coordinatore
Stefano Cifiello
responsabile scientifico
Everardo Minardi
marzo 1998
Equipe di ricerca
Area Bologna
Area Rimini
Area Parma
Area Reggio Emilia
1 - Un'avvertenza metodologica: Dopo i primi stentati inizi si stanno concentrando sul tema dell'immigrazione in Italia riflessioni teoriche e lavori di ricerca empirica. La ragione di un tale interesse è da ricercare nel fatto che in modo evidente, problematico e estremamente rapido si è creata in Italia un'emergenza immigrazione, anche se l'abusato termine "emergenza" ha assunto vari significati a seconda di chi se ne è fatto enunciatore.
Per questo oggi occorre preliminarmente porre due problemi metodologici che, una volta risolti, possono certo migliorare la qualità del lavoro di ricerca. Essi sono connessi alla specificità dell'oggetto di indagine e precisamente:
Una prima difficoltà, che si incontra quando si vuole studiare il fenomeno migratorio, è connessa al manifestarsi di un rumore di fondo nelle informazioni che i singoli soggetti immigrati forniscono alla riflessione dello studioso. Si rileva in queste informazioni una forte ambivalenza fra il desiderio di aderire alle richieste di collaborazione e la preoccupazione di esporsi ad attenzioni che, anche se percepite come non intrusive, hanno l'effetto di oggettivizzare in interpretazioni dei percorsi soggettivamente fondati.
Se da un lato è facile comprendere la "resistenza all'indagine", in quanto entra in gioco il timore che tali studi non siano altro che forme velate di controllo sociale da parte dell'autorità pubblica, più complesso è spiegare la volenterosa produzione (o meglio riproduzione), per l'inavvertito ricercatore della cosiddetta "storia triste", su cui ci educeva E. Goffman.
E' interessante, in questo senso, notare come la maggiore resistenza a farsi soggetti attivi in lavori di ricerca, che li riguardano, si manifesti in quei gruppi nazionali di più antica immigrazione e più ampia integrazione sociale. Questo ci fa supporre che l'assillante attenzione con cui si guarda al fenomeno dell'immigrazione extracomunitaria contribuisca, paradossalmente, a scavare un ampio solco fra gli individui e i gruppi già integrati e quelli che auspicano un "di più" di integrazione. I primi non sono disponibili ad essere considerati fenomeno da studiare in quanto non ne ravvisano un reale tornaconto essendo già dotati di potenzialità di inserimento; i secondi manifestano una maggiore apertura all'essere conosciuti/aiutati, ma per essi è ancora più forte il timore di esporsi allo sguardo dell'altro sentito come espropriante.
Occorre dunque sempre riconoscere che l'atteggiamento, il modo (anche non conscio) con cui l'oggetto di indagine si offre allo sguardo del ricercatore modifica non poco ciò che quest'ultimo può osservare.
1.2 - Un fenomeno a diverse velocità
Se quella illustrata risulta essere una prima difficoltà, che interviene quando ci si trova ad attuare studi sull'immigrazione, di ben maggiore interesse è un'altra particolarità di questo oggetto di indagine, non più legata al singolo soggetto osservato, ma al fenomeno nel suo complesso. Si deve, infatti, riconoscere che:
Il fenomeno immigrazione extracomunitaria in Italia va, in conclusione, studiato con metodiche che non siano, da un lato, troppo generiche e, dall'altro, troppo invasive.
Se non si presta la giusta attenzione, il rischio sarà quello di giungere:
Rispetto ai mutamenti che il fenomeno immigrazione produce sul sistema locale, di cui troppo spesso si mette in evidenza il carattere perverso e non controllabile, occorre in realtà valutare, con maggior attenzione analitica, anche l'impatto positivo che la presenza degli immigrati determina sulla realtà di insediamento.
2 - Le immigrazioni in "genere"
Non di meno gli studi finora condotti in Italia sono giunti ad alcune prime conclusioni, che qui di seguito esporremo.
L'attuale immigrazione extracomunitaria in Italia non si discosta molto da altre tipologie storiche di immigrazione (ad esempio quella euro-atlantica) per quanto concerne le motivazioni dei singoli immigrati. Il desiderio di un miglioramento economico e di una diversa qualità della vita sono le "molle" che da sempre attivano il processo migratorio. Certo, oggi possono intervenire anche "moventi" culturali: avere un lavoro più dignitoso, effettuare nuove esperienze di vita, sfuggire al controllo oppressivo della famiglia o della società di origine etc, ma in misura sempre limitata e secondaria rispetto alle due motivazioni principali.
