G.Gurvitch è stato uno dei maggiori pensatori della scuola sociologica francese; oggi dimenticato dai più ha purtuttavia contribuito all'apertura della ricerca sociologica alle altre discipline delle scienze sociali e soprattutto ha sviluppato una teoria interessante delle manifestazioni della socialità.
Su questo punto il suo pensiero e il suo approccio pluralistico per studiare la pluralità delle manifestazioni della socialità rimane di una grande attualità in una fase di destrutturazioneristrutturazione dei sistemi sociali esistenti. La sua concezione del "vulcanismo sociale" inteso come dialettica permanente di mutamento, di fusione parziale o completa, di opposizione parziale o globale, di continuitàdiscontinuità nelle varie forme della vita associata propone una idea dinamica e aperta dello sviluppo sociale.
La sua concezione dell'analisi sociologica è antidogmatica e flessibile nelle metodologie e negli strumenti; concepisce la costruzione della conoscenza come un processo in divenire: "Ogni classificazione scrive Gurvitch nel suo "Saggio di una classificazione pluralistica delle manifestazioni della socialità" è una scommessa. Essa non può avere che un valore pragmatico, ed è nel corso della ricerca stessa che si prova ciò che essa vale" .
Il suo pensiero è un pensiero dialettico che rivede in continuazione il proprio impianto concettuale per studiare una realtà in perpetuo cambiamento e organizzata su più livelli di profondità. In questo senso il sociologo è un archeologo del sociale che prende in considerazione i vari strati della morfologia sociale, le sue fratture, le sue intersezioni, le sue sovrapposizioni e le sue varie connessioni. La sua sociologia è differenziale, poiché prende i "fenomeni sociali totali" come organizzazioni differenziate e complesse.
L'"empirismo radicale e critico" di Gurvitch non ha niente a che fare con l'empirismo humiano, ma riconosce semplicemente l'esperienza dell'individuo, compresa l'esperienza del ricercatore, e di ogni gruppo sociale. Scrive Serafina Cernuschi nell'introduzione alla Vocazione attuale della sociologia di Gurvitch: "Il rifiuto del Gurvitch di entrare in una sociologia strutturalefunzionalistica e il suo realismo empirico hanno innanzitutto un valore critico: è una messa in guardia contro i tranelli di un funzionalismo, chiuso in se stesso; con una comprensione diretta della natura storica delle condotte sociali" .
Effettivamente Gurvitch, nella sua definizione del suo "iperempirismo dialettico" come approccio alla ricerca attribuisce un triplice significato al concetto di dialettica:
- la dialettica come movimento della realtà sociale e storica;
- la dialettica come metodo applicato;
- la dialettica come processo di costruzione degli oggetti precisi dell'esperienza e della conoscenza.
In questo approccio epistemologico va sottolineato la centralità dell'esperienza:
- esperienza vissuta e quotidiana di tutti gli attori della vita sociale;
- esperienza costruita nella sperimentazione dal ricercatore.
Scrive Gurvitch: "Ciò che rende l'esperienza così vicina della dialettica, che le serve per così dire di motore, è che spezza continuamente i propri quadri di riferimento. Simile ad una vera Protea, ci sfugge quando pensiamo possederla; ne siamo ingannati quando crediamo averne penetrato il segreto, ne siamo vittime quando pensiamo di essercene sbarazzati, fosse solo per un istante" .
La ricerca va poi di pari passo con una teoria dell'azione degli attori sociali, dei gruppi, delle classi, dei raggruppamenti e dei ruoli rispettivi nel quadro sociale dei loro rapporti.
Approccio interdisciplinare
Gurvitch propone un approccio pluralistico: il pluralismo è metodologico, dell'oggetto di ricerca e della stessa realtà sociale. Basta sfogliare il Trattato di sociologia per comprendere l'impostazione interdisciplinare del suo lavoro. Nell'introduzione troviamo i contributi di Roger Bastide sul rapporto tra sociologia e psicologia, di Fernand Braudel sul rapporto tra storia e sociologia e di Georges Balandier sul rapporto tra etnologia e sociologia. Gurvitch affronta il tema della sociologia in profondità (microsociologia, gruppi particolari e classi sociali), strutture sociali, società globali e tipi delle loro strutture.
