Prof. Everardo Minardi
Sociologia Generale

L’evoluzione dell’orario del "calcio d’inizio" nel moderno gioco del calcio. Verso un’economia politica della notte.

di Roger Penn(*)

"Due teorici non possono avere la stessa visione di ciò che rende centrale la dimensione del tempo nella teoria sociale"

B. Adam, Time and Social Theory, p. 14

 
L'analisi sociologica sta attraversando un momento di intenso cambiamento. Il vecchio paradigma dello struttural-funzionalismo e del positivismo è crollato e una gran quantità di nuove prospettive è in vivace competizione nel campo dell'indagine accademica. Per certi aspetti ciò risulta essere tanto eccitante quanto stimolante. Non vi è un canone univoco ed i modelli "ortodossi" si sono disintegrati con passo accelerato. Tuttavia questa situazione pone problemi al lavoro empirico. Tutto il mondo sembra essere in cambiamento. Nulla appare essere immobile in un mondo caratterizzato dall'instabilità. Come iniziare, allora, ad analizzare tali mutamenti?

Il presente contributo nasce da un progetto attualmente in corso alla Lancaster University, che sta esaminando lo sviluppo del calcio europeo con particolare riguardo a come le squadre di calcio inglesi si stiano evolvendo in organizzazioni che in maniera crescente coinvolgono il contesto internazionale nelle loro attività.

In quanto parte integrante del progetto, è stato messo a confronto il gioco del calcio in Gran Bretagna come tradizionale attività sociale con la situazione che si è venuta sviluppando particolarmente negli anni '90. La nostra prospettiva può essere letta entro l'arena dell'economia politica sebbene si tratti di un'economia politica strettamente legata alle idee sociologiche. Tale approccio è stato altrove sottolineato (si veda Penn, 1988 e 1990a) ed include una sintesi delle idee economiche post marxiste, la teoria sociologia post weberiana e lo strutturalismo storico.

Gli aspetti centrali di questo approccio possono essere qui sinteticamente riassunti. In primo luogo, lo studio del mutamento sociale è intrinsecamente di tipo storico. In secondo luogo, ogni analisi deve verificare l’importanza ed il significato delle strutture profonde, delle congiunture a breve termine e degli eventi immediati entro un contesto empirico: tali elementi non possono essere decisi in base a principi a priori. In terzo luogo le società moderne nelle loro caratteristiche essenziali sono di tipo capitalista ma, in base alla critica teoretica di Marx proposta da Sraffa (1960), non vi è una tendenza di lungo periodo che indichi il crollo del capitalismo. In verità, il capitalismo è un modello di organizzazione sociale ed economica straordinariamente versatile. Infine, in base a quanto suggerito da Weber, è evidente che diverse entità hanno diverso potere nel mercato. Imprenditori capitalisti, classi professionali e manageriali ed operai specializzati hanno tutti accesso alle risorse che li rendono relativamente avvantaggiati all’interno del mercato di stampo capitalista, certamente quando esso è confrontato con mercati caratterizzati da lavoro manuale non qualificato.

In questo saggio l’attenzione si focalizza sulle cause e sulle conseguenze del mutamento delle dinamiche del tempo nel gioco del calcio. Vi è stato un sensazionale cambiamento nell’uso del tempo legato alle partite di calcio in Gran Bretagna negli ultimi cinquanta anni. Lo scopo del presente scritto è di descrivere le caratteristiche di questo mutamento e di valutarne l’impatto sociale, sia in termini di produzione che di consumo di una delle più importanti attività di tempo libero in Inghilterra.

In Gran Bretagna la partita di calcio "tradizionale" si svolgeva nel
pomeriggio. Il calcio di inizio era fissato alle ore 15.00, generalmente nella giornata del sabato. Questo modello sicuramente è stato convenzionalmente stabilito tra gli anni 1880 e 1890, con l’avvento delle partite di calcio di campionato, ed era volto a soddisfare le esigenze di tempo libero dei lavoratori manuali di sesso maschile, molti dei quali terminavano il lavoro all’ora di pranzo del sabato. Tuttavia, la passione della classe operaia per il calcio non deve essere rappresentata in maniera esagerata. Gli appassionati di calcio spesso viaggiavano in treno per seguire le partite in trasferta, in luoghi anche parecchio distanti dalle proprie città di provenienza, e questo suggerisce una base sociale alquanto più larga di quanto non appaia tra gli operai, i "colletti bianchi" e gli strati sociali più alti.

In realtà le partite di coppa della Football Association (F.A.), che venivano giocate nell’orario tradizionale delle tre del pomeriggio del sabato, erano ripetute la settimana seguente nei pomeriggi di mercoledì o giovedì. La squadra di calcio dello Scunthorpe, per esempio, nei primi anni cinquanta ripeteva le proprie partite il giovedì pomeriggio, in coincidenza con la chiusura dei negozi nella città. Viene fortemente sottolineato il fatto che la chiusura dei negozi in una città volesse esonerare dal lavoro commessi e negozianti piuttosto che operai, e che questo fatto indichi la natura problematica dell’affermazione secondo cui il calcio fosse in quel periodo uno sport esclusivamente per la classe operaia.

