di Roberto Gasparri e Francesca Lusenti
1. Il fenomeno immigratorio a Reggio Emilia: consistenza e dinamiche
1.1 Alcune premesse introduttive sulla questione dell’immigrazione extracomunitaria nella provincia reggiana
L’immigrazione di cittadini extracomunitari nella provincia e nel comune
di Reggio Emilia è un fenomeno sociale che si è
manifestato nel corso degli ultimi 10/15 anni, con un incremento a
partire dai primi anni novanta.
L’avvio decisivo dell’ulteriore processo di insediamento coincide, come
in gran parte dell’Italia del Nord, con
l’approvazione della Legge n. 39 del 28 febbraio 1990, più nota
come Legge Martelli, che "determina un processo
significativo di progressiva emersione del fenomeno migratorio dalla
clandestinità alla legalità" ().
I cittadini stranieri residenti (iscritti alle Anagrafi comunali) erano
2.380 al dicembre 1989; dopo la Legge Martelli, nei
primi sei mesi del 1990, si regolarizzarono circa 1.500 cittadini,
fino a quel momento certamente presenze sommerse. Nel
giugno 1992 i residenti erano circa 5.951.
Come mostra il grafico 1 (), che descrive l’andamento dell’immigrazione
di cittadini extracomunitari nella provincia
reggiana, è evidente nel corso di dieci anni un aumento notevole:
in particolare essi mostrano un aumento tendenzialmente
regolare fra il 1989 e il 1995 e un ulteriore incremento fra il 1995
e il 1997. Assistiamo in questo secondo periodo ai
primi ricongiungimenti familiari; va inoltre sottolineato l’afflusso
di immigrati da province limitrofe o da altre regioni, in
risposta ad una domanda di manodopera che in questa provincia si mantiene
elevata.
Da un’iniziale difficoltà da parte degli enti locali pubblici
a far fronte a tale incremento, ci si è mossi in questa provincia
sempre più in un’ottica di accoglienza verso gli extracomunitari,
affrontando a vari livelli i problemi tipici connessi al
fenomeno dell’immigrazione, da una parte cioè le questioni pratiche,
come la ricerca dell’abitazione e del lavoro, dall’altra
quelle riguardanti l’intera comunità locale, legate ai processi
di inserimento e di integrazione nella realtà reggiana.
Tutto ciò ha prodotto un buon impiego di risorse finanziarie
e umane, con l’attivazione di diversi servizi alla persona
realizzati da istituzioni pubbliche, ma anche private, che hanno trovato
un certo coinvolgimento nel tentativo di offrire e
garantire quelle prestazioni necessarie non solamente per la sopravvivenza
dello straniero extracomunitario in un paese
molto diverso da quello di provenienza, ma anche per favorire la convivenza
con la popolazione residente autoctona.
Di seguito (§ 1.2 e 1.3) si prenderà in esame l’andamento
statistico del fenomeno, utilizzando alcuni indicatori
fondamentali utili a comprendere la forma e la struttura del processo
di immigrazione extracomunitaria a Reggio Emilia e
provincia.
In conclusione (§ 2) si valuteranno gli aspetti qualitativi del
fenomeno, analizzando in particolare le politiche sociali attivate
dalle varie istituzioni, pubbliche e private, al fine di ottenere una
migliore accessibilità ai servizi di base nonchè agevolare
il
processo di integrazione degli immigrati.
1.2 Una valutazione quantitativa
Per inquadrare il fenomeno dell’immigrazione, all’interno del contesto
politico-sociale reggiano, si possono utilizzare alcuni
indicatori: la composizione dei cittadini extracomunitari per età,
genere e provenienza, nonchè la loro incidenza
percentuale sulla popolazione locale e la composizione familiare. Inoltre,
si possono osservare i dati dell’Ufficio del
Lavoro relativi agli avviamenti di lavoratori stranieri. I dati presi
in considerazione si riferiranno di volta in volta sia al
comune di Reggio Emilia, sia all’intera provincia.
1.2.1 Composizione dei cittadini extracomunitari (età, genere, provenienza, incidenza percentuale)
Tra i dati scelti per analizzare il fenomeno migratorio reggiano, quelli
di maggiore interesse riguardano la suddivisione per
fasce d’età, per genere e per area di provenienza.
