Prof. Everardo Minardi
Sociologia Generale

Dal giorno alla notte: organizzazione della vita notturna e nuove opportunità occupazionali

di Everardo Minardi(*)
 
 

Premessa

"Scambiare il giorno con la notte" non è mai stato, nella percezione popolare, un segno di normalità e di salute. Tale inversione sembra innaturale, sconvolge una successione di tempi e di spazi dedicati, ritenuti come corrispondenti ad un ordine che trascende le volontà individuali. Nelle convenzioni sociali riconosciute da tutti, sono sanciti dei ritmi nella vita sociale, individuale e collettive, rispetto ai quali l'organizzazione della vita economica e sociale trova dei limiti ben precisi, un insieme di vincoli che sono anzi il risultato di una negoziazione sociale che si è protratta nel tempo, anche attraverso aspre lotte sociali.

Perché allora parlare della notte come si parla del giorno? Perché porsi interrogativi su come è organizzata la notte negli stessi termini in cui analizziamo le forme della vita sociale che si dispiegano nei tempi del giorno? Come può essere possibile addirittura porsi il problema del formarsi di opportunità occupazionali, quindi dello strutturarsi di un mercato del lavoro, che fa riferimento non alle attività "normali" del giorno, ma piuttosto a nuove attività che si espletano proprio nel periodo della notte?

A questi interrogativi cercheremo di rispondere mettendo in campo alcuni dati ed alcune riflessioni che riguardano in primo luogo l'evoluzione del lavoro notturno nel suo complesso; quindi, l'avvento di una economia dei servizi che amplia la gamma delle opportunità nell'uso del tempo, anche attraverso l'espansione delle attività di loisir; infine, il processo di formazione di nuove opportunità occupazionali e conseguentemente di nuovi profili professionali che trovano nel tempo notturno e nella organizzazione sociale della notte l'ambito primario di impiego.
 

1.Il lavoro e la notte

     
    Nella situazione odierna il lavoro e la notte costituiscono un binomio da cui è difficile prescindere, anche perché lo vediamo ormai definitivamente inscritto nella struttura economica e sociale. In realtà nella società industriale è stato oggetto di un conflitto aperto in cui si sono misurati gli interessi dell'accumulazione capitalistica ed i modelli culturali di un benessere che intendeva tenere separate le sfere del lavoro e della privatezza individuale e famigliare.

    Tuttavia, è stata proprio la società industriale che ha rotto la netta distinzione tra i tempi del giorno e della notte, individuando nelle macchine e nell'automatismo del loro funzionamento i criteri di riorganizzazione del tempo di lavoro che da tempo diurno, è divenuto anche tempo notturno. Il lavoro notturno, in cui venivano impegnate anche le donne ed i bambini, ha corrisposto all'imperativo di una continuità della produzione attraverso cui si realizzava il pieno sfruttamento dei fattori produttivi; ma al tempo stesso ha rappresentato l'oggetto di un conflitto sociale che ha portato al suo condizionamento, ad un controllo molto accentuato, che riaffermava la discontinuità tra il tempo diurno ed il tempo notturno, tra il lavoro del giorno ed il lavoro (molto selezionato, più tutelato e maggiormente retribuito) della notte.

    Nella organizzazione sociale odierna, tali controlli sono sostanzialmente saltati; la delimitazione tra i tempi del giorno e della notte non è più vincolante ed è stata sostituita da forme miste e complesse di organizzazione di un lavoro che non si caratterizza più solo per la dominanza dei processi industriali di produzione di beni materiali, ma anche e soprattutto per la produzione di servizi e di prestazioni di tipo immateriale, spesso del tutto simbolico.

    Anche la notte è divenuta quindi a pieno titolo tempo e spazio del lavoro e della produzione; si tratta di un lavoro e di una economia non più centrata sul sistema industriale, ma caratterizzata soprattutto dall'espansione dei servizi, di un insieme variegato e differenziato di attività terziarie, che corrispondono ad una struttura profondamente modificata dei bisogni individuali e collettivi.

