Il dibattito sul problema del metodo delle scienze sociali e, in particolare,
della sociologia, è così vasto da risultare arduo darne una
panoramica in poche note. Cercheremo allora di illustrare i principali
problemi legati alla possibilità di dotare la sociologia di un metodo
proprio, ed i principali approcci metodologici che hanno segnato il progredire
della scienza sociologica. I temi sono dunque i seguenti:
1. la sociologia positivista: metodo scientifico e metodo sociologico;
2. il rapporto scienze naturali - scienze sociali alle origini del
dibattito sul metodo;
3. teorie del sistema e teorie dell'azione;
4. i principali paradigmi: positivismo e neopositivismo; organicismo;
strutturalismo; funzionalismo e struttural-funzionalismo; approccio comprendente,
individualismo metodologico; fenomenologia; ed etnometodologia.
METODO SCIENTIFICO E METODO SOCIOLOGICO
metodo scientifico: è il metodo che segna le origini della sociologia
di stampo positivistico di cui principali sostenitori sono Comte e Spencer.
In particolare secondo Comte il metodo della sociologia è il metodo
proprio delle scienze fisico naturali, cioè il metodo scientifico
di matrice galileiana o newtoniana. Non vi è secondo Comte necessità
di un altro tipo di approccio al mondo sociale, poiché questo ha
una struttura che lo mette in continuità con il mondo fisico naturale
(la società come organismo). Il metodo scientifico è in grado
di garantire l'acquisizione di conoscenze di carattere generale sui fenomeni
sociali attraverso il reperimento delle leggi causali e della loro verifica
empirica. L'analogia tra scienze naturali e sociali si basava, secondo
Comte, sul fatto che, pur cambiando l'oggetto di studio, il fine della
ricerca rimaneva il medesimo, venendo a coincidere con l'individuazione
dei legami causali che uniscono tra loro i fenomeni, per arrivare alla
definizione di leggi generali ed assolute. Anche le tecniche utilizzate
sono le stesse delle scienze naturali: osservazione, formulazione di ipotesi,
comparazione. Spencer non farà che accentuare, pur con le dovute
ed inevitabili differenze, la derivazione scientifica del metodo in uso
per il mondo sociale.
metodo sociologico: con Durkheim il positivismo sociologico esce dalle
limitazioni imposte dai primi tentativi di fondazione del metodo di Comte
e Spencer per approdare ad un'impostazione, quella del FUNZIONALISMO SOCIOLOGICO,
che assumerà un'importanza particolare nello sviluppo della sociologia
sia delle origini sia contemporanea. Durkheim ritiene insufficiente il
metodo scientifico nella versione galileiana o newtoniana, e lo supera
attraverso la formulazione di un vero e proprio metodo sociologico. La
sociologia, per spiegare le manifestazioni della società, ha bisogno
di un proprio metodo che sia adeguato a cogliere la specificità
dei processi sociali, nettamente diversi rispetto a quelli fisico-naturali
e biologici. Se Durkheim prende le distanze da Comte, analogo atteggiamento
assume nei confronti di Spencer di cui rifiuta il rapporto tra biologia
e sociologia. I fenomeni sociali non sono riconducibili ai fenomeni fisico-naturali,
né sono spiegabili ricorrendo al paradigma biologico evoluzionistico
di matrice spenceriana. Ciò in quanto la società è
una realtà sui generis, un mondo sociale "morale" dove prevalgono
azioni e relazioni tra individui che fondano la loro socialità sul
riconoscimento del carattere coercitivo, solidaristico, cioè morale
della società, poiché l'individualismo sarebbe non regolato
sarebbe fonte di disgregazione di ogni forma di vita sociale. Dal volume
di Durkheim "Le regole del metodo sociologico" si possono trarre alcune
specifiche indicazioni sulla specificità dell'oggetto e del metodo
sociologici:
1. i fenomeni sociali vanno spiegati come "cose"; si adotta quindi
un'accezione oggettivistica dei fenomeni, rifiutando ogni considerazione
sulla dimensione psicologica e soggettiva che può accompagnare il
prodursi dei fenomeni sociali;
2. I fenomeni sociali vanno considerati sia in relazione alle cause
dirette che li hanno prodotti ma anche e soprattutto in relazione ai fenomeni
cui sono legati, ai fenomeni rispetto ai quali risultano funzionali.