I dati rivelano in verità un andamento del fenomeno che è
piuttosto tipico per il Nord Italia, con provenienze principali
dall’Africa, in una fascia d’età di giovani-adulti nel pieno
delle loro capacità lavorative, a sottolineare l’idea di un progetto
che si basa non su una volontà di insediamento permanente, ma
sul desiderio di ottenere un certo reddito che permetta un
rientro fruttuoso in patria.
Prendendo in esame gli ultimi due anni della nostra osservazione (1996
e 1997) si può vedere come il rapporto tra la
percentuale di donne e quella di uomini sia tendenzialmente costante,
con un rapporto di 1 a 2: nel 1996 la popolazione
maschile rappresentava il 60,96% della popolazione totale immigrata,
contro il 39,04% di quella femminile; nel 1997 i dati
sono di poco variati, con la componente maschile pari al 60,05% sul
totale, e quella femminile pari al 39,95%. E’
interessante osservare come le presenze femminili superino quelle maschili
nella fascia d’età 20-24 anni e siano molto
elevate anche nella successiva fascia 25-29 anni (cfr. tabelle 1 e
2).
Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, gli unici dati affidabili
che si possono al momento analizzare risalgono al
31/12/96 (). Da questi si rileva che 4.980 extracomunitari, pari a
circa metà del totale, sono residenti nel distretto di
Reggio Emilia. I restanti 5.118 risiedono, nell’ordine, nei distretti
di Guastalla (1.505), Correggio (1.290), Scandiano
(1.026), Montecchio (852) e Castelnovo Monti (445). Si nota inoltre
che le aree che vantano il più alto numero di
presenze extracomunitarie in termini assoluti sono le stesse anche
nei due anni precedenti ().
L’incidenza in termini percentuali sul totale dei residenti è
massima nel distretto di Correggio (2,94%, con un incremento
dello 0,44% rispetto al 1995) e minima nella zona di montagna (1,32%,
con un incremento dello 0,35% rispetto al 1995).
Ritornando ai dati relativi al 1997, riassunti nelle tabelle 1 e 2,
si osserva che le classi d’età predominanti sono quelle dai
25 ai 29 anni, quelle dai 30 ai 34 anni e quelle dai 35 ai 39 anni,
che costituiscono rispettivamente, con riferimento ai dati
provinciali, il 16,90%, il 20,36% e il 14,33% della popolazione, mentre,
con riferimento ai dati del Comune capoluogo,
costituiscono rispettivamente il 18,6%, il 21,7% e il 15,3%.
Interessante da considerare è, inoltre, la popolazione in età
scolare (da 0 a 18 anni): in questo gruppo rientrano, a livello
provinciale, 2.927 persone nel 1997, contro 2.458 nel 1996.
Prendendo in esame il dato 1997, dei 2.927 extracomunitari residenti
in età scolare, il 56,99% del totale, pari a 1.688
casi, è nato in Italia e il 43,01%, pari a 1.259 casi, è
nato all’estero: si registra un aumento crescente sia del primo gruppo
che del secondo. Il divario tra i nati in Italia e i nati all’estero,
sempre crescente negli anni precedenti, ha subito nel 1996
un’inversione di tendenza che, seppure molto contenuta, va a confermare
che l’aumento di popolazione immigrata è in
buona parte dovuto ai ricongiungimenti familiari.
Come mostrato dall’andamento delle provenienze negli anni ‘90 (cfr.
grafico 2), a Reggio Emilia la componente
predominante rimane quella marocchina con 1.041 residenti nel Comune
capoluogo, pari al 21,35% del totale della
popolazione immigrata, mostrando un incremento costante e incisivo.
Anche nell’intera provincia sono i marocchini a costituire il gruppo
più numeroso con 3.334 esponenti, pari al 28,09% sul
totale dei residenti immigrati.
L’Africa si conferma la principale area di migrazione verso la provincia
reggiana: in provincia i cittadini provenienti da
questo continente sono 6.537, pari al 55,08% della popolazione immigrata,
mentre nel Comune capoluogo sono 2.998,
pari al 58,9% della popolazione immigrata (cfr. grafici 3 e 4).
