Prof. Everardo Minardi
Sociologia Generale

Lezione del 28 ottobre 1998
 

PAROLE DI FILOSOFIA NELLA SOCIOLOGIA

Il razionalismo e lo storicismo

La parola che analizzeremo in questa quarta lezione è: valore. Attraverso l’interrogativo "il sociologo: scienziato o politico?", tratteremo del razionalismo, dello storicismo e del primato della ragion pratica in Kant al fine di introdurre i concetti sociologici di: natura, spirito (cultura), monismo positivistico, spiegare, comprendere, scienza nomotetica, scienza idiografica, differenza fra giudizio di valore e relazione con il valore.

Il metodo di questa lezione farà uso del problem finding secondo la tecnica comunicazionale del Metaplan. Partiremo dall’analisi di un brano dell’Etica, sociologia e lavoro sociologico: una strategia di riflessività per la ricerca e l’intervento sociale, del prof. Minardi che afferma a proposito delle regole per il lavoro sociologico dei tecnici (operatori sociologici): <E’ nostra opinione che sia necessario impostare una riflessione su questo argomento non sul lato dei contenuti paradigmatici e metodologici della disciplina e, quanto piuttosto sulle implicazioni tipiche che il problema dei valori nella conoscenza e nella ricerca sociologica pone al lavoro dei sociologici, collocati soprattutto nei contesti diversificati della pianificazione e dell’amministrazione sociale>(pag.23).

Introdurremo la difficoltà epistemologica tuttora esistente nelle scienze sociali per individuare quale problema esse incontrano nella ricerca, mediante un interrogativo: "E’ ancora possibile parlare della teologia come scienza?" Questa domanda apre l’indagine sullo statuto epistemologico della teologia. La risposta sembra, a prima vista, essere negativa se vogliamo attenerci al concetto di scienza al quale oggi, abitualmente siamo abitualmente si fa riferimento. Inoltre, la teologia si fonda sulla fede in Dio che si rivela e quindi si basa su un dato rivelato, non dimostrabile e non dimostrato, essa non può pertanto essere una disciplina di tipo sperimentale, nel senso galileano. La teologia poi, non si serve della matematica, ma del linguaggio analogico della metafisica, dunque.... Secondo voi che cosa si deve fare? Le soluzioni che apparentemente si propongono sembrano essere due: 1) trasformare la teologia in scienza sperimentale; 2) formulare un’altra definizione di scienza sperimentale.

Verso la fine dell’800 sorgono due tendenze antipositivistiche: il neokantismo e lo storicismo tedesco. Pur in modo diverso, entrambe queste due correnti pongono la necessità di una distinzione delle scienze contro il monismo positivistico. Le scienze della natura sono nomotetiche, perché hanno lo scopo di definire leggi universali; le scienze dello spirito sono idiografiche in quanto sono dirette alla comprensione dei valori che muovono gli attori storici. Dilthey riassume questo dibattito nella famosa frase <Noi spieghiamo la natura, comprendiamo la vita psichica> (Introduzione alle scienze dello spirito, 1979, 139).
 
 

Ritornando al nostro quesito iniziale, il dibattito storicista ci dice che vi sono due scienze: quelle della natura e quelle dello spirito. La teologia è una scienza dello spirito? Dio può essere oggetto di esperienza? Che cos’è l’esperienza? Che cosa si deve intendere per esperienza cristiana? La risposta a questi interrogativi ci aiuterà a formulare il problema che cercavamo e che costituisce l’analisi dell’affermazione del prof. Minardi sopra citata. La scienza dello spirito si occupa dei valori senza emettere delle valutazioni. Essa non fa ideologia, poiché ha come contenuto un sapere oggettivo. Ora, la teologia pare un sapere ideologico e quindi non oggettivo: la fede impedirebbe l’accesso ai non credenti. Lo sforzo di rispondere a queste difficoltà ci mette in evidenza il problema del mestiere del sociologo, cioè quello attinente alle aspettative o pre-giudizi su cui si strutturano gli esperimenti e quello della frammentarietà del sapere. Il sociologo si troverebbe di fronte due alternative: 1) fare il tecnico di una specializzazione anonima; 2) fare il profeta. Nel 1919, cosciente di tale dilemma, Weber fece una conferenza intitolata "La scienza come vocazione", proprio per dire fino a che punto sia facile fare l’apostolo, il profeta o il tecnico, anziché lo scienziato sociale.

Le parole sociologiche che ricaviamo da questa lezione sono le seguenti:

natura: ciò che può dare origine a leggi costanti ed universali, mediante il metodo matematico-causale.

spirito: momento successivo a quello della natura, costituente con essa un unico processo, diversificato solo a livello quantitativo.

monismo positivistico: la pretesa di una continuità fra le scienze naturali e le scienze culturali.

spiegare: vuole dire studiare un fenomeno dal punto di vista esterno, mediante una spiegazione causale. Precisamente si assumono una serie di casi individuali sotto leggi di natura (compresa la natura umana) assunte in via ipotetica.

comprendere: è una comprensione interna dell’oggetto di studio, mediante un intendimento del significato che si ottiene con l’interpretazione dell’esperienza vissuta dell’altro.

giudizio di valore: la sociologia è scienza dei valori, ma non è valutativa. Cioè, il sociologo non deve dire se un’azione è giusta o non giusta, ma deve evidenziare la valutazione degli agenti sociali con l’azione sociale studiata.

relazione al valore: il sociologo deve lasciare parlare la cosa oggetto di indagine, o meglio i valori che si mostrano in essa, non la propria ideologia.



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