IL RAPPORTO SCIENZE NATURALI - SCIENZE SOCIALI
ALLE ORIGINI DEL DIBATTITO SUL METODO
Rappresenta una delle opposizioni più rigorose alla pretesa positivista
di considerare le scienze sociali una continuazione delle scienze naturali.
La sociologia positivista era sorta come tentativo di sottoporre il "sociale",
oggetto della ricerca sociologica, a leggi invariabili, simili a quelle
scoperte dalle scienze matematiche e fisiche. Lo stesso metodo, di cui
Durkheim aveva fissato le regole, consisteva in un'estensione alla sociologia
dei metodi in uso nelle scienze fisico-naturali, cioè del metodo
MATEMATICO-CAUSALE (trattare scientificamente i fatti sociali).La sociologia
pertanto, malgrado Durkheim intendesse riconoscerne l'autonomia mediante
la scoperta di un oggetto e di un metodo propri, era una semplice appendice
delle scienze matematico-naturali. Le prime critiche metodologiche e la
ricerca di nuovi fondamenti quali il riconoscimento alla sociologia di
un oggetto e di un metodo diversi da quello delle scienze matematico-naturali
trovano terreno di discussione nella scuola neocriticista di Baden (storicismo
tedesco). Sono infatti i principali esponenti di questa scuola, Windelband
e Rickert, che enunceranno, negli ultimi anni del secolo scorso, la distinzione
tra i due tipi di scienza. A loro si collegherà Dilthey, nei primi
anni del nostro secolo.
DILTHEY
(1833-1911) Critica il positivismo comtiano il quale negherebbe un
ruolo autonomo agli individui. I fenomeni umani sono caratterizzati da
UNICITA', INDIVIDUALITA' e IRRIPETIBILITA', di conseguenza non possono
essere spiegati né da leggi metafisiche (che forniscono principi
astratti), né da leggi naturali (che offrono leggi generali). Ogni
evento è irripetibile, ed è opera dell'uomo. La storia e
la stessa società è una costruzione dell'uomo, pertanto per
comprendere entrambe non si potrà partire dalla società,
ma dall'uomo stesso. Se le scienze naturali possono fare riferimento al
metodo scientifico tradizionale basato sul metodo causale, questo non è
possibile per le scienze sociali, per lo studio della realtà umana,
individuale e storico-sociale, la quale si presta solo all'INTENDIMENTO
(=comprensione in Weber) consentito dalla partecipazione diretta. Essendo
ogni evento irripetibile e frutto dell'azione dell'uomo, potrà essere
studiato solo con la COMPRENSIONE fondata sulla capacità dell'osservatore
(scienziato sociale) di RIVIVERE e RIPRODURRE le esperienze dei soggetti
che hanno attuato l'evento. Dilthey opera allora una distinzione rimasta
famosa per la sua importanza all'interno del dibattito sul metodo:
1. SCIENZE DELLA NATURA: osservano i fenomeni esteriormente e li spiegano
in base al rapporto causa/effetto. Colgono i fatti.
2. SCIENZE DELLO SPIRITO: osservano i fenomeni dall'interno e li spiegano
in base alle motivazioni che li hanno determinati dall'interno. Colgono
i valori.
WINDELBAND
(1848-1915) Opera una distinzione fondamentale tra le scienze introducendo
i termini "metodo nomotetico" che si applica alle scienze naturali e studia
leggi generali e "metodo ideografico" tipico di tutte le scienze sociali.
Di qui la distinzione tra:
1. SCIENZE NOMOTETICHE: cercano di determinare le leggi generali che
esprimono la regolarità dei fenomeni.
