i principali nodi sono individuati nel reclutamento e nella selezione del personale docente, nelle angustie finanziarie, nell’inadeguatezza del rapporto formativo con gli studenti, nello squilibrio tra il costo del sistema universitario e la sua effettiva resa in termini di efficacia ed efficienza, di qualità della formazione impartita e di quota di giovani che dalla loro iscrizione giungono alla laurea.

Al di la dell'impegno personale, di quello dell'AIS e degli altri organismi associativi, avvertiamo l’esigenza di attivarci in qualche forma innovativa, pubblicamente e responsabilmente, come gruppo di sociologi che condividono un'idea di "sociologia per la persona", vincolata ai valori della promozione della persona, della comunità, del rispetto e del dialogo tra le culture, della solidarietà come tipo privilegiato di relazione sociale e del principio di sussidiarietà.

Uno dei primi contributi che ci impegniamo ad offrire è costituito da una riflessione critica e propositiva, con l'auspicabile collaborazione di tutti i sociologi, sulla deontologia in ambito accademico e professionale.

L'esperienza ci ha insegnato che, per la riforma delle istituzioni e la loro buona qualità funzionale, non ci sono ingegnerie normative di carattere risolutivo. Queste ultime costituiscono uno strumento utile soltanto se calate, da una parte, in un coerente processo di esperienze organizzative concrete e sperimentabili e se animate, dall'altra, da un insieme sistematico di regole che abbiano evidenza pubblica e che ispirino e convalidino comportamenti individuali e collettivi, personali e istituzionali.

Nella situazione attuale la riconferma vigorosa di valori e la proposta di nuove regole vanno riferite a tre momenti essenziali: i primi due relativi alla professione accademica in generale, il terzo allo specifico esercizio della professione sociologica. Questi momenti sono così individuabili:

a. L'impegno esplicito a favore della trasparenza e della rilegittimazione dei processi di reclutamento e selezione del personale docente. In questa linea si muovono concretamente le iniziative seminariali già in corso e rivolte a provocare stimoli e occasioni di confronto e di visibilità dei nostri ricercatori e dei giovani studiosi che, nonostante le difficoltà di accesso, hanno continuato ad impegnarsi nell'esperienza accademica.

A questo riguardo particolare importanza assume inoltre l'ampliamento del numero dei dottorati di ricerca in sociologia, anche in vista di una liberalizzazione degli accessi e dello sviluppo delle scuole di specializzazione professionalizzanti

b. Lo sforzo teso a restituire al rapporto docente-discente tutto il suo significato educativo, e a richiamare,grazie anche ad atti e comportamenti visibili e riconoscibili, la responsabilità personale dell'insegnamento, spesso trascurato e avvilito con l’alibi dell'università di massa a causa della dislocazione degli interessi del docente su altri terreni.

c. La volontà di tutelare la dignità pubblica della sociologia e della ricerca sociologica applicata, nell'interesse della totalità della nostra comunità scientifica, assumendo su piani strettamente scientifici la responsabilità di esprimersi e confrontarsi anche sui grandi problemi del sistema-Italia, così da favorire il dovuto apprezzamento dell’analisi sociologica. Lo strumento del confronto sistematico, in un clima aperto e rigoroso, teso a creare uno spazio pubblico che renda possibile il riconoscimento della qualità della ricerca sociologica all’interno della comunità scientifica di appartenenza, è un'esigenza improrogabile e l’unica via percorribilea difesa dello status della sociologia tra le scienze sociali. Convinti come siamo, soprattutto in questo momento storico, della necessità di favorire la diffusione delle ricerche e dette riflessioni teoriche, capaci di accrescere la capacità della società, nelle sue diverse articolazioni ed espressioni, di governare la trasformazione in atto, reputiamo prioritaria la creazione di questo spazio pubblico e il conseguente orientamento della ricerca su temi strategici per lo sviluppo civile e sociale del paese.

d. L’impegno par la definizione di un codice etico del sociologo il quale, coronando la dignità di una professione oggi non adeguatamente valorizzata nel nostro paese, offra idonee garanzie in merito ai suoi obblighi nei confronti degli utenti, delle istituzioni, degli altri professionisti, del contesto sociale in cui si inserisce la sua attività. Si tratta in particolare di assicurare:

- un'adeguata applicazione del corpo teorico rilevante per la professione;

- la massima correttezza nell’uso delle metodologie della ricerca, avuto riguardo sia alla garanzia dell’anonimato che alle modalità di divulgazione dei risultati sui mezzi di comunicazione di massa;

- la salvaguardia dell'autonomia del ricercatore nei rapporti con i committenti delle ricerche, nonché la disciplina dei casi in cui i loro risultati non possono essere divulgati;

- un corretto rapporto con i colleghi, segnatamente quando le relazioni sono caratterizzate da asimmetrie di potere all'interno delle organizzazioni;

- un corretto rapporto con i professionisti di altre discipline, che non può prescindere da una più chiara delimitazione delle competenze, per una loro efficace complementarità;

- i termini in cui si configurano gli obblighi nei confronti del contesto sociale al cui interno si inserisce l’attività professionale e di ricerca.
 
 

3. La politica della ricerca sociale nella dimensione nazionale ed europea.

Il rilancio e la più ampia legittimazione pubblica della sociologia si legano all’esigenza di una riformulazione organizzativa del complesso della ricerca sociologica italiana ed alla parallela riaggregazione delle risorse disponibili.

Al di là delle iniziative dei singoli ricercatori o nuclei di ricerca, si deve porre mano alle questioni della valutazione complessiva del ruolo della ricerca sociologica, della sua visibilità nel contesto più generale del mondo della ricerca, accademica e non, della sua rilevanza quantitativa nel sistema del finanziamento della ricerca scientifica italiana ed europea.

Com'è noto, il comparto delle scienze sociali, e della sociologia in particolare, rischia una ingenerosa emarginazione rispetto al complesso delle risorse erogate in ambito sia nazionale (pubblico e non), sia europeo.

A tale scompenso si accompagna la scarsa organizzazione della ricerca sociologica italiana, spesso polverizzata territorialmente, frammentata tematicamente e sempre più rivolta, di necessita, a micro interlocuzioni, con una variegata tipologia di committenti. In una situazione in cui le risorse complessive disponibili tendono a contrarsi, si accentua la distanza tra i comparti scientifici fortemente organizzati in modo formale (settori tecnologici) e comparti (scienze sociali) privi di una strutturazione consolidata, i cui membri si presentano sul ristretto mercato della ricerca per lo più come singoli, in competizione (impari) non solo con gli altri comparti disciplinari, ma anche con gli appartenenti al proprio gruppo accademico di riferimento.

Nel passato, in diversi contesti, tale questione era già stata autorevolmente posta; dalla riflessione che ne segui, derivò l’indicazione di costituire un organismo aggregato e istituzionalmente formalizzato per dare forza di interlocuzione pubblica e di mercato alle scienze sociali e in particolare alla sociologia

Le ulteriori ristrettezze finanziarie, impostesi in questi anni nell'ambito del finanziamento pubblico della ricerca, sommate all'estrema difficoltà e, in molti casi all'impossibilità, di adire a finanziamenti U. E., ci impongono di avviare con urgenza un progetto di valorizzazione e razionalizzazione dell'esistente che porti alla costituzione di un organismo autonomo in grado di rappresentare, sviluppare e organizzare, secondo piani pluriennali, la ricerca sociologica in Italia, anche in connessione con programmi di ricerca europei. Sotto questo profilo ci impegniamo a sostenere le iniziative in corso a cura dell’AIS per la creazione di un Ente Nazionale per la ricerca sociologica, anche attraverso la promozione di aggregazioni nazionali tra gruppi, dipartimenti, centri di ricerca, sia per tematiche sia per reti funzionali e produzioni comuni o consorziate, in modo tale da diffondere una nuova cultura operativa e progettuale, capace di supportare dal basso la progressiva realizzazione del progetto nazionale complessivo.
 