L’Asia rappresenta la seconda grande area di provenienza, con una maggioranza
della componente cinese e pakistana:
una caratteristica di questi gruppi di immigrati è quella di
essere composti molto spesso da persone che si muovono quasi
esclusivamente con la famiglia e che costituiscono comunità
con identità molto forti, e spesso anche piuttosto chiuse nei
confronti della comunità autoctona. Anche la loro distribuzione
territoriale è particolare in quanto si concentrano in alcune
zone, in particolare a Correggio, seguita da Reggio Emilia e Guastalla.
La terza grande area di provenienza è l’Europa extra Unione Europea.
E’ interessante osservare la composizione delle
provenienze da questa grande area: un peso abbastanza rilevante è
dato dalla componente albanese che in provincia è di
683 unità, il 5,75% del totale, mentre nel 1996 i presenti albanesi
erano 264, meno della metà rispetto all’anno
successivo. Nel Comune capoluogo l’andamento non è molto diverso:
nel 1996 i cittadini albanesi erano 282, nel 1997
sono 341.
Analizzando il dato relativo alle provenienze dall’ex-Jugoslavia (267
unità in provincia, pari al 2,25% del totale, e 73 unità
nel Comune capoluogo), si nota che il numero di immigrati è
considerevolmente inferiore rispetto a quello albanese. Ciò è
dovuto a due cause concomitanti: da un lato, la minore incidenza rispetto
al passato della crisi jugoslava, dall’altro,
l’aumento dell’immigrazione proveniente dall’Albania a causa della
recente crisi economica e sociale del paese.
Infine, la quarta grande area geografica è quella dell’America
centrale e meridionale, dalla quale provengono un totale di
589 persone (pari al 4,96% del totale) che risiedono nella provincia
e 300 persone (pari al 5,9% del totale) che risiedono
nel Comune capoluogo. Le principali componenti sono quella brasiliana
e dominicana; la prima è rappresentata da 114
persone in provincia e 50 nel Comune, la seconda da 141 persone in
provincia e 98 nel Comune.
I grafici 3 e 4, relativi alla provenienza degli immigrati residenti
nella provincia e nel comune di Reggio Emilia, sintetizzano
quanto sin qui osservato.
E’ altresì interessante esaminare come varia la componente femminile
all’interno dei gruppi di immigrati, a seconda
dell’area geografica di provenienza. L’area che si registra essere
quella a più elevata incidenza femminile è, in provincia,
quella dell’ex-Urss, con una percentuale di donne pari al 79,20% sul
totale degli immigrati provenienti da questa area,
seguita dall’America centrale e meridionale (71,13%), mentre quella
con minore rappresentanza femminile è l’Africa, con
una percentuale pari al 35,23% sul totale.
La situazione è praticamente la medesima se si confrontano i
dati riferiti al Comune capoluogo: l’incidenza femminile è più
alta nei paesi dell’ex-Urss (pari al 77,7% sul totale dei provenienti
da questa area), seguiti dall’America centrale e
meridionale (69,6%), mentre l’Africa è l’area con minore incidenza
femminile sul totale (35,52%).
1.2.2 La composizione familiare
Di seguito vengono descritte le caratteristiche inerenti allo stato di famiglia e allo stato civile degli immigrati.
Le tabelle 3 e 4 rappresentano sinteticamente lo stato civile degli
extracomunitari residenti rispettivamente nella provincia e
nel comune di Reggio Emilia. Si verifica la consistente prevalenza
della categoria di persone celibi/nubili rispetto ai
coniugati (cfr. più oltre).
La percentuale di donne sposate risulta essere superiore a quella degli
uomini, e ciò può rappresentare un collegamento
tra questi dati e l’aumento di matrimoni misti, in particolare tra
donne immigrate e cittadini italiani.
A questo proposito, facendo riferimento ai dati del 1997, relativi ai
matrimoni nel comune di Reggio Emilia, si rileva che il
numero dei matrimoni tra immigrati è relativamente basso (8),
mentre è più elevato quello dei matrimoni misti (45) che
rappresenta circa il 10% dei matrimoni celebrati nel complesso tra
cittadini residenti nel comune. Di questi 45 matrimoni
misti, 14 sono contratti da donne italiane e uomini extracomunitari,
31 da uomini italiani e donne extracomunitarie.