Ciascun gruppo nazionale od etnico, può essere "classificato" in base alla minore o maggiore accettazione ed adeguamento ai moduli socio-relazionali del luogo di immigrazione. Tendenzialmente sembra possibile conoscere l'insieme dei valori, delle norme, delle modalità di vita di cui ciascun gruppo è portatore. Inoltre, tale insieme può essere riconosciuto come un vantaggio o uno svantaggio per la riuscita del processo migratorio, in quanto certi atteggiamenti e certe risorse "pagano" in ciascun diverso contesto più di altre.
Ciascuno immigrato (pur con le ovvie differenze di censo e di cultura) è dotato di un’enorme potenzialità e risorse, sia di progettazione di un percorso personale di integrazione, sia di relazione.
Esiste una precisa razionalità strumentale nella immigrazione. Questa mira alla massimizzazione dei propri utili personali o di gruppo, per cui difficilmente possiamo definire con Omero gli immigrati "foglie al vento".
Se si accettano questi assunti di base come comuni a tutte le forme di immigrazione i due elementi che stanno alla base del differenziarsi del progetto migratorio sono:
| Distanza geografica |
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| Bassa | Immigrazione sporadica esplorativa | Immigrazione di massa occasionale |
| Elevata | Permanenza lunga
(>10 anni) |
Immigrazione definitiva |
Se si esclude quella che abbiamo definito immigrazione sporadica esplorativa (vale a dire la presenza contingente nel territorio di gruppi di stranieri numericamente esigui), le forme di immigrazione numericamente significative sono due:
Col termine "migrazione primaria" intendiamo una tipologia di immigrazione diretta dalla nazione extracomunitaria ad una regione italiana, con "migrazione secondaria" un percorso di immigrazione che passa da altre regioni o da altri Stati prima di giungere in Emilia Romagna.
Utile rilevare che la forza attrattiva fondamentale che guida l'immigrazione extracomunitaria (sia di gruppo sia singola) in zone d'Italia a maggior sviluppo economico e sociale sia la condizione di maggior benessere che qui si incontra. Vale a dire che la decisione da parte di un immigrato extracomunitario di raggiungere l'Emilia-Romagna appare ben influenzata dall'immagine che la realtà produttiva e sociale emiliano-romagnola ha nelle altre regioni d'Italia e all'estero. Immagine che si può esprimere compiutamente nel concetto, anche se vago, di "grande benessere".
3 - Gli immigrati
Fin qui quanto si può trarre da una visione "esterna" del fenomeno immigrazione in Italia. Si tratta ora di abbandonare la dimensione semplicemente descrittiva ed esporre la dimensione cognitiva connessa all'esperienza migratoria: la "visione" dell'immigrazione dalla parte dell'immigrato.
La percezione che gli extracomunitari hanno della società industriale occidentale anche all'inizio della loro esperienza non è in sé assolutamente negativa. Essi sono ben consci, che la società industriale abbia ritmi diversi da quelli delle aree da cui essi sono partiti e non se ne stupiscono (Guidicini e Landuzzi 1993).
Durante l'immigrazione questa "visione" si modifica ampiamente, tanto che, nella maggioranza degli immigrati si rilevano differenze indicative fra l'immagine precostituita (quella prima dell'immigrazione) e quella che via via emerge durante la permanenza in terra straniera.
La concezione della vita degli occidentali è dagli immigrati, con il passare del tempo, prima solo accettata, poi si assistite ad un adeguamento ad essa. La maggiore difficoltà in questa trasformazione, le maggiori resistenze, si rilevano fra gli appartenenti a confessioni religiose "integraliste". L'adeguamento è in ogni caso superficiale e prende la forma dell'accumulo di denaro. Nel contempo, ciò che si vuole fare, il "progetto operativo" sul futuro, si fa via via più sfumato. Le mete diventano sempre più lontane e sempre più difficili da raggiungere.
Varie sono le situazioni, gli ambienti, le occasioni, attraverso le quali gli immigrati prendono visione della nuova realtà: il lavoro, gli amici, gli autoctoni favorevoli all'accoglienza etc. Per alcuni gruppi di immigrati si assiste al passaggio da una concezione comunitaria, fondata su rapporti fra pari, ad una concezione acquisitiva e individualista. Per altri gruppi, ad una situazione individuale e solitaria di immigrazione fa seguito una maggiore apertura agli autoctoni e una conseguente, possibile, integrazione, ma anche l'incontro con occasioni di maggiore esclusione e radicale rifiuto.