 

4. La Sociologia nella formazione accademica al lavoro scientifico ed al lavoro sociale.

Al fine di aggiornare o riprogettare contenuti e profili delle professionalità sociologiche è ormai indispensabile realizzare una valutazione realistica delle vicende che hanno accompagnato l’affermazione della sociologia nelle Università italiane dal dopoguerra ad oggi, affermazione che, prima vigorosa e imponente, è stata poi seguita paradossalmente dall’attuale fase di relativa stazionarietà. Dal dibattito fin qui svolto emergono prioritariamente le seguenti riflessioni:

a. - La necessità della definizione di un più mirato status epistemologico che legittimi maggiormente la disciplina e gli studiosi all'esterno del mondo della ricerca scientifica e nell'ambito di quello delle scienze sociali in particolare.

b. - L'impegno a livello nazionale ad affrontare la questione della disparità di trattamento tra discipline strettamente sociologiche e scienze sociali: al di là degli obblighi tabellari, a fronte di un buon accoglimento delle scienze sociali nelle Facoltà o Consigli di corso di laurea in Sociologia e Scienze Politiche, dobbiamo registrare, al contrario, la progressiva limitazione della presenzadelle discipline sociologiche nelle Facoltà di Economia, Giurisprudenza, Psicologia, Lettere e in diversi Diplomi universitari. Di contro, la valenza formativa generale della sociologia deve essere riaffermata in tutti i curricoli di studio, ivi incisi quelli a carattere più specificamente professionalizzante. Del pari, è necessario affermare con vigore il principio secondo il quale l’insegnamento delle discipline sociologiche deve essere di norma affidato a sociologi e non a studiosi di altri campi disciplinari, come accade, ad esempio, per sociologia urbana ad opera di urbanisti o per sociologia dell'educazione ad opera di pedagogisti.

c - Il problema di una presenza non sistematica della sociologia sul fronte della ricerca interdisciplinare nel più vasto contesto delle scienze sociali. A nessuno può sfuggire, non solo oggi, ma anche e soprattutto in prospettiva, la particolarità di una situazione in cui le scelte di programmazione politica dello sviluppo del paese vengono assunte essenzialmente obbedendo a una logica economica o giuridico normativa, così come le scelte di politica ambientale avvengono unicamente in base a criteri naturalistici o tecnologici, mentre lo spazio di pertinenza sociale e sociologica viene spesso indirettamente coperto dal ricorso al senso comune o direttamente da indirizzi politici che dichiarano, spesso senza fondamenti scientifici, di trarre appropriato riferimento dai bisogni, dalle richieste e dalle attese della "gente" e della società.

d - All'esigenza di una maggiore presenza della sociologia e della ricerca sociale nelle fasi di definizione dei programmi pubblici, si unisce la necessità di un più esteso ed appropriato ricorso alla sociologia nella valutazione degli esiti di tali programmi. La diffusione che conosce oggi l'attività di valutazione, necessario complemento della trasparenza e della democraticità dei processi decisionali in ambito pubblico, non trova infatti corrispondenza in un adeguato impegno, per qualità e quantità della teoria sociologica e della metodologia della ricerca sociale, né in un adeguato riconoscimento nella sua prassi della professionalità del sociologo.

e - Il chiarimento del rapporto tra progettazione e gestione delle politiche sociali e tra sociologia e lavoro nei servizi sociali. Per una complessa serie di fattori vi è una tendenza a considerare l’ambito dei servizi sociali unicamente in un'ottica di emergenze e di intervento sugli strati sociali più deboli, un territorio per le scienze politiche e sociali di tipo residuale, certamente congruente e specializzato, ma non sufficientemente autonomo, al punto di riconoscerglipiena capacità operativa, programmatoria, progettuale e valutativa.

f.- Il superamento della perdurante indecisione circa l’insegnamento della sociologia nelle scuole medie inferiori e superiori e, in prospettiva, l’incertezza sull'affidamento riservato ai sociologi in via esclusiva. Nel merito occorre fare urgentemente chiarezza individuando gli interlocutori idonei per venire a capo della questione con adeguati interventi legislativi. Frattanto, oltre a rivendicare ai sociologi l’esclusiva dell'insegnamento della sociologia, la disciplina va promossa anche a livello di scuola secondaria attivandosi, se occorre, per la progettazione di libri di testo integrativi, appropriati e scientificamente dignitosi.
 
 

5. L’organizzazione della comunità professionale: l'albo e l'ordine professionale.

Il processo di insediamento e di riconoscimento accademico della disciplina, avvenuto relativamente tardi nelle università italiane, nonché la necessità di formare una generazione di studiosi e di ricercatori con una preparazione adeguata per produrre e sostenere un'immagine positiva delle funzioni sociali della sociologia nel processo di sviluppo del nostro paese, hanno forse messo in ombra la rilevanza degli interrogativi che intanto si andavano ponendo circa gli sbocchi professionali dei giovani laureati nelle facoltà di sociologia o di indirizzo sociologico.