In conseguenza di ciò, è in aumento anche il numero di
figli nati da coppie miste, incidendo positivamente sull’indice di
fecondità globale della città.
Analizzando i nuclei familiari degli immigrati, formati da uno o più
componenti, sposati o conviventi, risulta che in provincia
essi sono in totale 5.319, così costituiti: 2.353 nuclei formati
da un solo componente, 831 formati da due componenti,
1.473 formati da tre o quattro componenti e 662 formati da più
di quattro componenti.
Questi dati, assieme a quelli che si evincono dalla tabella 5, relativa
alle tipologie familiari presenti nel comune di Reggio
Emilia, confermano ulteriormente che la percentuale di coloro che sono
inseriti in un contesto familiare più o meno ampio è
inferiore a quella di persone che vivono da sole. Queste ultime rappresentano
quella parte ampia di popolazione immigrata
in Italia che lavora per mantenere la famiglia rimasta nel paese di
origine, e che quindi progetta un ritorno in patria nel
breve periodo.
Un dato comunque importante da sottolineare è che, nonostante
la prevalenza di nuclei formati da persone singole, si è
tuttavia verificato negli ultimi due o tre anni un considerevole incremento
dei nuclei composti da tre o quattro persone.
Un ultimo indicatore importante da analizzare è quello legato
alla presenza dei figli. I dati rappresentativi sono al momento
solo quelli relativi al comune di Reggio Emilia (). Da questi emerge
che le coppie di extracomunitari con un figlio sono
239, corrispondenti al 47,0% sul totale di coppie extracomunitarie
con figli (mentre quelle reggiane sono 10.917,
corrispondenti al 57,0% sul totale di coppie reggiane con figli); le
coppie con due figli sono 179 (35,2%), contro le 6.780
coppie reggiane (35,4%); quelle con più di due figli sono 90
(17,7%), contro le 1.448 coppie reggiane (7,6%).
Come probabilmente ci si poteva aspettare, le famiglie immigrate hanno
percentualmente un numero più elevato di figli
rispetto a quelle reggiane, e questo è un dato influente, soprattutto
in proiezione futura, in quanto determina una certa
variazione positiva nell’indice di natalità della popolazione
residente a Reggio Emilia e provincia.
1.3 La situazione lavorativa
Se, come detto, la presenza di immigrati nel Mercato del lavoro reggiano
è un fenomeno che si è ormai da tempo
consolidato, lo stesso non si può dire delle assunzioni lavorative
regolari; quelle cioè effettuate tramite legale avviamento
lavorativo con registrazione presso gli uffici di competenza.
La situazione è sicuramente migliorata nel corso degli anni,
grazie anche a leggi sempre più severe che hanno tentato di
produrre una regolarizzazione dell’immigrazione, e che cercano tuttora
di arginare il problema della clandestinità legata alla
mancanza di permesso di soggiorno. La regolarizzazione nel campo del
lavoro è uno strumento per evitare di incentivare
una situazione di clandestinità comunque diffusa in Italia.
Le assunzioni di lavoratori extracomunitari rappresentavano nel 1985
meno dell’1% del totale degli avviamenti lavorativi
provinciali, toccando la punta massima nel 1990 con il 6,1% e attestandosi
al 4,6% nel corso del 1996 ().
La presenza di lavoratori immigrati extracomunitari interessa tutti
i settori produttivi, in particolare il comparto industriale
(metalmeccanica, fonderia, edilizia), ma anche l’agricoltura, la cui
dinamica è particolarmente condizionata dall’andamento
economico e produttivo complessivo, nelle sue alterne fasi di espansione
e di crisi. Inoltre, nella maggioranza dei casi
questa presenza si concentra nelle mansioni meno qualificate del processo
produttivo, e ciò spesso indipendentemente
dalla qualifica professionale o dalla scolarità in possesso
del lavoratore extracomunitario.
Si può dire che questo lavoratore venga considerato come un "lavoratore
di riserva", da utilizzarsi per quelle mansioni o in
quelle fasi produttive che non trovano disponibilità sul Mercato
del lavoro locale.
