Prof. Everardo Minardi
Sociologia Generale

Sociologia, etica e futuro
Salvatore Rizza



Introduzione

L'intento di questo intervento è quello di porre due interrogativi e di tentare qualche risposta.

  1. Può lo studio del futuro dare una risposta all'esigenza di etica che manifesta la sociologia?
  2. Lo studio del futuro, come disciplina o come parte della disciplina sociologica, ha una sua valenza etica?
I due quesiti sono strettamente correlati.
Analoga correlazione lega le risposte che cercherò di sviluppare attraverso un ragionamento, che - data la circostanza - non può che essere breve ed essenziale. Non è possibile infatti dilungarsi nell'ambito di un intervento come questo.
Esistono tuttavia sull'argomento studi ponderosi e interessanti e una vasta bi-bliografia di contributi (quasi unicamente esteri). In altri momenti io stesso mi sono occupato del tema, così come - se le circostanze in futuro risulteranno favorevoli - conto di continuare ad interessarmene ancora.

1. Premessa

  1. Mi sembra opportuno in premessa porre una questione terminologica. Un termine che non si troverà mai (o non dovrebbe trovarsi) negli studi scientifici riguar-danti il futuro è "futurologia". Tale parola, ricorrente nel linguaggio giornalistico, può sembrare accattivante ma risulta fuorviante in quanto non riesce ad evocare compiu-tamente il senso e i problemi che gli studi del futuro comportano. Inizialmente il ter-mine fu utilizzato soprattutto da autori americani, ma oggi generalmente viene lasciato alla comunicazione giornalistica e, per di più, con una connotazione negativa se non proprio dispregiativa.
    1. Il termine "predizione" esprime un significato hard, troppo duro e determini-stico che non si addice a una disciplina scientifica e, tanto meno, alla sociologia. "Predire" significa affermare in maniera certa e categorica quello che avverrà in un futuro prossimo o remoto; "predizione" è una affermazione apodittica (non probabilistica) ad un livello di attendibilità assoluta riguardante il futuro.
    2. La "previsione" invece "è un'affermazione probabilistica, ad un livello di at-tendibilità relativamente alto, riguardante il futuro".
    Ci si trova di fronte a termini che esprimono situazioni o atteggiamenti nei con-fronti del futuro. Mentre però la predizione indica un futuro certo e ormai vicino, la previsione manifesta il lavorio di un intrecciarsi di possibilità e di probabilità preoccu-pate della verifica nel presente come condizione preliminare (e non unica) per l'attuarsi del futuro. La predizione comporta una conoscenza profonda, dettagliata, proveniente dall'interno, insieme a un giudizio maturato da un lungo coinvolgimento della situazione. Tutte queste condizioni consentono l'alto livello di attendibilità, ma proprio per questo è intrinsecamente più difficile . La predizione è legata agli eventi, la previsione fa riferimento alla azione dell'uomo, alle sue scelte possibili, al bilanciar-si di queste con elementi imprevisti, che possono intervenire, onde ridurre i rischi e controllare le possibili conseguenze.
    Un altro termine che merita di essere richiamato e che si colloca tra la nomen-clatura della "scienza del futuro" è "prospettiva", intorno a cui il filosofo francese Ga-ston Berger ha svolto il suo pensiero. "Vedere lontano; vedere grande; analizzare in profondità; assumere dei rischi; pensare all'uomo": sono le cinque espressioni che de-scrivono e riassumono la prospettiva.
    Due sembrano le preoccupazioni del Berger: concentrare l'azione sull'avvenire e tenere ben presente che sia un avvenire per l'uomo. La previsione nell'accezione classica di "proiezione del passato" è stata sempre presente nelle scienze; oggi richiede di essere profondamente trasformata. A questa esigenza risponde "la prospettiva", che significa "porre problemi imprevisti e inventare metodi per risolverli" . La prospettiva è una disciplina e un'attitudine in vista dell'azione; richiede la necessaria collabora-zione di tutte le discipline e l'impegno del potere politico: "abbiamo troppo sofferto a vedere la saggezza separata dal potere per non suscitare la collaborazione di chi de-termina il desiderabile e di chi sa ciò che è possibile".