    A tale proposito anche i dati ufficiali dell'Istat sono sufficientemente espliciti:

    Chi lavora di notte

    Valori assoluti e incidenza % sul totale di imprese e addetti


     
    Ripartizione geograf. Settore di attività Imprese Addetti
    Nord Ovest Industria
    2.980
    632.296
      Servizi 
    2.365
    455.162
      Totale
    5.345
    1.087.458
      %
    7,8
    35,0
    Nord Est Industria
    1.503
    251.197
      Servizi
    1.578
    228.733
      Totale
    3.081
    479.930
      %
    5,6
    24,4
    Centro Industria
    1.195
    155.889
      Servizi
    3589
    488.241
      Totale
    4.784
    644.130
      %
    12,3
    33,5
    Sud e isole Industria
    974
    89.295
      Servizi
    1800
    381.707
      Totale
    2774
    471.002
      %
    7,8
    37,2
    Totale Industria
    6.651
    1.128.676
      Servizi
    9.331
    1.553.843
      Totale
    15.982
    2.682.519
      %
    8,1
    32,5

    Fonte Istat

    Ovviamente occorre considerare il criterio che l'Istat utilizza per identificare il lavoro notturno; infatti è considerato "lavoratore notturno" quel dipendente che svolge di notte almeno tre ore del suo tempo di lavoro, oppure qualsiasi lavoratore che svolga di notte almeno un terzo del suo orario di lavoro normale oppure lavori di notte un minimo di 80 giorni lavorativi all'anno.

    Sulla base di tale requisito, si possono osservare alcune caratteristiche essenziali del lavoro notturno in Italia. Se nelle aree settentrionale del paese sono le imprese industriali ad impiegare una quota maggioritaria di lavoratori durante il periodo notturno, dalle regioni del centro a quelle del mezzogiorno sono le imprese di servizi invece a svolgere le loro attività con il lavoro notturno dei dipendenti. Con il risultato che ben il 32,5% dei lavoratori regolari italiani sviluppano la loro attività anche in orario notturno. Può valere la pena tuttavia osservare che l'incidenza delle imprese con lavoro notturno e dei lavoratori notturni sui lavoratori complessivi non varia in misura signficativa tra il Nord ed il Sud del paese.

    La svolta della Service Economy è quindi già avvenuta e si sta consolidando nel nostro paese con le innovazioni economiche ed al tempo stesso sociali che è in grado di produrre su larga scala. Soprattutto sul terreno sociale - seguiamo le indicazioni di Jonathan Gershuny - le innovazioni lasciano un segno profondo, attivando nuovi modelli di comportamento sociale e nuovi criteri di organizzazione della vita sociale, attraverso la duplice dimensione del tempo di non lavoro e dei consumi di tipo simbolico.

    A questi elementi occorre fare un particolare riferimento poiché essi non sono destinati a rimanere ai margini dei processi sociali, ma in una misura crescente ad acquisire un peso nella determinazione di nuovi attori e di nuovi processi all'interno di sistemi produttivi orientati a prodotti ed a consumi di tipo post industriale.
     
     

2. Dal tempo libero al tempo di loisir: la notte come tempo e spazio di produzione simbolica
     
    Il tempo non più condizionato dal lavoro ed i consumi di tipo immateriale e simbolico costituiscono quindi l'oggetto di una riflessione che intende interpretare con efficacia le trasformazioni in profondità che stanno coinvolgendo le strutture complesse della società contemporanea.

    Ciò che si coglie in termini più diretti, infatti, è la connessione tra lo sviluppo delle nuove tecnologie e la riduzione del tempo di lavoro; in secondo luogo il feedback negativo che questo comporta sul volume dell'occupazione della forza lavoro che vede restringersi la propria base industriale di riferimento. In altri termini, le modificazioni del settore secondario dell'economia portano non solo ad una riduzione del tempo di lavoro, ma anche e soprattutto ad uno sviluppo come accumulazione di capitale e come redditi redistribuiti senza la necessaria crescita dell'occupazione.

    I risultati dirompenti di questa situazione sono: una quota crescente di persone ancora in età lavorativa espulse dal mercato del lavoro, una maggiore disponibilità di tempo che eccede la quantità di tempo necessario per la ricreazione e la riproduzione sociale, e la formazione di una nuova, inedita gamma di bisogni sociali, a livello individuale e collettivo, capaci di ridare soggettività e protagonismo in ambiti di relazione e comunicazione sociale non più legati ai modelli di vita industriale a coloro che dal sistema industriale di produzione sono stati esclusi.