Un’ultima considerazione sui dati: essi si riferiscono al numero di
avviamenti lavorativi complessivamente effettuati nel
periodo considerato, e possono perciò comprendere anche più
avviamenti per la stessa persona. Manca infatti una
modalità di rilevazione che consenta di avere un monitoraggio
tempestivo sugli extracomunitari effettivamente occupati sul
territorio.
Come mostra la tabella 6, nella provincia di Reggio Emilia nel corso
del 1996 sono stati regolarmente avviati al lavoro
1.906 cittadini extracomunitari, di cui 1.552 maschi e 354 femmine.
Il settore produttivo prevalente è l’industria con 1.137 avviamenti
(pari al 59,7% del totale), seguito dai servizi (26,4%) e
dall’agricoltura (13,9%). La distribuzione tra questi settori non è
però omogenea nei due sessi: per le donne il principale
sbocco occupazionale è nei servizi, mentre per gli uomini è
nell’industria.
L’avviamento avviene nella stragrande maggioranza dei casi con la qualifica
di operaio generico (75,0%) e operaio
qualificato (17,7%). Gli apprendisti rappresentano il 5,5%, mentre
solo l’1,8% risulta assunto come impiegato.
Con riferimento al titolo di studio, il 73,8% degli avviati non ne possiede
alcuno, il 24,2% ha terminato la scuola
dell’obbligo e solo il 2,0% è in possesso di un diploma o di
una laurea. Le donne mostrano un maggiore livello di
scolarità.
Dei 1.906 avviamenti al lavoro di cittadini extracomunitari effettuati
nel 1996, 868 (pari al 45,6%) sono stati realizzati
tramite forme contrattuali particolari: il 9,1% con contratti di formazione-lavoro,
il 29,9% con contratti a tempo
determinato (stagionali, occasionali, etc.) e il 6,6% con contratti
a tempo parziale.
Un ultimo dato da considerare è la fascia d’età dei lavoratori:
in particolare è da sottolineare il fatto che oltre il 60% di
questi ha più di 29 anni, e che rispetto all’anno precedente
si registra un aumento nelle assunzioni di giovani
extracomunitari con meno di 18 anni.
2. Verso una politica di integrazione
2.1 Le politiche sociali e i servizi alla persona rivolti ai cittadini extracomunitari
In questa seconda parte del lavoro, verranno presi in esame gli aspetti
più strettamente qualitativi del fenomeno migratorio
locale, cercando perciò di capire come vivano gli immigrati
nella città e nella provincia di Reggio Emilia.
Questo tentativo è volto a cogliere l’insieme di politiche sociali
rivolte alla persona, e nello specifico all’immigrato
extracomunitario, che le varie istituzioni, pubbliche e private, hanno
attivato al fine di fornire una migliore accessibilità ai
servizi di base o di permettere una reale integrazione tra le due culture
diverse, quella autoctona e quella degli immigrati.
Il primo aspetto da considerare è perciò relativo al tipo
di servizi di base che vengono garantiti; come viene effettivamente
aiutato, consigliato, indirizzato l’immigrato appena entra in contatto
con le istituzioni?
Innanzitutto, guardando ad un aspetto puramente pratico, ma estremamente
importante, l’immigrato necessita di servizi
primari come l’assistenza, la casa e il lavoro. Il cittadino straniero
si reca nei Centri di prima accoglienza, a volte gestiti
anche da Cooperative private, che forniscono assistenza di vario tipo
cercando di rispondere ai bisogni più urgenti.
Queste strutture di prima accoglienza costituiscono ormai una costante,
essendo presenti in quasi tutte le città.
Differente è il discorso per le vere e proprie politiche sociali
e culturali rivolte agli immigrati: la messa in pratica di queste
politiche infatti è in grado di caratterizzare il rapporto che
si crea tra la comunità straniera e quella locale, e di influire
sulla
"qualità della vita" degli immigrati.
Reggio Emilia da questo punto di vista risulta essere piuttosto attiva
nel cercare di raggiungere un buon livello di
integrazione e conoscenza reciproca tra le due comunità. Nelle
pagine seguenti si cercherà di evidenziare e analizzare
l’insieme di iniziative e progetti avviati negli ultimi anni, la cui
quantità è abbastanza consistente.