    Inoltre deve diventare per tutti uno stile di vita, un'attitudine - Attitude prospec-tive - il cui carattere principale consiste "nell'intensità con la quale essa concentra l'attenzione sull'avvenire". E c'è anche "una Anthropologie prospective, impegnata a determinare i tratti e i caratteri delle situazioni nelle quali gli uomini saranno colloca-ti". Ricondurre tutto all'uomo, mettere l'uomo al centro delle preoccupazioni, scegliere l'uomo, pensare all'uomo: sono i grandi principi costitutivi del tipo di umanesimo che sta alla base dell'"attitude prospective" di Gaston Berger.
    "La prospettiva - afferma Piganiol - è un'attitudine a prendere decisioni non solamente come conseguenza di una situazione esistente o per rispondere ai bisogni del mutamento, ma anche e soprattutto in vista delle conseguenze a lungo termine".
    La previsione essenzialmente è, dunque, un'attività intellettuale. Ma il suo og-getto particolare è costituito dalle cose, dalla vita concreta degli uomini e della società. "La previsione è un passaggio della mente dai 'facta' ai 'futura'". I 'facta' sono le co-se avvenute, le cose concrete, quelle già in possesso della storia e dell'esperienza dell'uomo. Non può esistere previsione senza questo riferimento concreto alla realtà. La stessa consistenza dei 'futura' è legata e condizionata alle cose 'già fatte', di cui sono una proiezione, una elaborazione, non necessariamente una ripetizione. Perciò, insiste de Jouvenel, "ogni sforzo previsionale indica in primo luogo la ricerca dei 'facta', poiché... l'arte previsionale consiste in generale nel passare da conoscenze re-lative alle condizioni attuali a stime di condizioni future".
    E' importante sottolineare questo aspetto della natura della previsione per le conseguenze che ne derivano. Lo stesso processo logico, che costituisce il fondamento scientifico della previsione, valuta e analizza prima di tutto i 'dati' a disposizione per cui gli errori o la falsità di previsioni possono essere addebitati alla insufficienza, am-biguità o falsità dei dati di partenza (oltre che ad altre cause riguardanti il sistema pre-visionale e le insufficienze metodologiche).
    L'accenno alla questione semantica è tutt'altro che peregrina e coinvolge altri termini quali "anticipazione", "pianificazione", "congetture", di cui si sono occupati parecchi autori che segnalo in nota e in bibliografia, ma intorno a cui non possono di-lungarmi adesso .
    n conclusione, il termine più rispondente alle esigenze di studio e di ricerca della sociologia e che in seguito sarà utilizzato da me è "previsione" ("previsione so-ciale"), che traduce, più o meno, la "prospective" dei francesi e il "farecasting" degli anglosassoni.
  2. Un altro breve accenno che voglio collocare in premessa riguarda lo stato de-gli studi del futuro e/o sul futuro.
    Per una più estesa rassegna, rimando ad un mio saggio pubblicato sul volume "Futuro e complessità" edizione "Franco Angeli".
    Sinteticamente si può dire che gli studi del futuro seguono due principali filoni: quello più centrato sulla tecnologia (originariamente ad uso militare) che è sviluppato dagli autori statunitensi e quello più filosofico, umanistico e politico che è sviluppato dagli europei e dagli autori latino-americani.
    Rarissimi gli studi italiani, quasi sempre nati e utilizzati fuori dai recinti dell'accademia.
    In Italia lo studio del futuro, comunque denominato, non è praticato presso nes-suna facoltà universitaria o corso di laurea. Una sola eccezione: un corso di previsione sociale è tenuto, ad anni alterni, presso la facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana: ma è "extraterritoriale"!

2. Il futuro risposta etica alla sociologia

Forse l'affermazione può sembrare ambiziosa se non proprio pretenziosa. Ma al di là dell'enfasi data all'affermazione (che si muove tra il retorico e la provocazione strategica, nel senso che vuole avere la funzione di introdurre un ragionamento), essa può costituire il punto di partenza dello sviluppo di un ragionamento.
La fedeltà e la coerenza nei confronti del proprio statuto costituiscono i fonda-menti etici della sociologia. Essa in quanto scienza empirica tende, attraverso i suoi strumenti descrittivi e interpretativi, a raggiungere e a dare una conoscenza (o elementi di conoscenza) dei fenomeni sociali e delle interazioni e relazioni sociali.