Non manca il rapporto tra geografia e sociologia nella parte dedicata ai problemi della morfologia sociale. Troviamo i contributi di Maurice Duverger sul rapporto tra sociologia e politica, ma anche i lavori di Roger Bastide sull'incrocio di civiltà e i processi di acculturazione. Jean Piaget interviene con un contributo sulla psicosociologia dell'infanzia, ma anche di Henri Lefebvre sulla psicologia delle classi sociali. Attraverso i contributi di Jean Cazeneuve, Paul Mercier e G.Balandier sul rapporto tra antropologia, etnologia e sociologia si sente la grande influenza di Marcel Mauss. Non a caso lo stesso Gurvitch userà a più ripresa l'espressione di "fenomeno sociale totale" di derivazione maussiana; Mauss scriveva in Sociologia e antropologia: "la sociologia è la scienza che applica il metodo della visione d'insieme allo studio dei fenomeni sociali totali. Più che di idee o regole, si colgono così, nella società, gli uomini, i gruppi… Li vediamo muoversi, scorgiamo forze mobili… Dopo aver forzatamente ecceduto nel suddividere e nell'astrarre, i sociologi devono adoperarsi per ricomporre il tutto… Lo studio del concreto, che è studio del completo, è possibile ed è più attraente ed esplicativo in sociologia".
La totalità sociale implica l'analisi da più punti di vista dello stesso oggetto; l'approccio interdisciplinare prevede la collaborazione delle scienze umane sul piano della ricerca effettiva, facendo confluire sullo stesso oggetto di indagine le diverse risorse metodologiche e sostanziali di cui dispongono. Questo non significa per Gurvitch che la sociologia si fonde nel mare indistinto delle scienze sociali: vale qui l'unione tra autonomia e complementarità: "l'estrema complessità della sociologia ha una duplice origine:
- dal campo del reale che essa esplora la realtà sociale, considerata nella sua specificità irriducibile ad ogni altra sfera del reale;
- dal metodo che essa applica allo studio di quel campo e che consiste nel prendere in considerazione l'insieme nella tipologia discontinuista e,pertanto,nell'indispensabile ricorso alla dialettica" .
Gurvitch riconosce esplicitamente in Durkheim e Mauss i suoi maestri: "Durkheim e Mauss hanno ambedue contribuito all'inizio di questo nuovo orientamento, il primo facendo sentire nella terza ed ultima definizione della sociologia la pluridimensionalità del suo oggetto, il secondo mettendo in luce che l'oggetto specifico della sociologia è il "fenomeno sociale totale". Ciò che ad essi, all'uno come all'altro, è il netto riconoscimento della pluralità dei metodi complementari per studiare la realtà sociale" .
Questo non impedisce a Gurvitch di criticare parte del lavoro di Durkheim che "ha avuto il torto di ridurre ogni spiegazione alla individuazione del legame causale, dimenticando le correlazioni funzionali, il calcolo delle probabilità, le regolarità tendenziali e le integrazioni dirette tra i raggruppamenti; dall'altra, ha insufficientemente messo in luce il senso del ricorso ai tipi sociali, benchè abbia voluto, con la sua ricerca di "tipi sociali qualitativamente distinti gli uni dagli altri", liberarsi dai pregiudizi dell'evoluzionismo lineare".
Spesso nel lavoro di ricerca una concettualizzazione rigida ed immobile non coglie il nesso tra totalità e parti e non riesce a penetrare in profondità la realtà sociale presa da un grande movimento; occorre tenere conto dell'esperienza vissuta, quotidiana degli attori compresa l'esperienza del ricercatore delle mediazioni, dei gradi vari, delle sfere intermedie tra l'immediato e il costruito, dell'importanza della prassi sociale. L'epistemologia di Gurvitch implica la demolizione di "tutti i concetti acquisiti e cristallizzati" incapaci di "cogliere le totalità in movimento".