Le principali aree di intervento nelle quali si è dato avvio
a diversi progetti sono le seguenti: a) la conoscenza e l’analisi del
fenomeno migratorio nella realtà locale; b) l’informazione;
c) la comunicazione e l’educazione interculturale; d) la
formazione linguistica e sociale; e) la formazione professionale; f)
le intese interistituzionali.
a.La conoscenza reale e approfondita del fenomeno migratorio
nella sua totalità ha l’obiettivo primario di consentire
agli "addetti ai lavori" (politici, amministratori,
operatori, etc.) di programmare e mirare al meglio i propri interventi
e
di stimolare il superamento di stereotipi
e pregiudizi che spesso influenzano la percezione del fenomeno. A questo
proposito sono state realizzate indagini annuali
sulla dimensione del fenomeno a Reggio Emilia e provincia, sui
frequentanti i corsi di lingua italiana, sugli
iscritti alle liste di collocamento, sui livelli di scolarità dei
bambini nella
scuola dell’obbligo, sui percorsi dell’immigrazione
femminile.
b.L’informazione rappresenta un punto cruciale nel processo
di inserimento del cittadino immigrato, il quale molto
spesso si scontra con problemi pratici come
la scarsa conoscenza del nuovo contesto di vita, la comunicazione
faticosa per ragioni linguistiche e culturali,
la difficoltà ad orientarsi tra le varie istituzioni, i servizi
pubblici, etc. A ciò
si aggiunge il fatto che molto spesso le informazioni
date sono in lingua italiana e vengono utilizzati strumenti e
media poco accessibili agli immigrati.
Si è cercato a Reggio Emilia allora
di agire modificando alcune modalità comunicative, attivando anche
canali
specifici come le associazioni di immigrati,
i centri di accoglienza, i sindacati e il volontariato. Seguendo questo
obiettivo si sono realizzati piccoli vademecum
sull’informazione e la comunicazione con l’utente straniero.
Nasce anche un giornale periodico sull’immigrazione,
"Pianoforte", redatto in quattro lingue (italiano, francese,
inglese e arabo). Questo giornale, con una
tiratura di 4.000 copie e distribuito in abbonamento postale agli
immigrati residenti, alle scuole, alle biblioteche,
ai Comuni, alle USL, alle associazioni di volontariato etc, vuole
assicurare l’informazione agli immigrati sui
diritti e sulle modalità di accesso al lavoro e ai servizi del territorio,
nonchè l’aggiornamento sui principali
aspetti legislativi; vuole inoltre dare voce e spazio alle associazioni
di immigrati
o a singoli cittadini per favorire il dialogo
con la città.
Un altro progetto che persegue i medesimi obiettivi,
è quello della realizzazione di una "Guida per le donne
immigrate", come strumento di informazione
e orientamento rispetto a diverse problematiche: l’ingresso in Italia e
i
ricongiungimenti familiari, il diritto alla
salute e l’accesso ai servizi sanitari con particolare riferimento ai Consultori
familiari, i servizi per la prima infanzia,
i diritti della donna lavoratrice e così via.
c.La capacità di comunicazione fra le diverse culture
di appartenenza è una condizione essenziale affinchè l’incontro
con le diversità possa essere motivo
di arricchimento reciproco. Per raggiungere tale obiettivo non è
sufficiente
improvvisare o appellarsi a valori come la
solidarietà, l’uguaglianza etc, ma è invece indispensabile
operare
concretamente creando luoghi, occasioni e
strumenti di incontro, di conoscenza e di scambio.
A Reggio Emilia sono stati promossi diversi
momenti di incontro fra la popolazione immigrata e quella locale, per
favorire ad esempio la conoscenza di percorsi
e storie d’immigrazione raccontate dai protagonisti; per consentire
l’approccio ad espressioni e produzioni culturali
di altri paesi nel campo della letteratura e della musica; per
incentivare lo scambio delle reciproche tradizioni
nell’ambito culinario o in quello delle favole per bambini.
Le numerose attività di questo tipo
testimoniano un bisogno e un desiderio diffuso di conoscere e comprendere
meglio l’altro.
d.La formazione linguistica e sociale rappresenta un momento
di comunicazione, di scambio di informazioni e di
mediazione culturale per inserirsi nel nuovo
ambiente.