    In questo contesto hanno preso progressivamente consistenza le analisi in prospettiva del loisir e del tempo di loisir che sociologi come J. Dumazedier e A. Touraine avevano anticipato addirittura fin dalla metà degli anni sessanta. Sembravano profezie senza senso, prive di consolidati riferimenti alla realtà; il loisir era ancora una componente legata alla redditività dell'operaio preso dal dilemma - ben descritta da Gary Cross - se tradurre tale sua potenzialità (mediata dalle tecnologie meccaniche) in un incremento di salario o in una riduzione del tempo di lavoro, cioè in un ampliamento del tempo liberato dal lavoro. Oggi il loisir corrisponde ad un insieme di attività che possono del tutto prescindere dal tempo di lavoro, anzi è slegato dal vincolo della condizione di lavoro per rispondere a bisogni ed a domande sociali espresse direttamente da soggetti che proprio nella auto realizzazione, nella creatività, nello sviluppo delle relazioni sociali e comunicative trovano le ragioni di una loro nuova identità sociale.

    Perciò il loisir diventa prima di tutto un tempo di relazioni e di comunicazioni a forte contenuto simbolico, con la finalità di esprimere, rendere visibile le identità non più conferite agli individui dalla loro collocazione nel sistema delle relazioni istituzionali del lavoro industriale. Al loisir corrispondono quindi tutte quelle attività e l'insieme correlato dei mezzi e delle tecnologie che rendono possibile l'accesso e la fruizione di tali attività per i nuovi attori di un tempo estraneo al controllo industriale, socializzato e socializzabile, come lo è una nuova forza produttiva.

    In questo contesto osserviamo il crescere in quantità e qualità dei processi produttivi riconducibili a strutture ed imprese che più direttamente si alimentano della risorsa del tempo di loisir e più significativamente si correlano con i nuovi comportamenti di consumo simbolico: i teatri, i centri musicali, le discoteche, i parchi di divertimento, i parchi naturali, i musei, i centri turistici, le case da gioco, i centri dell'agroturismo, i centri estetici, i centri di fitness e di wellness, etc.

    Tali strutture si caratterizzano per alcuni aspetti: il carattere immateriale delle loro prestazioni e il contenuto simbolico delle loro produzioni; l'atemporalità dei processi comunicativi e delle forme di coinvolgimento dei loro fruitori; l'intreccio nelle modalità di uso del tempo come tempo diurno e tempo notturno.

    In particolare, l'attenzione si può proprio incentrare su questa combinazione permanente che sembra essersi ormai affermata tra i diversi tempi della vita quotidiana, dove il giorno e la notte non sono più vincolati ad attività prescrittive (il lavoro di giorno, il riposo la notte) e sancite sotto il profilo culturale; proprio i modelli culturali che presiedono al tempo di loisir ed al suo uso sembrano incidere sull'effetto di scomposizione nell'uso dei periodi temporali, assegnando certe specifiche attività proprio al periodo notturno. La tendenza non dovrebbe meravigliare più di tanto se si considera che in periodi storici lontani (nel periodo antecendente la rivoluzione moderna) proprio la notte costituiva non un'assenza di vita e di produzione sociale, ma una presenza viva e diffusa di azioni e di relazioni che enfatizzavano la dimensione spirituale, spesso magica, delle esperienze condotte all'interno di gruppi e comunità di vita.

    La notte non presenta più, quindi, il volto di una dimensione minacciosa e misteriosa, ma piuttosto quello di una dimensione agibile per la costruzione di processi relazionali, di comunicazione intersoggettiva e di scambio simbolico; quindi di produzione di un sociale che non si presenta diverso da quello vissuto ed istituzionalizzato nel tempo del giorno.

    E' in questo contesto che, calandoci all'interno dei mondi empirici della vita di relazione e di scambio (come la città anche e soprattutto nella sua connotazione metropolitana), si pone il problema della formazione e della strutturazione di nuovi sistemi produttivi e conseguentemente della genesi di nuove opportunità occupazionali. Per affrontare correttamente il tema, occorre tuttavia guardare alla notte ed al suo tempo come una dimensione globale, che non comprende solo le innovazioni sociali riconducibili alle attività di loisir (tali attività si stanno differenziando e moltiplicando - come è ben noto a tutti - anche per il loro svolgimento anche nel periodo del giorno!), ma anche alle molteplici funzioni ed attività che sono richieste da un territorio e da realtà urbanizzate che vivono la propria dinamica produttiva, comunicativa e simbolica nell'ambito delle 24 ore.