Primo problema: il futuro può essere conosciuto? E' possibile conoscere il futu-ro ?La risposta a questo problema è prima di tutto filosofico.
Ciò che distingue l'attività previsionale dei nostri tempi dall'opera degli indovi-ni, dalle costruzioni utopiche degli antichi politici e filosofi sociali, è la possibilità di una valutazione gnoseologica della previsione, il tentativo di dare un fondamento teo-rico, logicamente interconnesso e articolato, la presenza di metodologie autonome, l'orientamento di essa verso la realizzazione di obiettivi coerentemente confrontati con le nuove tendenze sociali, con lo sviluppo tecnico e scientifico e con i bisogni emer-genti della società. La previsione è diventata intellettuale, filosofica, scientifica e poli-tica.
Fare una riflessione filosofica sulla previsione significa chiedersi il perché di es-sa e interrogarsi sulla sua natura. Peter Henrici in un suo saggio risponde al perché dell'interesse dell'uomo per il futuro dimostrandone la necessità e, quindi, la possibi-lità. L'uomo, immerso in una natura che muta continuamente, ha necessità di saralva-guardarsi e così, ricorrendo alle sue capacità creative, si forgia una "seconda natura", in cui tutto è regolato e voluto da lui stesso. Ma questa "seconda natura" comporta tante complicazioni, correlazioni e interdipendenze, da non potersi dire completamente arbitraria. La capacità dell'uomo di regolare e guidare la "seconda natura" costituisce l'essenza del futuro, che non si definisce per "quel che sarà", ma per "quel che sarà probabilmente". Infatti il futuro si può definire "conseguenza di decisioni libere che si inseriscano, modificandolo, in un tessuto di condizionamenti predeterminati". Da qui la possibilità di pronosticare e di progettare.
La previsione del futuro da semplice forma intellettuale può divenire "gnoseologia dell'avvenire" . Ma il futuro può essere oggetto di conoscenza? Sì, a condizione che non si tratti soltanto di un futuro "pensato", ma che scaturisca dall'osservazione delle cose avvenute e che accadono. "E' il 'vedere' che fa scientifico il 'pre-vedere' (...). La futurologia si può proporre come gnoseologia dell'avvenire nella misura in cui rimane anche scienza di 'quanto è accaduto' e di 'quanto accade': è l'osservazione di essi che riempie il pensiero del futuro". Questa storicità della scienza del futuro non rende la medesima scienza deterministica, poiché da quell'osservazione debbono essere colti i trends che per loro natura sono 'probabili', ma non assolutamente certi: la previsione è 'scienza del futuro come trend".
Così il futuro "pre-osservato" e conosciuto diviene "prognosticato", la cono-scenza del futuro trasferita nel programmare l'attività dell'uomo.
Lo sforzo di ricostruire il processo intellettuale da cui nasce e deriva ogni asser-zione sull'avvenire è il primo passo verso la valutazione logico-scientifica di essa. Al-lora sarà necessario, raccomanda de Jouvenel, che tutto il meccanismo logico da cui l'asserzione sull'avvenimento è prodotta sia chiaramente enunciato, trasparente e di-sponibile alla critica.
Un primo passo da compiere in questo procedimento logico è quello che riguar-da le teorie o l'insieme degli elementi teorici. Ai fini di una valutazione scientifica della previsione è sufficiente garanzia la presenza di elementi teorici, comunque defi-nibili, e la riflessione su di essi. Poiché l'elaborazione teorica di una disciplina è sem-pre attività intellettuale e razionale, l'incontrare degli elementi teorici è il segno che quella disciplina è "autoriflessiva" e va compiendo un'operazione permanente di puri-ficazione da presenze "soggettive", "particolari", "emotive" e "irrazionali". Ed è que-sta capacità autoriflessiva, scrivono Mitroff e Turoff, che "separa la scienza dalla mi-tologia... dal momento che non è l'oggetto ma l'approccio ad esso che rende scientifi-ca una ricerca o una disciplina" .