Riprendendo l'esperienza di Niels Bohr, egli parla di "equazioni d'incertezza" nel lavoro di ricerca e come Gaston Bachelard, afferma che "ogni proposizione scientifica è un principio revisibile". Il suo interesse va alla dialettica tra apparati concettuali e campi della realtà; su questo piano si confronta anche con JeanPaul Sartre che nel suo lavoro Critica della ragione dialettica parla della "dialettica degli insiemi pratici", cioè del movimento proprio della realtà sociale. Dal suo punto di vista la sociologia esistenzialista di Sartre incontra 3 difficoltà:
- la riduzione della dialettica alla coscienza, dimenticando il fatto che la coscienza deve essere colta nei suoi rapporti con la realtà nonché nel modo di percepirsi;
- l'esistenza umana non è solo esistenza individuale;
- il tema dell'angoscia esistenziale rischia di diventare una filosofia costruita aprioristicamente.
Gurvitch riconosce a Sartre lo sforzo di tenere conto della realtà sociale, anche se continua a fare prevalere la Ragione sulla realtà. Sartre risponderà a Gurvitch, affermando che il suo "iperempirismo dialettico" costituiva una forma di neopositivismo. Sul piano del metodo dell'indagine Gurvitch mette in guardia contro l'arbitrio dell'osservatoreinterprete che deve prendere delle precauzioni per ridurre al minimo il "coefficiente della posizione sociale e della preparazione" del ricercatore.
Per Gurvitch le tecniche di ricerca propriamente dette non hanno che un ruolo subalterno e sono molteplici e variabili. Un errore è ipostatizzare, rendere esclusive o opporsi a tecniche di ricerca quali le statistiche, il calcolo delle probabilità, il sondaggio, i questionari, le interviste, lo studio monografico, la comparazione e l'interpretazione. Tutte le tecniche di ricerca debbono essere messe in rapporto dialettico per giovare in maniera effettiva alla comprensione dei fenomeni sociali in movimento. Questo non impedisce il sociologo francese di sottolineare i rischi del dominio della tecnica in tutti i campi del sapere; anticipando una tesi che verrà sviluppata da Edgard Morin nel libro Scienza con coscienza, scrive che "la conoscenza tecnica ha cominciato a dominare la conoscenza scientifica, e ad assegnarle un ruolo subalterno, e questo non soltanto nelle scienze della natura, ma anche nelle scienze umane. La psicologia e la sociologia attuali offrono degli esempi di questo dominio della tecnica; questo movimento non finisce di accellerarsi con il rischio di distruggerla alla base" .
Assistiamo ad una vera frattura tra strutture sociali e sviluppo tecnologico; il dialogo di Gurvitch con lo storico F.Braudel non è casuale nella misura in cui quest'ultimo, parlando dei tempi del processo storico, indicava come le strutture mentali e culturali si sviluppassero sui tempi lunghi. Da questo punto di vista "le tecniche, al loro livello superiore, lasciano intravedere la loro forza distruttrice e i tecnocrati questi apprendisti stregoni si dimostrano impotenti nel padroneggiare le forze che hanno scatenato" .
La sua critica all'eccessivo tecnicismo che finisce per cancellare il valore euristico dell'esperienza si accompagna di una critica altrettanto forte del "culturalismo": non si possono studiare le opere culturali delle civiltà indipendentemente dalla società o dai gruppi che le producono e le utilizzano. Questo lo porta, pure nell'apprezzamento del suo carattere innovativo, a criticare l'opera di Max Weber che ha tendenza a ridurre "i fatti sociali alle possibilità delle condotte individuali e ai significati, ignorando tutti gli altri piani della realtà sociale: la base morfologica, gli apparati organizzati, i simboli, i ruoli, le attitudini, la mentalità collettiva" . Weber finisce per distruggere la realtà sociale a causa del suo "nominalismo probabilista ed individualista", che non permette di comprendere l'articolazione dinamica della società; non c'è dubbio che Gurvitch si sentisse più vicino all'opera di P.A.Sorokin che, nel suo Sociocultural Dynamics, "ad una eccezionale erudizione unisce il più acuto senso dell'irriducibilità sociale ai suoi elementi componenti e una chiara coscienza della necessità della collaborazione tra storia e sociologia" .