2. SCIENZE IDIOGRAFICHE: la loro attenzione è volta al fenomeno
singolo, per comprenderne specificità ed individualità.
Tale distinzione è valida sia per le scienze della natura che
per le scienze sociali (dello spirito); in questo modo Windelband sostiene
che il mondo naturale come quello umano e sociale possono essere studiati
sia rintracciando caratteri di uniformità che di unicità
ed irripetibilità. Per es. la scienza della natura ha carattere
nomotetico in quanto è descrittiva, ed ha carattere idiografico
in quanto indaga lo sviluppo dei singoli organismi.
RICKERT
(1863-1936) Riprende la partizione di W., di cui fu allievo, e ne sottolinea
il carattere metodologico; non vi sono infatti oggetti specifici delle
scienze della natura e del sociale, poiché la stessa realtà
"diviene natura se la consideriamo in riguardo all'universale, diviene
storia e società se la consideriamo in riguardo al particolare e
all'individuale". I concetti scientifici mirano infatti alla generalizzazione,
cioè a LEGGI, mentre i concetti storico-sociali si rivolgono agli
eventi individuali in quanto essi incarnano i VALORI costitutivi di una
determinata società.
Aldilà delle differenze riscontrabili nei 3 autori, possiamo
così sintetizzare i risultati comuni:
1. SCIENZE DELLA NATURA: il loro scopo è pervenire all'enunciazione
di leggi universali (sono dunque scienze nomotetiche); il loro metodo è
quello esplicativo-causale, in quanto hanno a che fare con dei "fatti".
2. SCIENZE DELLO SPIRITO: il loro scopo è pervenire alla descrizione
di eventi particolari (sono quindi scienze ideografiche); il metodo è
quello dell'intuizione dall'interno che possiamo chiamare "interpretazione",
o come dirà Weber, "comprensione", in quanto non hanno a che fare
con dei fatti, ma entrano in relazione con dei valori.
***
Teorie dell'azione: sono le teorie che assumono come oggetto di interesse
l'individualità soggettiva e l'intersoggettività. Adottano
una prospettiva "interna" di indagine, vale a dire una prospettiva che
parte dal soggetto, dalle sue azioni ed interazioni, dai significati che
vengono attribuiti alle azioni. Si basa sulla cosiddetta conoscenza comprendente
del sociale, vale a dire sulla capacità di cogliere il senso dell'agire
sociale dal suo interno e di renderlo evidente. E' un paradigma che sposta
tutta la sua attenzione sul soggetto, piuttosto che sul sistema sociale.
Spiegano il sociale attraverso l'individuo.
Teorie del sistema: sono le teorie che assumono come oggetto di interesse
i sistemi sociali e che spiegano la società a partire dalla società
stessa, dalle sue istituzioni, strutture, ecc. Adottano una prospettiva
"esterna", vale a dire una prospettiva che cerca di spiegare i nessi causali
e le regolarità a prescindere dalle soggettività coinvolte.
Gli azionisti rendono residuali le strutture, i sistemici emarginano
il soggetto. Si ha sempre un'oscillazione tra sistema sociale e attore,
soggetto e strutture, individuo e società.
TEORIE DELL'AZIONE
Approccio comprendente
Alla fondamentale distinzione tra s. della natura e s. dello spirito
si collega espressamente Max Weber; ne coglie il notevole valore, ma anche
il notevole limite per la sociologia. La distinzione che abbiamo visto,
se pur nasceva dalla necessità di rivendicare l'autonomia delle
scienze dello spirito da quelle della natura, non tanto superava, quanto
CAPOVOLGEVA la posizione positivista, lasciandone IMMUTATO IL PRESUPPOSTO.