Il fondamento scientifico della previsione sociale non è assicurato dalla "verità" dell'evento futuro, ma è legato alle ragioni che hanno portato alla enunciazione di quell'evento. La previsione sociale infatti è sempre una proposizione condizionale che è, sì, legata a un certo stato di eventi attuali provenienti dall'osservazione, ma non è preoccupata dall'esistenza dei due termini - condizioni attuali e annuncio dell'evento futuro - bensì dal nesso che lega i due termini. Il giudizio che viene espresso è sempre, così, di carattere generale e non legato al caso particolare: "in quanto già esistono le condizioni 'p', al 't' tempo futuro esisteranno le conseguenze 'q', poiché (giudizio ge-nerale) sempre, se si verificheranno gli eventi 'p', si verificheranno gli eventi 'q' più tardi ('t' futuro)" .
Cosicché la legittimità di una previsione è data da un certo stato di eventi attuali - il mutamento sociale, la crisi della società, lo sviluppo scientifico e tecnologico, ecc. - e da una legge generale. Su quest'ultima verte l'attenzione maggiore. La legge gene-rale è quella che dà ragione dell'enunciato evento futuro. Ma non sempre tali leggi vengono enunciate; spesso sono sottintese o implicite e rimandano a leggi proprie di altre discipline. Inoltre il giudizio generale che motiva la previsione può essere costi-tuito dalla "esperienza accumulata", dalle osservazioni delle res gestae e dallo studio del loro andamento e della loro regolarità, dalla estrapolazione statistica e dalla indivi-duazione dei trends. Ma se il giudizio generale può anche non essere espresso, non si può evitare che siano chiaramente manifestate le ipotesi scientifiche che i ragiona-menti della previsione richiedono. A questo scopo un momento importante della di-scussione epistemologica è quello che riguarda la ricerca della causalità che, come di-ce Yves Barel, "non è soltanto un semplice accertamento dell'esistenza empirica, ma una dimostrazione del carattere di logica necessità" di una legge scientifica . Si tratta di trovare la causa a cui è stato attribuito come effetto la formulazione di una proposi-zione al futuro.
Il fondamento epistemologico e filosofico introduce lo studio del futuro nell'ambito strettamente metodologico. Il punto centrale dell'attività scientifica è la spiegazione. La scienza, infatti, afferma Hempel "non si limita a descrivere singoli fe-nomeni nel mondo dell'esperienza, ma tenta di scoprire delle regolarità nel flusso degli eventi e mira, perciò ad enucleare leggi generali a scopo di previsione, di post-visione e di spiegazione" .
La spiegazione e la previsione rappresentano due momenti insostituibili dell'attività scientifica, rientrano come parti integranti della struttura di una teoria e sono talmente complementari da potersi parlare, come scrive Abbagnano, di riduzione della spiegazione a previsione e viceversa .
Lo schema logico interpretativo del processo di previsione è quello "nomologico-inferenziale", analogo a quello della spiegazione. "L'accadimento futuro ('E') viene previsto coll'essere inferito dalla congiunzione di una o più leggi ('L') con una o più condizioni iniziali ('C')".
"Spiegazione" e "Previsione" hanno dunque una identica struttura logica. La differenza è puramente pragmatica: dipende dal momento in cui l'explanans viene prodotto dal soggetto e dalla ipotesi che egli formula in quel momento. "Se supponia-mo che un evento si sia verificato e assumiamo la sua descrizione come explanandum, elaborando poi un explanans abbiamo spiegato casualmente un evento. Viceversa, se avessimo assunto inizialmente il medesimo explanans, e avessimo compiuto la mede-sima deduzione logica giungendo al medesimo explanandum prima del verificarsi dell'evento da esso descritto, avremmo previsto, anziché spiegato, l'evento. Si dice perciò che la spiegazione causale e la previsione sono logicamente analoghe, e la stes-sa analisi formale viene considerata applicabile alla previsione come alla spiegazione".
Popper insiste sull'analogia "spiegazione-previsione" sapendo che le funzioni dell'una e dell'altra sono interscambiabili: "una spiegazione causale completa... è prognosi" e "servirsi di una teoria per predire un evento dato non è che un altro aspetto dell'uso che ne facciamo per spiegare quello stesso evento... Non vi è molta differenza fra la spiegazione, la previsione e la sperimentazione. Si tratta di una differenza non di struttura logica, ma di enfasi..." .