Occorre perciò farsi carico dell’oggettivo ritardo con cui la comunità scientifica ha affrontato il problema della caratterizzazione professionale dei giovani sociologi nonché dell’esigenza di sviluppare significativi collegamenti e continuativi rapporti di collaborazione tra sedi universitarie per la formazione curricolare del sociologo e degli altri operatori di formazione sociologica.

Un'accelerazione in tal senso era stata indubbiamente impressa dalla istituzione del Servizio Sanitario Nazionale e dal riconoscimento esplicito che lo stato giuridico del personale del Servizio ha attuato in merito al profilo professionale del sociologo. Tale riconoscimento collocava il sociologo nell'ambito dei servizi volti allo sviluppo delle risorse umane e dell'organizzazione, e successivamente lo attribuiva ai nuclei di valutazione della qualità dei servizi e di promozione della partecipazione degli utenti alla valutazione degli stessi servizi. Ciò ha consentitouna più netta individuazione del ruolo operativo del sociologo ed una più accentuata e mirata attenzione al processo di professionalizzazione, ma ha messo in ombra la pluralità dei percorsi formativi e degli approdi professionali dei sociologi, le cui concrete possibilità occupazionali, in forma dipendente o autonoma, debbono essere sostenute in numerosi altri ambiti di attività, dai servizi sociali alla ricerca, dall'organizzazione aziendale alla comunicazione, dalla programmazione alla valorizzazione dell’ambiente.

Seppure lentamente e con qualche incertezza, abbiamo assistito alla formazione di un movimento volto a dare una identità professionale al lavoro sociologico, che in molti casi abbiamo anche direttamente favorito e sostenuto.

Il processo tuttora in atto di elaborazione e di approvazione in sede parlamentare della legge istitutiva dell'albo e dell'ordine professionale dei sociologi costituisce quindi un evento di particolare importanza che va sostenuto e sviluppato senza riserve, anche a partire dalle strutture di insegnamento universitario della disciplina.

Riteniamo anzi che, una volta che si sia positivamente risolto il cammino legislativo dell’istituzione dell’albo e dell'ordine, anche con il concorso esplicito dell'associazionismo dei sociologi universitari (AIS) e dei Consigli di Facoltà e dei corsi di laurea più direttamente interessati a tale risultato, l’università stessa debba adottare ulteriori iniziative didattiche e di ricerca utili a sostenere e a qualificare con continuità il processo di riconoscimento istituzionale e normativo della disciplina.

Occorre quindi impegnarsi per supportare i sociologi professionali nella creazione di una rete di comunicazionie di scambio, di un ambito di riconoscimento e di legittimazione di quanto quotidianamente prodotto dagli stessi, di regole di comportamento riconosciute ed accettate come vincolanti all’interno della dimensione associativa ma al tempo stesso idonee a tutelare l’esercizio dell’attività professionale nelle più diverse sedi anche attraverso la promozione di esperienze mirate di corsi di perfezionamento, di master di alta qualificazione dei sociologi nei campi cruciali di sviluppo della disciplina, di altre iniziative oggetto di cooperazione e di eventuali consorzi con più sedi universitarie e professionali.
 
 

6. Quale futuro di "Sociologia per la persona".
 
 

Queste considerazioni vogliono proporsi come una piattaforma ampia e aperta offerta alla riflessione dei colleghi e indirizzata all’avvio di un serrato confronto su temi specifici e concreti. Esprimono altresì un orientamento comune di fondo che costituisce una prima e certamente ancora incompleta formalizzazione di quel patrimonio prezioso di sentire comune accumulato in tanti anni di incontri e di scambi.

Le idee in cui ci riconosciamo devono costituire la ragione forte del nostro stare assieme i cui positivi frutti dovranno essere prodotti all'interno delle diverse sedi scientifiche accademiche e professionali nelle quali si svolge quotidianamente il nostro lavoro.

Esse potranno tuttavia dare luogo a ulteriori, più specifiche modalità di organizzazione e di lavoro scientifico che saranno meglio precisate nel corso del nostro lavoro comune.

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