Prof. Everardo Minardi
Sociologia Generale


Verso la costituzione del
FORUM DEL TERZO SETTORE
dell'Emilia-Romagna

Indicazioni
per un programma di lavoro

Comitato regionale preparatorio
composto da:
Acli Emilia-Romagna, Arci Emilia-Romagna, Federsolidarietà Emilia-Romagna, Ancst cooperative sociali Emilia-Romagna, Uisp Emilia-Romagna, Auser Emilia-Romagna, Anpas Emilia-Romagna, Aics Emilia-Romagna, Antea Emilia-Romagna, (aperto ad altre adesioni)

maggio 1998



 


1.Una tradizione diffusa e consolidata in Emilia Romagna

Il riconoscimento dei soggetti, delle finalità e delle potenzialità del terzo settore trova fondate motivazioni in una regione come l'Emilia Romagna che ha maturato una lunga tradizione nelle azioni e nelle istituzioni della solidarietà. La diffusione delle esperienze associazionistiche, la tradizione mutualistica e cooperativa, il radicamento delle solidarietà corte nelle comunità locali costituiscono il terreno su cui in tempi più recenti si è insediata e sviluppata non solo la cultura, ma anche pur nelle sue diverse forme e motivazioni la politica della solidarietà, proiettata in diversi campi, a cominciare da quello civile per giungere a quello economico, religioso, socio-assistenziale, educativo, sportivo e della cooperazione allo sviluppo.

La costituzione del forum del terzo settore diviene perciò l'espressione di un movimento diffuso e per tanti aspetti evoluto e maturo. Forse per questa ragione, non ha sentito il bisogno di serrare le fila, darsi un'organizzazione esplicita, sviluppare una vera e propria rappresentanza e quindi dare vita ad un coordinamento effettivo che realizzi una nuova sinergia di risorse, di progetti nonché di volontà politiche. Ciò significa che ora occorre portare a maturazione l'insieme dei rapporti di cooperazione e le esperienze che si sono consolidate tra numerose associazioni ed organismo non profit della regione che da tempo operano in una sostanziale consonanza di intenti e di finalità. L'urgenza di dare esplicita manifestazione al terzo settore trova la sua giustificazione oggi nel mutamento di alcuni scenari di fondo che nei decenni passati garantivano un’illusoria sicurezza e stabilità di riferimenti politici ed istituzionali. L'avvento della società dell'informazione sta ampliando l'area dell'economia dei servizi, favorendo la crescita di nuovi soggetti economici e sociali. I sistemi di Welfare sono entrati in una fase di profonda ristrutturazione, superando il loro originario universalismo; anche certe forme di rappresentanza politica e sociale manifestano esigenze di rinnovamento, di fronte al progressivo differenziarsi dei soggetti economici e sociali. Il terzo settore in molte sue componenti, è stato influenzato dalla crisi del Welfare State; tuttavia esso non è figlio di tale crisi, né si sviluppa solo come una risposta ai bisogni ed alle domande sociali lasciate insoddisfatte dal deperimento delle istituzioni dell’assistenza e della previdenza. Proprio in coincidenza con il periodo storico dell’evoluzione dei sistemi istituzionali di Welfare, i soggetti del terzo settore (le associazioni storiche da un lato e le più recenti forme di azione volontaria dall’altro) hanno ampliato e differenziato la propria presenza, sviluppando nuove forme aggregative e qualificando le espressioni di una nuova imprenditorialità sociale. Anche la società regionale dell’Emilia-Romagna ha manifestato una precisa crescita della presenza del terzo settore negli anni ottanta e novanta, sviluppando al suo interno un'inedita articolazione di forme associative ed organizzative che si sono innestate in consolidate forme di imprenditorialità cooperativa e di solidarismo sociale; oggi il terzo settore si presenta come un’entità complessa che, se non si è ancora dotata di organi e strumenti di una sua rappresentanza nel mondo delle istituzioni economiche e politiche, risulta tuttavia già dotata di quella capacità di autonomia nella scelta dello sviluppo che è la necessaria premessa per poter giocare un ruolo nelle scelte di sviluppo nelle comunità locali e nella comunità regionale.

La dimensione della solidarietà si esprime prima di tutto attraverso l'affermazione della sussidiarietà e della responsabilità ad ogni livello, dalle più elementari forme sociali alle istituzioni del governo locale e nazionale.

Rispetto ad un sistema politico non ancora pienamente assestato, la società civile attraverso il pluralismo delle aggregazioni associative nei più diversi settori, esprime valori, produce prassi, indica obiettivi di qualità di vita, concretizza forme di partecipazione politica e sociale che non erano conosciute alla società dell'immediato dopoguerra e della ricostruzione.

In questo quadro, con i suoi vincoli e le sue potenzialità, si colloca il processo costitutivo di un'esperienza politica e sociale, che dovrà portare in tempi ravvicinati all’istituzione del Forum regionale; questi come espressione delle specificità sociali e culturali della società regionale ed al tempo stesso come soggetto partecipe della più ampia esperienza del Forum nazionale del terzo settore.
 