Molteplicità e vulcanismo dei fenomeni sociali
Per Gurvitch la società è vulcanesimo, innovazione e "raffreddamento stratificato" delle dinamiche sociali; non vi è una società ma vi sono "società molteplici", società "effervescenti" che si stanno disgregando o ricreando. Il compito della ricerca sociologica è quello di rendere chiaro i rapporti tra il "fenomeno sociale totale" e le sue espressioni attraverso i diversi livelli di profondità. Nell'analisi di ogni fenomeno è importante ritrovare la pluralità, la diversità dei quadri sociali e le loro specifiche complessità. Gurvitch afferma dopo Marx, Proudhon e Durkheim che la società non è unilineare, costituita da una colata sola e semplice, ma che comprende dei piani e degli strati di profondità diversi. Occorre studiare gli sfasamenti, le tensioni, i conflitti e gli antagonismi che si verificano in tutti fenomeni sociali.
Sociologia in profondità significa pluridimensionalità della realtà sociale e mutamenti continui; continuità e discontinuità, dialettica tra micro e macro; in questo senso "la realtà sociale è stratificata in livelli, piani, sempre più faticosi da esaminare e riconoscere". Superficie morfologica ed ecologica, modelli sociali, stati mentali e atti psichici collettivi sono i vari elementi che compongono ogni "fenomeno sociale totale"; tutto questo si articola nei vari livelli di profondità e nei rapporti tra le varie forme di raggruppamenti (famiglie, professioni, gruppi di età, produttori, consumatori, gruppi religiosi).
Gurvitch studia anche il processo di destrutturazione intensa delle strutture globali di una società che subisce l'impatto violento durante l'incontro con strutture eterogenee attraverso meccanismi di dominio economico e sociopolitico: sono le conoscenze predominanti, in un sistema gerarchizzato, che finiscono per penetrare tutte le altre. Il dominio passa attraverso la presa di controllo dell'universo simbolico della società dominata: "i simboli sono segni cioè dei sostituti invocanti delle assenze, che li esprimono solo parzialmente e servono come mediatori tra i contenuti reali o irreali che superano la coscienza collettiva come quella individuale, che li formulano ed ai quali si indirizzano" . L'interesse di Gurvitch per le condotte collettive che modificano pratiche sociali e modelli di azione e di organizzazione fa parte del retaggio lasciato da Durkheim sulle rappresentazioni collettive, le mentalità sociali e le loro modalità di organizzazione, attraverso le pratiche quotidiane della trama della stessa realtà sociale.
Va ricordato che Gurvitch pubblica, durante il suo periodo praghese, un lavoro sul pensiero etico di Fichte Fichtes System der Konkreten Ethik; il filosofo tedesco lascerà sulla sua opera sociologica un segno profondo. Prende da Fichte la nozione di "transpersonalismo": ragionando sulla Rivoluzione francese Fichte concepisce la dialettica come movimento della realtà sociale. L'uomo come persona singola e sociale insieme porta ad una concezione del diritto in grado di rispondere insieme a individualità e socialità; è qui che Gurvitch vede il diritto sociale come il diritto che ha per funzione l'integrazione degli individui nella totalità sociale, intende fondare la garanzia del diritto sociale non sui principi dello Stato liberale, ma sui principi di una società pluralistica e cioè dell'equilibrio dei gruppi o dello sviluppo parallelo dell'organizzazione economica.
C'è qui una critica della concezione individualistica che riallaccia i valori alla persona isolata dalla vita in comune. Da questo punto di vista Gurvitch è l'esempio del ricercatore impegnato socialmente: militante nel sindacato tra il 1928 e il 1939, combatte come soldato semplice sulla linea Maginot nel 1940, poi si oppone all'occupazione tedesca, si reca negli USA dove insegna e fa parte dell'organizzazione di resistenza France Libre; di ritorno in Francia riprende l'insegnamento e denuncia la repressione francese in Algeria (nel 1962 subisce un attentato da parte dell'OAS).
Gurvitch s'interroga sulla teoria sociale elaborata da Maurice Halbwachs nella sua Esquisse d'une psychologie des classes sociales; per questo le classi sociali costituiscono tra loro una gerarchia e una classe non può sussistere senza coscienza di sé, senza memoria collettiva.