Nella stessa linea di Popper, Dario Antiseri scrive in riguardo al rapporto "spiegare-prevedere": "Spiegare un fatto significa dedurre l'asserzione descrivente questo fatto (explanandum) da explanans formato da condizioni iniziali antecedenti e/o simultanee al fatto da spiegare e da leggi generali empiricamente provate; ...prevedere significa considerare problematico un explanandum e costruire le condi-zioni iniziali per poi accertare se accade l'evento desiderato... Quando le leggi, in base a cui andiamo a realizzare le condizioni, sono empiricamente provate, allora la previ-sione diventa progettazione" .
In altre parole, scrive lo stesso autore altrove "nell'effettuare una spiegazione noi abbiamo considerato come problematiche soltanto le condizioni, mentre abbiamo assunto per scontati l'explanandum e le leggi. Ora, partendo sempre dal modello, se noi consideriamo, invece, problematico l'explanandum, allora noi dovremmo essere in grado di dedurlo dall'insieme delle leggi e delle condizioni, e poi accertarlo empirica-mente: questo è il concetto fondamentalmente adeguato di previsione" .
Dunque spiegazione e previsione condividono una medesima struttura logica mentre differiscono solo da un punto di vista pragmatico o extra-logico; differiscono inoltre nella prospettiva, per così dire, temporale: la spiegazione di solito è volta all'indietro, da ciò che è a ciò che è accaduto. La previsione, invece, è rivolta in avan-ti: da ciò che è a ciò che accadrà.
Spiegazione e previsione sono perciò momenti insostituibili dell'attività scienti-fica e rientrano come parti integranti della struttura di una teoria, e, specie per il neo-empirismo, sono talmente complementari da potersi parlare di riduzione della spiega-zione a previsione e viceversa .
Non dovrebbe essere difficile per la sociologia passare da scienza descrittiva-esplicativa a scienza esplicativa e previsionale.
Lo studio del futuro e più ancora la pratica della "previsione" appartiene dunque allo statuto metodologico e al rigore logico della sociologia, che pertanto diventa prin-cipio ispiratore dell'attività del sociologo.
Il futuro può diventare un facile tema retorico e, per certi aspetti, stravagante e divertente. Ma l'approccio rigoroso e scientifico consente il passaggio decisivo dal di-lettantismo al professionalismo previsionale. Wendel Bell scrive: "lo studio del futuro dovrebbe avere un posto di priorità nell'agenda sociologica: la sociologia del futuro va emergendo... Il nuovo sociologo non può semplicemente accettare il sistema esistente e le istituzioni così come sono, ma deve orientarsi verso la progettazione di alternati-ve... .
Del resto l'interesse per il futuro della società è uno dei passaggi obbligati che la sociologia deve attraversare per passare dal cognitivo al prammatico. E A.Touraine af-ferma che "compito della sociologia è di attivare la società, di far vedere i suoi movi-menti e contribuire alla loro formazione" .
La lista delle citazioni di autori (sociologi e filosofi) e opere che evidenziano il dovere morale (etico) del sociologo e, in genere, dello scienziato sociale può allungarsi ed io non ho l'intenzione nè l'interesse di apparire un "predicatore di buoni costumi... sociologici". Non sono le esortazioni che contano. Deve invece apparire evidente che l'impegno del sociologo nei confronti dello studio del futuro e dell'attività previsionale è insito nella sua stessa attività scientifica e, inoltre, scaturisce dalla esigenza di dare concretezza al suo impegno intellettuale, che non può esaurirsi nell'analisi e nella dia-gnosi dei fatti sociali - che è già un nobile esercizio - ma deve proseguire nel coraggio della prognosi e nella indicazione della migliore terapia.
Wilbert Moore, sociologo del mutamento sociale, già nel 1966, nel suo indirizzo come presidente della American Sociological Association sollevava il problema di un nuovo compito del sociologo dinanzi alle mutate e mutevoli situazioni della società con queste parole: "Sentite il dovere, come scienziati sociali, di prendere in considera-zione oltre che la qualità del cambiamento della vita sociale anche il fatto che una parte di questo cambiamento è deliberato e voluto? Avete inoltre qualcosa di positivo da aggiungere al compimento delle speranze umane per il futuro, o siete sempre desti-nati a consigliare l'impaziente viaggiatore che non potete arrivare da qui a là?" .