2.Un soggetto di cittadinanza economica e sociale

Anche in Emilia Romagna la crisi del modello welfarista, forse più sviluppato che altrove, si manifestata con effetti più contenuti, ma con ricadute sociali ugualmente rilevanti. La ricerca di nuove soluzioni per un Welfare di comunità avvia le condizioni per la partecipazione di nuovi e diversi soggetti sociali alle azioni ed ai programmi volti a qualificare il benessere, la salute e la qualità della vita.

Associazioni volontarie, cooperative sociali, fondazioni, altri organismi che esprimono le diverse tendenze del solidarismo laico e cattolico sono quotidianamente evocati per affrontare emergenze, rispondere ad urgenze, introdurre flessibilità, offrire percorsi differenziati e personalizzati a domande di aiuto.

Tuttavia la presenza e la capacità di iniziativa del terzo settore nella regione Emilia-Romagna non si è limitata solo al campo delle azioni di Welfare, cioè alle politiche finalizzate ad un’equa distribuzione del reddito. I soggetti del terzo settore, anche se in una forma non organica e riconosciuta, stanno già svolgendo un’attiva partecipazione alla costruzione delle politiche di governo, per lo sviluppo di nuove risorse e di rinnovate condizioni di qualità della vita, sia a livello delle comunità locali, che dell’intera realtà regionale. In particolare, nel campo dello sviluppo economico locale, della creazione di occupazione per i giovani, di sostegno delle sperimentazioni per l'accesso al mercato del lavoro dei soggetti disabili, della formazione al lavoro ed alle professioni, ormai numerosi soggetti del terzo settore sono chiamati in causa per esprimere un nuovo protagonismo sociale e dare concretezza ad una cultura della solidarietà che deve potersi tradurre in una nuova prassi di imprenditorialità solidale e di servizio, con particolare attenzione ai soggetti colpiti dallo svantaggio economico e sociale.

Anche i nuovi settori, come la protezione civile, richiedono la presenza degli organismi del terzo settore.

Tuttavia, il ruolo complessivo del terzo settore, anche in una regione come Emilia-Romagna, risulta ancora disperso e debole, troppo legato ai protagonismi soggettivi, a volte particolaristici; e ciò può a volte favorire un utilizzo del terzo settore in termini strumentali, anche da parte delle istituzioni locali che ricercano nel terzo settore le condizioni per la riduzione dei costi dei servizi e per l’acquisizione di una nuova legittimazione politica e sociale. A tale proposito, occorre un preciso ripensamento su questioni delicate, come quella degli appalti con cui le imprese sociali sono state sempre più coinvolte in un disegno di delega, non sempre negoziato, volto ad esternalizzare i costi diretti ed indiretti dei servizi di Welfare, non sempre garantendo la salvaguardia dei livelli di qualità degli stessi.

E’ necessario perciò anche nei confronti delle istituzioni politiche locali raggiungere un punto di svolta, non per interrompere esperienze che si sono rilevate negli esiti sociali, comunque positive, ma per dare soggettività politica ad un movimento che proprio dalle culture sociali e politiche di questo territorio, ha acquisito radici più profonde e consolidate che altrove.

Perciò occorre incentivare al più presto la formazione di una cultura politica e sociale del terzo settore nella sua unitarietà; occorre favorire la qualificazione dei luoghi e degli strumenti di comunicazione che incentivino e lo sviluppo di nuove forme di integrazione.

Perché ciò avvenga occorre tuttavia che il terzo settore sviluppi in autonomia, senza protettorati esterni, una intensa capacità di comunicazione e di dialogo con soggetti collettivi ed istituzioni sociali che hanno svolto un ruolo importante nel processo di democratizzazione del paese. In modo particolare il terzo settore si di fronte al difficile, ma urgente compiti di giungere ad un patto sociale in primo luogo con le organizzazioni economiche ed imprenditoriali di mercato (in cui si riuniscono le piccole e le grandi imprese) e le organizzazioni professionali; in secondo luogo, occorre ad un rapporto di forte cooperazione con organizzazioni sindacali dei lavoratori, che hanno per lungo tempo rappresentato la formazione di nuove domande sociali e politiche nel campo dell’organizzazione e del lavoro ed anche dell’autogestione; in terzo luogo, il terzo settore deve costruire un rapporto di forte interazione con il movimento cooperativo, che pur con le sue interne differenziazioni di settore e di organizzazione, ha favorito la diffusione di una imprenditorialità collettiva fortemente orientata alla solidarietà sociale. Il rapporto, infine, con le istituzioni politiche di governo delle comunità territoriali (da quelle locali a quella regionale) costituisce un importante banco di prova per i diversi soggetti che oggi popolano il terzo settore. Nelle comunità si possono, infatti, perseguire obiettivi – con gli strumenti non profit, tipici di questo settore - non solo di intervento a favore delle quote di popolazioni svantaggiate ed a rischio, ma volti ad accrescere la partecipazione di nuove risorse per lo sviluppo delle comunità stesse.
 