Nella maggior parte dei casi, più che di conflittualità con gli autoctoni si può parlare di indifferenza: due mondi che si ignorano reciprocamente. Gli immigrati si pongono spesso il problema di come difendere la propria specificità, e finiscono così per limitare le proprie disponibilità al dialogo e al confronto. Tanto più che i gruppi a maggiore apertura sull'esterno sono quelli che incontrano più numerose occasioni dirette di rifiuto e di scontro. Va poi considerato che alcuni gruppi di immigrati alle prese con relazioni poco espressive sembrano non distinguerle dall'aperta ostilità (Minardi e Cifiello 1991).
Gli appartenenti a gruppi "forti", con legami strutturati, sono quelli che, più di altri, si lamentano per lo scarso livello di accettazione di cui sono stati oggetto da parte dei residenti. Sono anche coloro che risultano meno disposti a venire a compromessi con chi sta loro attorno. A fronte di questa esigenza di difesa della specificità del gruppo, il fatto che il singolo si venga a trovare contingentemente coinvolto in specifiche organizzazioni inter-etniche, e i rapporti che egli riesce ad instaurare con la società locale, poco intaccano il legame profondo di appartenenza al gruppo di origine.
All'inizio del processo migratorio, all'emergere dell'ignoto, rappresentato dal "quotidiano", si contrappone l'immagine familiare, intima, penetrante di ciò che si è lasciato. Solo il passato ha per l'immigrato esplicite caratteristiche di "unità organica". Solo la società di partenza si presenta nel ricordo dei soggetti come portatrice di una profonda e sostanziale coerenza interna. La mitizzazione, che si attua, del mondo familiare lo descrive con caratteristiche di organicità, coesione e consequenzialità. Disordinato e frammentato, dominato da situazioni di ricorrente incoerenza tra le parti è invece quello di arrivo. Gli immigrati all'inizio cercano di mantenere "a tutti i costi" un collegamento con questo passato mitico. Ma, mentre opera una volontà quasi morbosa di non perdere i contatti, nel contempo l'immigrato nota che questi legami, pur permanendo, diminuiscono sempre più in spessore e consistenza. Col tempo le notizie della comunità di origine interessano sempre meno. Ma non solo. Anche le notizie relative alla vita quotidiana di chi è partito alla fine risultano sempre meno comprensibili ai parenti lontani. Sono le informazioni più significative, i fatti più scottanti, che dall'una e dall'altra parte vengono ormai taciuti o non sono più compresi (Guidicini e Landuzzi 1993).
Il denaro possibile, guadagnato o guadagnabile, non usato e utilizzabile, resta l'oggetto presente su cui si struttura e si sostiene la concretezza quotidiana dell'esperienza dell'immigrato che lavora. Tra un passato ormai lontano, e un futuro continuamente modificato dall'esperienza del presente, quindi progressivamente sempre più vago e indeterminato, il denaro guadagnato e accumulato è pagamento per un passato ormai perduto e promessa per il futuro come tale irraggiungibile. Allo stesso tempo e modo, nella relazione con gli autoctoni, il denaro è strumento ed occasione di semplificazione della relazione in quanto definisce nell'apparenza valori e credenze. L'immigrato "di successo" utilizza il denaro come vessillo dietro il quale occulta il senso di estraneità e impone la propria presenza. Va anche considerato, seguendo la lezione Weber, che il denaro disponibile e accumulabile diventa strumento di riprova del proprio successo proprio in quei gruppi nazionali o etnici in cui la religione e le pratiche ad essa conseguenti si manifestano ancora come strumenti di controllo sociale e quindi non consentono altra espressione della dimensione intima e soggettiva dell'individuo.
5 - Conclusioni
In riferimento a quanto finora emerso crediamo si debbano evitare sia ricerche troppo generiche, su fenomeni universalistici o tendenzialmente tali, sia troppo particolari sull'impatto di uno specifico gruppo etnico nella singola realtà locale.
In questo senso l'oggetto "principe" di uno studio sull'immigrazione non può essere che il gruppo etnico o nazionale, perché le caratteristiche socio-culturali di cui esso è portatore andranno indagate con precisone. Non di meno occorre fare emergere le caratteristiche del luogo di immigrazione, sia come potenzialità, sia come vincoli all'integrazione sociale.
D'altro canto occorre produrre un'indagine che sappia rilevare le particolarità del processo migratorio, salvaguardando sia la singolarità di ciascun percorso di immigrazione, sia il disegno complessivo che l'insieme di tali percorsi delinea.
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