    La "società delle 24 ore": tale è la denominazione attribuita da un movimento di studiosi inglesi alle mutazioni profonde intervenute nell'organizzazione sociale delle città e del loro territorio. Una città che non ha momenti di pausa, ma è caratterizzata da una produzione e da un consumo "sociale" collettivo (non più necessariamente "industriale") che dura per l'intero arco delle 24 ore senza soluzione di continuità, si manifesta in una situazione di stress di soggetti e di strutture, da un lato, ed in una ricerca permanente ed esasperata di prestazioni che siano in grado di dare stabilità, affettività ed identità ai soggetti individuali e collettivi che la popolano.
     
     

3. Occupazioni e professioni della notte

La notte non trova quindi solo nel loisir l'ambito della sua caratterizzazione, anche se le attività di loisir sono quelle che hanno maggiormente accresciuto la propria gamma ed il volume complessivo; ma in relazione ad esse sono necessariamente cresciute altre attività, da un lato, legate alle funzioni del controllo sociale ed istituzionale, dall'altro correlate al tipo di organizzazioni e di performance offerte dai sistemi di loisir.

La notte si presenta come un continuum temporale che da un lato richiede la presenza di alcune occupazioni e professioni operanti nel tempo diurno (che quindi dilatano necessariamente il loro periodo di lavoro), dall'altro induce la formazione di nuovi profili occupazionali e professionali.

Nel primo caso, si riproduce nell'ambito dei servizi ciò che già si era verificato nelle organizzazioni della produzione industriale: il carattere continuativo dei processi produttivi richiede il lavoro per turni, con l'introduzione del lavoro notturno; è il caso dei servizi di prevenzione e di controllo sociale, esercitato dalle forze di polizia e della protezione civile, dei servizi di assistenza sociale e sanitaria, della manutenzione delle reti urbane e dell'igiene del territorio; a ciò contribuisce anche il volontariato, capace di intervenire anche sulle situazioni di forte rischio (come ben evidenziato nel volume di F.Carchedi e altri). Nel settore dell'economia di mercato, si può fare riferimento ai servizi di trasporto, di comunicazioni e telecomunicazioni, nonché ai servizi di fornitura commerciale, forniti ormai prevalentemente nell'orario delle pause di vendita.

Nel secondo caso, l'espansione delle attività di loisir richiede nella città e nel territorio un insieme sempre più integrato di attività, finalizzate all'implementazione dell'offerta in relazione ai generi, ma anche ai gusti espressi nei confronti di tali prestazioni. Tra tali attività possono essere ricomprese: le attività spettacolistiche in teatri e altri luoghi dedicati, l'intrattenimento musicale e danzante, i concerti, i percorsi enogastronomici.
 

  • Ciò richiede un approccio più analitico che può portare a distinguere la formazione e lo sviluppo di alcune funzioni specifiche connesse alle attività di loisir:
  • Questo elenco di funzioni che entrano nel merito del processo di produzione della prestazione di loisir oppure attengono al processo della sua distribuzione e della fruizione da parte dei pubblici destinatari può, per certi aspetti, essere riferito alla generalità delle attività riconducibili a tale settore. Tuttavia i profili occupazionali e le figure professionali che ne conseguono sono molti diversificati e si differenziano rispetto alle caratteristiche dell'impianto ed al tipo di organizzazione predisposti per l'obiettivo.

    Intanto occorre operare anche in questo caso una specifica distinzione che gli esperti del mercato del lavoro e delle professioni conoscono soprattutto per l'efficacia diagnostica ed interpretativa che è in grado di assicurare: la differenza tra i profili occupazionali e le figure professionali. I primi stanno ad indicare una molteplicità di posizioni lavorative che coincidono con la posizione ricoperta dagli addetti nell'organizzazione; ma per la semplicità delle prestazioni ed il carattere subordinato dell'attività tali posizioni possono essere sempre ricoperta da altro personale, senza che questo debba intraprendere un vero e proprio processo di professionalizzazione. Si tratta di un settore occupazionale di particolare consistenza nell'area del loisir; in essa, infatti, operano profili che non necessitano di specifiche competenze ed abilità e si definiscono posizioni che possono mutare in un breve volger di tempo, accentuando di conseguenza il carattere di precarietà e di discontinuità degli occupati nel settore, e soprattutto istituzionalizzando sul piano di fatto la reversibilità delle soluzioni occupazionali all'interno di una struttura occupazionale evanescente, mobile, incerta quanto mai.