Per i positivisti è scienza solo ciò che può essere
spiegato mediante leggi universali e necessarie; solo dunque assumendo
i metodi della scienza della natura le s. dello spirito possono essere
scienze. Per il criticismo tedesco (antipositivisti), le s. dello spirito
non sono scienze in senso proprio, in quanto si limitano a descrivere fatti
individuali. Ciò che il positivismo aveva unito, l'antipositivismo
ha separato, ma il PRESUPPOSTO (scienza=fondazione matematico-causale di
una legge universale) rimane insuperato. Spettava a Weber il compito di
superare entrambe le posizioni. Weber osserva infatti che la differenza
tra mondo della natura e mondo della storia (umana) non è così
totale da impedire che di entrambi possa esservi scienza. In particolare
la categoria tipica della ricerca scientifica, cioè la categoria
di CAUSA vale sia per le s. della natura che per la sociologia, anche se
in maniera diversa. La comprensione causale della sociologia è certo
diversa dalla spiegazione causale delle s. naturali. Tuttavia anche la
sociologia, se vuole essere scienza, deve stabilire dei nessi causali,
anche se non universali e necessari.. Tali nessi non si riferiranno a delle
connessioni di fatti come nelle scienze naturali, ma a delle COSTANTI DI
SIGNIFICATO.
Con ciò la sociologia, mentre si differenzia dalle s. naturali,
consegue un suo oggetto proprio ed un suo metodo proprio. Oggetto della
sociologia è l' "agire sociale" ossia quegli atteggiamenti intersoggettivi
cui gli uomini attribuiscono un senso; metodo della sociologia è
la "comprensione" per mezzo di uno strumento di generalizzazione che Weber
chiama "tipo ideale; lo scopo del tipo ideale è di definire mediante
l'interpretazione delle regolarità.
Chiariamo la novità del metodo Weberiano analizzando 3 punti
fondamentali:
Scienza: la sociologia non è descrizione dei fenomeni particolari
(sociografia, in opposizione a Windelband); essa è comprensione
delle azioni sociali nella loro uniformità costante e nel significato
che ad esse attribuiscono gli agenti; come ogni scienza la sociologia stabilisce
dei nessi di causa e di effetto, perviene a delle generalizzazioni, o meglio
all'individuazione di costanti, di uniformità empiriche ed è
in grado di prevedere (parzialmente ed approssimativamente) il futuro.
Interpretazione: la sociologia è scienza, ma il suo metodo è
diverso da quello in uso nelle scienze naturali; il sociologo pone alla
base del suo metodo non la spiegazione esterna, ma la comprensione, ossia
la capacità di cogliere il senso, il significato dell'agire dall'interno
e di renderlo visibile.
Il Tipo ideale: è uno schema artificiale costruito dal sociologo,
ma non per questo arbitrario, in quanto serve ad individuare connessioni
costanti a molti fenomeni sociali. E' assai diverso da quanto esiste nella
realtà (è ideale perché creato artificialmente, non
reale) e costituisce solo un concetto limite per orientare la ricerca.
E' uno strumento metodologico con cui costruiamo un quadro ideale per poi
compararvi la realtà effettiva controllando l'avvicinamento o la
deviazione di questa dal modello. Il tipo ideale è un'astrazione,
non si incontra nella realtà, ma senza di esso la realtà
è del tutto priva di evidenza.
Approccio fenomenologico
HUSSERL: fondatore del Metodo Fenomenologico
SCHUTZ: è allo snodo tra fenomenologia e Interazionismo simbolico
GARFINKEL: fondatore dell'Etnometodologia
HUSSERL
La filosofia fenomenologica si colloca tra la fine dell'Ottocento e
l'inizio del Novecento, e si presenta come una tra le diverse critiche
all'ottimismo del positivismo. Fondata da Husserl ha avuto un buon riscontro
sociologico negli ultimi decenni, con il declino dello struttural funzionalismo
e delle interpretazioni marxiste della società.