A questo proposito sono stati attivati diversi
corsi di formazione linguistica per immigrati, con un buon riscontro di
partecipanti; è stato prodotto del
materiale informativo in diverse lingue per permettere una migliore
pubblicizzazione dei corsi; è stato
costituito un Centro risorse e documentazione didattica sull’immigrazione,
promosso dalla Provincia in collaborazione
con il Comune di Reggio Emilia e il Provveditorato agli studi, al fine
di
raccogliere e divulgare il materiale esistente.
e.La presenza di lavoratori stranieri nelle aziende reggiane
interessa tutti i comparti produttivi, e in particolare quello
industriale (cfr. § 1.3), ma si caratterizza
come una presenza segnata da rischi di precarietà, marginalità
e
dequalificazione. Gli inserimenti lavorativi
sono diffusi, ma spesso di breve periodo e soggetti a forte mobilità
e
rotazione.
Per questi motivi, sono stati attivati momenti
di formazione e/o riqualificazione linguistica e professionale a sostegno
degli inserimenti lavorativi. Nel 1990 la
Regione Emilia Romagna ha dato vita ad un "Progetto a carattere
sperimentale per la formazione professionale
e l’inserimento occupazionale di cittadini immigrati da Paesi
extracomunitari", contribuendo anche finanziariamente
a sostenere gli interventi formativi.
Altri corsi di formazione sono stati attivati,
cercando in tal modo di assicurare pari opportunità di accesso al
sistema
formativo anche per i cittadini stranieri.
I corsi realizzati hanno formato persone con diversi profili professionali,
rapportati alla domanda presente nel Mercato
del lavoro locale: muratori, carpentieri, falegnami, metalmeccanici,
panificatori, aiuto-cuochi, addetti alle pulizie,
operatori addetti all’accoglienza.
f.La collaborazione e il lavoro coordinato di progettazione
e realizzazione di interventi da parte delle diverse
istituzioni, può creare sinergie che
producono un diverso approccio ai problemi legati all’immigrazione. Questo
significa coordinare gli interventi educativi,
didattici e formativi a favore degli immigrati residenti; definire e precisare
i compiti, le funzioni e gli ambiti di intervento
di ciascun soggetto coinvolto; promuovere interventi e servizi volti a
qualificare le proposte formative effettuate.
Su questa linea si è sviluppato all’inizio
degli anni novanta un importante progetto denominato "Progetto
Sperimentale Regionale Immigrazione Straniera"
(), della durata di tre anni, nato e sviluppatosi in collaborazione tra
Regione, IRPA, Provincia e Comune. Tale progetto
si propone di intervenire sui bisogni e sulle problematiche
formative, educative e culturali connesse
alla presenza sempre più numerosa di cittadini extracomunitari.
La premessa sulla quale si fonda il progetto
è che i processi migratori e i processi di integrazione/interazione
fra
migranti e comunità locale non sono
una questione "settoriale", non riguardano solo gli immigrati, ma investono
la
qualità dei rapporti sociali, nella
globalità, di tutti i cittadini. Le aree nelle quali si è
avviato tale progetto sono state,
oltre a quella di Reggio Emilia, quelle di
Modena e Ravenna, individuate in base alla consistenza del flusso
migratorio e alla disponibilità degli
enti locali a collaborare e a partecipare. Le zone della provincia reggiana
scelte,
in base a tali criteri, sono state il comune
capoluogo e la zona delle ceramiche (Scandiano, Casalgrande,
Castellarano e Rubiera).
Un altro tipo di servizio offerto dal Comune,
è quello fornito da "Prometeo", un centro di servizi ed educazione
permanente: tale istituto nasce nei primi
anni novanta con una convenzione con l’Assessorato scuola del Comune e
della Provincia.
Gli obiettivi perseguiti da questo centro sono
i seguenti: favorire l’inserimento dei bambini stranieri nelle scuole;
incentivare la programmazione di corsi di
aggiornamento per insegnanti e dirigenti scolastici; intervenire nella
mediazione culturale e linguistica; collaborare
con la scuola statale e con la scuola di italiano per adulti stranieri,
cercando di garantire un’alfabetizzazione
anche di tipo sociale, fornendo orientamento ed informazioni; favorire
l’integrazione e la conoscenza reciproca delle
due comunità presenti (quella straniera e quella autoctona) tramite
iniziative culturali ad ampio raggio.