Nondimeno, per la maggior parte degli ottanta anni che seguirono il 1880, il calcio professionista costituì un evento costante della vita sociale dei paesi e delle città dove veniva giocato; divenne infatti un rituale tradizionale. Giovani e adulti lasciavano la casa o il lavoro a mezzogiorno del sabato per riunirsi nei bar per l’aperitivo che precedeva l’incontro per poi accalcarsi nello stadio dalle due del pomeriggio in poi. Gli incontri di calcio di campionato e le partite di coppa si svolgevano contemporaneamente: tutto cominciava alle tre pomeridiane e si concludeva intorno alle cinque del sabato pomeriggio. Come Hobsbawn e Ranger (1983) hanno dimostrato, le tradizioni sono costruzioni sociali (o, in base alle loro parole, "invenzioni" sociali), ma diventano parte di un ordine naturale relativamente veloce.

Un confronto con l’attuale calcio inglese si rivela impressionante. Ora le partite si svolgono ogni sera della settimana (ad eccezione ancora della domenica) ed il sabato pomeriggio non suscita più la stessa risonanza all’interno della cultura popolare. La stagione passata ha dato prova che le partite di calcio del principale campionato inglese venivano giocate la domenica nel pomeriggio o nella prima serata, così come il sabato mattina ed il lunedì sera. La Champions League europea si svolge il mercoledì sera, la coppa UEFA il martedì e la European Cup-Winners Cup il giovedì. Le partite di coppa della F.A. si svolgono la domenica ed il lunedì, così come nel tradizionale pomeriggio del sabato e le repliche si giocano esclusivamente di sera durante la settimana. Le partite di calcio di campionato interferiscono inoltre con gli altri "calci di inizio" serali infrasettimanali. La tradizionale distribuzione del tempo di questa popolare attività di leisure è stata degradata e molti dei più importanti incontri della stagione si sono allontanati dal loro tradizionale appuntamento. Numerosi tifosi si lamentano di tali cambiamenti ed evocano nostalgicamente un più remoto periodo in cui tutto era prestabilito e seguiva una "inevitabile, naturale" ritmizzazione.

Le ragioni di questo cambiamento sono numerose e strettamente interconnesse, ed includono gli sviluppi tecnologici e finanziari così come la crescente centralità della televisione nel determinare gli odierni modelli di utilizzo del tempo libero.

I mutamenti iniziarono a metà degli anni cinquanta. Nel 1956 i riflettori da campo vennero legalizzati per il campionato di calcio e per le partite di coppa sia in Inghilterra che in Galles. Contemporaneamente fu inaugurata la coppa europea, per essere presto seguita dalla Inter-City Fairs Cup (precursore della coppa UEFA) e dalla European Cup-Winners Cup. Nessuna di queste partite veniva giocata il sabato pomeriggio; al contrario, grazie all’utilizzo dei riflettori che consentivano un’illuminazione a giorno, si svilupparono rapidamente le partite serali infrasettimanali. Nel 1960 il campionato di calcio fu introdotto in Inghilterra e nel Galles in competizione con le partite di coppa della F.A. ed anch’esso veniva giocato durante la settimana sotto i riflettori da campo.

Nel 1961 il massimo compenso pagato ai giocatori di calcio venne abolito e immediatamente dopo la BBC lanciò il Match of the Day che diede rilievo alle partite di campionato e di coppa del sabato. Dal 1970 sia la BBC che la ITV diedero ampio spazio alla programmazione delle partite nelle giornate infrasettimanali, trasmettendo sia gli incontri europei che quelli del campionato di calcio inglese.

Durante gli anni sessanta e settanta i compensi pagati ai giocatori cominciarono a crescere rapidamente, così come le spese per le trasferte. Il numero di ingressi a pagamento negli stadi per le partite di campionato precipitò e la competizione e rivalità tra le varie coppe offrì l’opportunità per aumentare il numero di spettatori attraverso l’aumento della trasmissione di incontri di calcio serali durante la settimana lavorativa. Fino a quel momento i parametri finanziari erano rimasti essenzialmente gli stessi, mentre gli accordi televisivi avevano generato una crescente percentuale di reddito ricavato dalle squadre. Chi paga ha il diritto di essere servito come vuole! La rete televisiva Sky, che deteneva l’esclusiva dei diritti di trasmissione della Premier League, utilizzò il proprio potere economico per spostare un numero crescente di partite di grande richiamo dal sabato pomeriggio al lunedì sera e, in misura minore, al tardo pomeriggio e alla prima serata della domenica. Gli effetti e le conseguenze sulla produzione legata al mondo del calcio sono stati sensazionali. La Blackburn Rovers, per esempio, impiega 400 stewards nei giorni di partita, così come diverse dozzine di hostess. Le compagnie di ristoro degli stadi impiegano circa 70 persone per servire cibo e bevande prima del "calcio di inizio" e durante l’intervallo tra i due tempi, il punto vendita della squadra impiega 12 persone, mentre altre 14 sono occupate nella vendita dei biglietti. Per tutte queste persone la settimana lavorativa è diventata più incerta, meno prevedibile e decisamente più condizionata dalla domanda esterna della televisione satellitare e dal potere della squadra
stessa. Quanto appena descritto rappresenta un semplice aspetto di una più ampia tendenza verso il costituirsi di un orario di lavoro flessibile, non standardizzato, riscontrabile in maniera particolare nel settore dei servizi (si veda Akinsons e Meager, 1986).