3.Alcuni obiettivi prioritari per il Forum regionale del terzo settore

Il terzo settore si trova già ora di fronte a sé alcuni prioritari obiettivi di valore e di indirizzo politico da perseguire con determinazione:

4.L’organizzazione a rete del Forum regionale

Per avviare una sperimentazione delle attività e dei processi organizzativi cui dovrà dare origine il Forum regionale - una volta costituito, il comitato incaricato di preparare la sua formazione si trova di fronte alla necessità di perseguire alcune specifiche priorità in relazione alle funzioni che anche il Forum nazionale ha identificato come essenziali per l'identità della proposta e dell'azione politica di tale organismo:

* il coordinamento

* la rappresentanza

* la visibilità

La funzione di coordinamento del forum regionale

Il livello regionale del Forum è stato identificato, in un quadro politico di tipo federalistico, come l'unità politica e territoriale capace di rappresentare le multiformi esperienze in atto nel territorio regionale e di partecipare agli organi ed alle funzioni di rappresentanza del forum nazionale.

A tale scopo il forum regionale ha il compito prioritario di censire, sensibilizzare ed aggregare tutte le organizzazioni non profit di carattere regionale e/o pluriprovinciale, con il solo limite della condivisione delle finalità e degli obiettivi istitutivi del Forum. In secondo luogo, il forum regionale dovrà valorizzare le esperienze aggregative di forum locali che si sono formati aggregando gruppi, associazioni ed altri organismi di terzo settore, portando il valore ed il contenuto di tali esperienze al livello regionale. In terzo luogo, favorendo modalità di collegamento a livello provinciale ed interprovinciale, il forum regionale potrà favorire il nascere e lo svilupparsi di modalità di comunicazione e circolazione di informazioni e di esperienze sviluppate in ogni territorio dagli organismi aderenti In particolare, si potrà procedere a:

  1. costituzione di una banca dati degli organismi aderenti al Forum articolata per province e per comuni capoluogo;
  2. attivazione su Internet di una rete di comunicazione (tramite inizialmente indirizzi di E-Mail), capace di sviluppare online un circuito informativo che colleghi unità locali, provinciali e regionali rappresentati nel Forum regionale
  3. consulenza per la definizione di progetti comunitari finalizzati al sostegno ed alla promozione del terzo settore, in cooperazione con i centri di servizio del volontariato, i servizi del Forum nazionale e con le reti di cooperazione europea tra i soggetti e gli organismi del terzo settore.
La funzione della rappresentanza del Forum regionale

Tra i numerosi obiettivi che il Forum potrà perseguire in questo campo, sembra prioritario doversi procedere a:

a. costituzione di Sezioni tematiche in cui raggruppare i diversi organismi aderenti:

b. costituzione delle assemblee delle sezioni tematiche del Forum, che si riuniranno per la definizione di strategie e politiche di riferimento per i soggetti operanti nel settore;

c. redazione di "carte programmatiche di sviluppo" per ogni settore da discutere con enti, istituzioni, organizzazioni sindacali delle imprese e dei lavoratori;

d. giungere ad un patto di collaborazione con le organizzazioni sindacali CGIL-CISL-UIL

e. consolidare e qualificare rapporti di collaborazione con:

f. giungere a protocolli di intesa con le associazioni degli enti locali (Anci e Upi) ed i loro organi di coordinamento (CalER);

g. promuovere le altre forme alternative di finanza etica (ad esempio le Mag), presenti sul territorio.
 

La funzione della visibilità del Forum regionale

Il terzo settore, proprio per il carattere composito e complesso delle sue adesioni, ha necessità di fornire un volto ed un’identità nitida e trasparente, al fine di accentuare la sua capacità di attirare l'attenzione di nuovi soggetti sociali, ma anche delle istituzioni del governo locali e regionale, nonché degli organi mass mediali della pubblica opinione.

A tale scopo, si dovrà provvedere a:
 
1. definire un rapporto stabile di collaborazione con organi di stampa locale e radiotelevisivi, attraverso l'inserimento di programmi o rubriche preparate e coordinate a turno da diverse associazioni aderenti al Forum;

2. partecipare con la Regione, sulla base di quanto previsto dalle leggi sugli organismi di volontariato e sull’associazionismo, alla messa in atto di un sistema informativo adeguato per raccogliere dati ed informazioni relative ai soggetti del terzo settore;

3. creare un network tra centri di studio e di ricerca delle organizzazioni aderenti nonché di fondazioni e di università operanti sul territorio regionale;

4. redigere un rapporto biennale sullo stato del terzo settore nell'ambito della regione Emilia-Romagna, in collaborazione con l'Iref, le Università ed i centri di studio e di ricerca operanti nei diversi territori della Regione.

5. partecipare insieme alle specifiche associazioni ed organizzazioni direttamente interessate, alla promozione di manifestazioni fieristiche (Fiera di Bologna, o Parma, o Rimini) idonee a valorizzare le esperienze dei soggetti del terzo settore.


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