Anche il Centro per le famiglie del comune
di Reggio Emilia svolge un importante ruolo nell’integrazione degli
extracomunitari. Esso fornisce un servizio
rivolto alle famiglie, con un’attenzione particolare a quelle immigrate,
offrendo mediazione familiare, spazi per i
bambini i cui genitori sono impegnati nei corsi di alfabetizzazione,
approfondimenti su temi legati alla primissima
infanzia, feste multiculturali e spazi gioco per bambini piccoli.
3. Conclusioni
Vediamo ora di riassumere gli aspetti salienti emersi da questa indagine,
facendo particolare riferimento al gruppo di
immigrati operante nell’area in esame, alla fase immigratoria odierna
ed al grado di inserimento nel Mercato del lavoro
locale.
I cittadini stranieri residenti al 31/12/97 nella provincia di Reggio
Emilia sono 11.869, di cui 4.742 residenti nel Comune
capoluogo. Oltre il 50% dei presenti è compreso in una fascia
d’età che va dai 25 ai 39 anni ed il 60% circa è di sesso
maschile.
Il gruppo etnico-nazionale più consistente è quello dei
marocchini, che rappresenta da solo il 21% di tutti gli immigrati a
Reggio Emilia e il 28% di quelli in provincia. L’Africa si conferma
anche nel reggiano come una delle principali aree di
provenienza dell’immigrazione in Italia; seguono l’Asia, l’Europa extra
Unione Europea, dove si segnala il sorpasso della
componente albanese nei confronti di quella proveniente dai paesi dell
Ex-Jugoslavia ed infine l’America.
L’incidenza femminile all’interno dei gruppi risente delle diverse aree
di provenienza: dall’Africa arrivano gruppi in
prevalenza maschili, mentre dai paesi dell’Ex-Urss provengono in maggioranza
donne così come dai paesi dell’America
centro-meridionale.
Per capire in che fase possa considerarsi il fenomeno immigratorio odierno
nel reggiano, possiamo guardare ai principali
indicatori socio-demografici. Da un lato, la maggioranza di persone
che vivono sole e le fascie d’età prevalenti (quelle di
giovani-adulti) potrebbero far presumere la presenza di un tipo di
immigrazione tendente al rientro in patria nel medio
periodo; dall’altro, vi sono però elementi che possono lasciare
intravedere una tendenza alla stabilità ed a progetti di
completa integrazione. I principali sono: l’aumento tra i presenti
di soggetti in età scolastica e, tra questi, l’aumento di
coloro che sono nati all’estero (indice di un aumento dei ricongiungimenti
familiari effettuati); un lieve aumento negli ultimi
tre o quattro anni dei nuclei familiari composti da più persone
(che comunque rimangono meno rispetto ai nuclei
monoparentali); infine, l’aumento dei matrimoni contratti da stranieri/e
con italiani/e.
L’aumento degli ingressi di lavoratori stranieri nel Mercato del lavoro
locale è documentato dalle rilevazioni effettuate
dall’Ufficio del Lavoro. Le assunzioni di lavoratori extracomunitari
sono passate da meno dell’1% del totale degli
avviamenti lavorativi provinciali del 1985, al 4,6% del 1996. Nel corso
di quell’anno, nella provincia di Reggio Emilia
sono stati regolarmente avviati al lavoro 1.906 cittadini extracomunitari,
di cui 1.552 maschi e 354 femmine.
La presenza di lavoratori immigrati interessa tutti i settori produttivi
e si concentra nelle mansioni meno qualificate,
indipendentemente dalla qualifica professionale o dalla scolarità
in possesso del lavoratore stesso. Il settore produttivo che
ricorre maggiormente ai lavoratori stranieri è comunque l’industria
con 1.137 avviamenti (pari al 59,7% del totale), seguito
dai servizi (26,4%) e dall’agricoltura (13,9%). La distribuzione tra
questi settori non è però omogenea nei due sessi: per le
donne il principale sbocco occupazionale è nei servizi, mentre
per gli uomini è nell’industria.