L’introduzione dell’orario di apertura prolungato per i negozi ha portato al collasso della settimana lavorativa standardizzata degli esercenti al dettaglio (si veda Penn e Wirth, 1993; Penn, 1995). Sempre meno commercianti lavorano a tempo pieno dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio e sempre più invece lavorano part-time o di sera, tra le cinque del pomeriggio e le dieci. Lo stesso è accaduto nel settore delle telecomunicazioni. Il "rimodellamento" del lavoro alla British Telecom (B.T.) dopo lo sciopero nazionale del 1987 ha fatto sì che un maggiore numero di ingegneri dovesse lavorare la sera o il sabato (si veda Penn, 1990b).

Questa crescente flessibilità dell’orario di lavoro è parte di un più ampio complesso di mutamenti sociali che includono l’aumento del numero di divorzi, il calo delle nascite all’interno del matrimonio e lo sviluppo di una vasta gamma di tipologie familiari.

Tale "de-tradizionalizzazione" del tempo (si veda Giddens, 1994) nel settore del calcio è certamente guidata dalla natura capitalista delle squadre e delle società proprietarie dei mezzi di informazione che, in maniera crescente, le dominano.
L’aumento dei costi dei giocatori e degli stadi ha inesorabilmente portato le squadre di calcio a divenire parte dell’industria del tempo libero e dell’intrattenimento. Gli stadi devono essere utilizzati più che per le tradizionali ventuno partite fissate nel calendario del campionato di calcio e per i due incontri stagionali delle partite di coppa della F.A.

Paradossalmente, una delle forze motrici della "de-tradizionalizzazione" della distribuzione del tempo nel campo del calcio è stato l’aumento dell’ascolto televisivo serale e della domenica pomeriggio. Vi è quindi un’intrinseca dialettica tra le aspettative di stampo tradizionalista ed il comportamento del pubblico televisivo appassionato di calcio e la de-tradizionalizzazione della sua solida struttura.

Non vi è dubbio che la perdita di "tradizione" legata alla nuova programmazione di un grande numero di partite sia stata guidata dalla natura capitalista delle squadre di calcio e dalle organizzazioni mediali che le finanziano e controllano. Tuttavia, questi mutamenti non pongono un’equazione tra la distruzione della tradizione e lo sviluppo capitalista in sé; piuttosto sottolineano l’emergere di una nuova forma di attività di stampo capitalista entro la sfera del calcio. La ricerca di più ampi ricavi ha trasformato la struttura del gioco ed è strettamente connessa con la fase di internazionalizzazione del calcio che ha raggiunto il suo apice durante i mondiali del 1998.

In particolare questi cambiamenti hanno alterato la distribuzione del tempo di una delle più importanti attività di tempo libero in Gran Bretagna degli ultimi quaranta anni e, contemporaneamente, hanno rivoluzionato le condizioni di lavoro per un crescente numero di persone che operano all’interno di questo settore dell’industria del tempo libero. Il fatto stesso che non vi sia stato un conflitto significativo tra le squadre ed i lavoratori in relazione a tali cambiamenti illustra e conferma il potere relativo che le prime possiedono nel moderno mercato del lavoro.
 
 

Riferimenti bibliografici

Adam, B. (1990), Time and Social Theory, Oxford, Polity

Atkinson, J. E Meager, N. (1986), Changing Working Patterns, London, NEDO

Giddens, A. (1994), "Living in Post-Traditional Society", in Beck, U., Giddens, A. e Lash, S., Reflexive Modernization, Oxford, Polity

Hobsbown, E. e Ranger, T. (1983), The Invention of Tradition, Cambridge, Cambridge University Press

Penn, R. (1988), "Technology and Work Organization", Sociologia del Lavoro,
Vol. 35-36, Milano, Angeli

Penn, R. (1990a), Class, Power and Technology, Oxford, Polity

Penn, R. (1990b), "Skilled Maintenance Work at British Telecom", Technology Work and Employment, Autumn

Penn, R. (1995), Flexibility, Skill and Technical Change in UK Retailing", Service Industries Journal, 15, 3

Penn, R. e Wirth, B. (1993), "Employment Patterns in Contemporary Retailing", Service Industries Journal, 13, 4

Sraffa, P. (1960), The Production of Commodities by Means Commodities, Cambridge, Cambridge University Press


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