    Il personale addetto alla animazione, ai servizi di guardaroba, alla ristorazione, alla promozione dei pubblici, alle attività di immagine dei luoghi del loisir è particolarmente coinvolto, ma non è necessariamente una vittima consapevole, di una struttura organizzativa di produzione che non si presenta con le caratteristiche di una esplicita struttura di opportunità lavorative, ma piuttosto come uno dei tanti possibili punti di approdo per una occupazione temporanea, in cui si giocano ruoli flessibili, non accompagnati da saperi e abilità strutturabili in una vera e propria identità professionale.

    Diverso è, invece, il caso delle figure professionali, ormai saldamente insediate nelle principali strutture del loisir, per la specializzazione delle conoscenze e per la continuità dell'esercizio delle prestazioni qualificate, anche in presenza di un rapporto non continuativo di lavoro. Si tratta di soggetti che portano saperi ed abilità specifiche, quasi esclusive all'interno di contesti organizzativi fortemente influenzate dalle tecnologie informative e comunicative, rispetto ai quali sono in grado di attivare modalità di impiego e di valorizzazione che incidono direttamente sulla qualità delle performance per il loisir dei pubblici a cui sono destinati. Disc Jockey, Art Director, scenografi, tecnici del suono e delle luci, esecutori di musica elettronica, stilisti, designer, Manager di spettacolo, Manager di parco tematico, esperto di tecnologie didattiche, "immaginieri", etc. sono figure non surrogabili in termini occupazionali, in quanto le loro prestazioni sono riconducibili a sistemi professionali, certamente mobili ed in sviluppo, ma con una evidente delineazione delle componenti essenziali di identità professionale.

    Tali figure non sono riconducibili a categorie di tipo tradizionale, né possono essere costretti a logiche di classificazione di tipo formale; lo stesso esercizio di tali competenze professionali induce ad una continua variazione dei confini dell'identità professionali, che ne fa variare il volto, la denominazione, la stessa percezione da parte dei committenti. Si potrebbe dire per alcuni aspetti che anche la configurazione esterna di queste professioni subisce la variabilità propria di un insieme di competenze e di abilità che si definisce contestualmente alle proprie performance artistiche, comunicative, in relazione ai pubblici con cui entra in contatto ed ai vincoli dell'organizzazione di loisir di cui entra a far parte.

    L'analisi di questa area del loisir non è tuttavia facile ed è ancora assai lontana dall'essere esaustiva; se ben si osserva, su questo settore è ancora del tutto assente quella raccolta di sedimentazione di conoscenze che hanno reso invece più praticabile il mondo industriale nel momento della sua irreversibile trasformazione.

    Occorre quindi intraprendere con continuità e con grande disponibilità una costante e diffusa azione di osservazione, analisi ed interpretazione, nella consapevolezza di trovarsi all'interno di un contesto che è solo all'inizio della sua strutturazione in termini culturali ed economico sociale.
     

    Riferimento bibliografici

    A.Touraine, La società post-industriale, Il Mulino, Bologna, 1969

    J.Gershuny, L'innovazione sociale. Tempo, produzione e consumi, Rubettino, Cosenza, 1993

    G.Cross, Tempo e denaro, Il Mulino, Bologna, 1998

    M.Melbin, Le frontiere della notte, Edizioni di Comunità, Milano, 1988

    E.Minardi (a cura di), La discoteca come organizzazione e come impresa, Homeless Book, Faenza, 1998

    E.Minardi, M.Lusetti (a cura di), Luoghi e professioni del loisir, FrancoAngeli, Milano, 1997

    F.Carchedi et al., I colori della notte. Migrazioni, sfruttamento sessuale, esperienze di intervento sociale, FrancoAngeli, Milano, 2000

    Contatta il Prof. Everardo Minardi