Il secondo problema è di carattere operativo. Nel 1939 Robert Lynd ammoniva "Knowledg for What"; nel 1976 edito da Guaraldi usciva in Italia la traduzione dell'opera di Lynd con il titolo "Conoscenza per che fare?" . Si accennava prima alla esigenza "etica" di attrezzarsi perché la conoscenza non risulti sterile rimanendo fine a se stessa. Certo, consequenzialità della conoscenza sono attività ed operatività non ne-cessariamente coniugate al futuro, ma anche non esclusivamente al presente. Si po-trebbe dire, tentando una sintesi, operatività nel presente con lo sguardo al futuro. La previsione sociale infatti non si perde in elucubrazioni cervellotiche di possibili futuri, bensì si esercita nella descrizione di scenari futuri perché il presente e le decisioni del presente tengano conto del futuro possibile e desiderabile. A questo punto occorre por-re il problema della valenza etica della previsione sociale e le implicazioni etiche che sono alla base dell'attività previsionale.
La previsione è un tentativo di ridurre i margini dell'imprevisto e di esorcizzar-lo: un modo di porsi di fronte ai mutamenti per eliminare l'ansia che ne consegue. La capacità di prevedere manifesta la possibilità di reale dominio sul tempo e sulle cose, mentre il sapere ordinare le cose in vista degli obiettivi da raggiungere ne testimonia la saggezza.
La previsione non offre conoscenze sicure sul futuro, non vuole dire cosa suc-cederà, ma che cosa bisogna fare oggi per raggiungere determinati obiettivi o evitare catastrofi nel futuro. E D.Bell afferma che "...la funzione della previsione non è quella di fornire strumenti atti ad influire sulle condizioni sociali, ma quella di allargare il campo della scelta morale. Le scienze sociali, quando prescindono da questo impegno normativo, diventano una mera tecnologia e non più una disciplina umanistica" .
Appare evidente che la pratica previsionale assuma e si definisca per il suo ca-rattere normativo. La presenza di obiettivi e di fini legittima la previsione che, appare, appunto, come un'occupazione gratuita e contemplativa se non è messa in rapporto con un piano e un programma teso al raggiungimento di obiettivi. La previsione si dice "normativa" "quando è sviluppata in vista di determinati fini" .
Il problema degli obiettivi assume una importanza cruciale. Ma questi obiettivi, che non sono altro che i potenziali futuri, scelti tra i possibili alternativi, vengono commisurati con i valori dei soggetti, protagonisti e destinatari di quel futuro. La pro-gettazione del futuro esige un riscontro con i valori fondamentali dell'uomo.
La dimensione umana e sociale della previsione significa che essa non può non tener conto dell'uomo concreto, immerso in una particolare cultura, a sua volta facente riferimento ad una particolare sistema di valori.
La costruzione di scenari, che rappresentano una metodologia e una modalità di fare previsione, comporta sempre una pluralità di scenari alternativi che rispondano alle aspettative dei soggetti e che riflettano la diversità dei valori e del loro quadro di riferimento.
Chi fa previsione sa di dovere costruire scenari di "futuri possibili" e di "futuri desiderabili"; l'intreccio di "possibilità" e di "desiderabilità" libera la previsione dal rischio delle costruzioni oniriche fantasiose e le consente di orientare le decisioni del presente verso obiettivi migliorativi e di qualità.
Se ce ne fosse ancora bisogno, una ulteriore spinta verso una considerazione della valenza etica che assume lo studio del futuro nell'ambito della sociologia provie-ne dal dibattito attuale intorno alle riforma dello stato sociale. Le connessioni infatti della sociologia con le politiche del welfare pone con forza il problema morale per il sociologo di non guardare con indifferenza e con atteggiamento neutrale verso le azio-ni consequenziali e verso i programmi di politica sociale.
Pierpaolo Donati avverte che nei confronti del Welfare "lo scenario di proposte che oggi troviamo sul tappeto è piuttosto povero" . La necessità di inventare il nuovo welfare per il 21° secolo richiede di fare un salto verso il futuro, ma prendendo le de-cisioni oggi per raggiungere obiettivi chiaramente individuati per garantire il benessere delle future generazioni, nei cui confronti società (e sociologi) hanno compiti e impe-gni di non poco momento.




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