"Prendere coscienza di sé scrive Halbwachs per una classe, significa riconoscere a quale livello sociale essa si trova,e in seguito rappresentarsi rispetto a che cosa, a quali privilegi, a quali diritti e vantaggi si misurano i livelli e si determina tale gerarchia". Tale gerarchia è fondata su rappresentazioni collettive e giudizi di valore collettivi che hanno origine nell'intera società e nel gruppo interessato. Per Gurvitch, come per Halbwachs, la gerarchia delle classi viene in primo luogo dall'opinione collettiva che la società ha di esse, e che esse medesime hanno della loro posizione nell'insieme; si tratta di analizzare il grado di partecipazione e il livello dei bisogni delle classi nel sistema sociale.
Da qui Gurvitch propone di studiare le abitudini di consumo, i bisogni (intesi come costruzioni sociali) "le distinzioni sociali hanno origine nella società non in quanto essa produce, ma in quanto consuma" l'intensità dei bisogni sentiti e soddisfatti. le tendenze mentali e pensa che l'essenza propriamente sociologica della classi sociali consiste nella psicologia collettiva che partecipa con differente intensità all'ideale comune della società. Quest'approccio avrà una influenza sulle elaborazioni successive di un sociologo come Bourdieu con le sue tesi sulla riproduzione sociale e sull'importanza dell'habitus nella strutturazione dei comportamenti sociali .
Le varie manifestazioni della socialità
Ma il punto centrale di tutta la riflessione di Gurvitch riguarda le forme della socialità poiché non esiste società senza legame sociale e senza forme di vita associata; la questione è di sapere quali sono i meccanismi di costruzione della comunicazione sociale. nel suo "Saggio di una classificazione pluralistica delle manifestazioni della socialità" tenta di proporre diversi tipi di socialità: i Noi, i rapporti con gli altri (la relazione Io, Tu, Lui, Egli), le forme di socialità spontanea e quelle organizzate. Si sofferma a più ripresa sui gradi d'intensità delle manifestazioni della socialità cioè i diversi gradi d'intensità del Noi che classifica con le categorie massa, comunità e comunione.
I diversi gradi d'intensità dei rapporti con gli altri sono il ravvicinamento, l'allontanamento e i rapporti misti. I Noi sono caratterizzati da compenetrazione, partecipazione e fusione parziale, opposizione parziale e legame reciproco. Il ragionamento di Gurvitch sui Noi è di una grande attualità in un periodo come il nostro che vede il mutamento antropologico e identitario dei Noi quali sono le comunità locali con l'arrivo degli immigrati. Nel rapporto NoiIo Gurvitch pone il problema della forza d'attrazione o di rigetto dei Noi sugli Io che partecipano a essi. I Noi sono delle "unità collettive in atto" che si costruiscono attraverso auto rappresentazioni, segni e simboli. Gurvitch è piuttosto critico verso le tesi comunitaristiche di matrice americana sottolineando che "la comunità può,come ogni manifestazione della socialità e più generalmente come ogni quadro sociale, servire a realizzare sia valori negativi sia valori positivi" .
Il futuro delle nostre società si gioca sulla capacità di individuare delle nuove forme di socialità, delle nuove modalità di "implicazione reciproca" dove i Noi possano contemplare la pluralità del loro essere sociale come la base per una propria ridefinizione come progetto collettivo. La visione di Gurvitch è dinamica e complessa; l'identità dei Noi è sempre plurale e in movimento; l'empirismo dialettico radicale respinge ogni concezione essenzialistica ed immobilistica dell'identità.
Il punto di partenza è quello del rapporto tra Io, Noi e Altri: "Proprio grazie agli altri uomini, l'uomo è quello che è;la società comprende precisamente questi altri uomini e noi stessi. Essa comprende gli "Altri", "Noi", gli "Io", che si pretende di opporle, e che non esisterebbero senza le società, come la società non esisterebbe senza di essi. L'individuo è immanente alla società e la società è immanente all'individuo. In nome di questa immanenza reciproca, si ritrova la società nella profondità dell'Io, e l'Io nella profondità del "Noi", della società" .
Queste righe costituiscono un invito serio a riflettere sui mutamenti delle nostra società che sta diventando sempre di più multietnica e pluriculturale.
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