Contro ogni pretesa positivistica di carattere scientifico-oggettivo
Husserl propone alcuni concetti chiave della fenomenologia. Vediamoli schematicamente:
FENOMENOLOGIA: il suo oggetto di interesse è la descrizione "pura"
dei fenomeni quali si presentano nella visione diretta; la parola d'ordine
di questa nuova corrente è "ritorno alle cose stesse". Si deve partire
da dati indubitabili, da evidenze stabili da porre alla base della conoscenza
fenomenologica. La fenomenologia vuole essere una scienza dedita all'analisi
e alla descrizione delle essenze dei fenomeni. Per arrivare a studiare
l'essenza dei fenomeni dobbiamo eliminare e porre in dubbio ogni teoria
preconcetta sui fenomeni stessi, dobbiamo cioè eliminare i pregiudizi
che impediscono i rapporti con le cose attraverso la procedura della EPOCHE'.
L'epochè è la sospensione del giudizio, la cosiddetta "riduzione
fenomenologica" che consente di mettere tra parentesi le nozioni di senso
comune della vita quotidiana e di ritornare alle "cose stesse" senza pregiudizi,
liberando quindi le capacità intuitive della coscienza.
MONDO DELLA VITA: la vera scienza è quella che offre una possibile
risposta ai problemi che gli uomini si trovano a dovere affrontare nella
loro vita, quindi ha una base intuitiva, prescientifica. Le categorie della
scienza "ufficiale" secondo Husserl non sono in grado di spiegare il mondo
della vita che è il "regno delle evidenze originarie", è
il regno delle essenze autenticamente soggettive.
ETNOMETODOLOGIA
GARFINKEL è il fondatore di quella corrente che va sotto il nome
di etnometodologia [= teoria che assume come oggetto di indagine i METODI
utilizzati dagli individui sociali (ETNO) nel definire e determinare la
realtà].
La nuova corrente nasce sotto l'influenza di Husserl ed in particolare
di Schutz per il quale il mondo della vita è un mondo intersoggettivo,
di significati condivisi. Altre influenze provengono dall'Interazionismo
simbolico (Mead) e di esso l'idea secondo cui il significato attribuito
agli oggetti è di origine sociale e non solo psicologica. Inoltre
l'Etnometodolgia nasce quindi come corrente avversa alla prevalente corrente
funzionalista (anche se da Parsons Garfinkel trae l'attenzione per l'ORDINE
sociale).
ETNOMETODOLOGIA: assume come centro di interesse le attività
più ordinarie e comuni della vita, ed in particolare intende appunto
studiare gli ETNOMETODI, ovvero quei metodi che riferendosi a determinati
significati culturali vengono utilizzati nella normale comunicazione sociale.
Garfinkel si propone quindi lo scopo di evidenziare il MODO in cui i membri
di una società hanno attribuito un significato specifico ad un determinato
fenomeno (la realtà è quindi considerata una costruzione
sociale messa in atto dagli stessi soggetti in interazione fra loro). Questa
impostazione attua un vero e proprio rovesciamento dell'oggetto stesso
della sociologia; diventano infatti oggetto di interesse specifico solo
le PROCEDURE in base alle quali la realtà viene costruita. In sostanza,
ci intendiamo perché abbiamo riferimenti linguistici comuni ed è
per questo che la società ha stabilità, o, almeno, hanno
stabilità le relazioni tra individui, le piccole società
che gli individui formano con le loro interazioni linguistiche. I cardini
della spiegazione etnometodologica dell'azione sociale sono: RIFLESSIVITA'
ed INDICALITA'.
RIFLESSIVITA': indica che le attività attraverso cui i membri
producono e gestiscono situazioni di relazioni quotidiane organizzate sono
IDENTICHE ai procedimenti usati dai membri per renderle spiegabili.
INDICALITA': indica che ogni significato costruito nell'interazione
è sempre connesso al particolare contesto in cui viene prodotto.
INDIVIDUALISMO METODOLOGICO
Si situa tra le correnti che si oppongono alle scuole strutturalistiche,
le quali pongono l'accento più sui condizionamenti istituzionali
e storico-sociali che sull'interazione. Partecipa dunque all'offensiva
contro una sociologia che rende l'individuo succube della società.
L'individualismo metodologico, in termini generici, rivendica l'importanza
del "privato", del singolo, dell'individuo. Sostiene che l'individuo costituisce
un'entità irriducibile alla società. Determinare l'individuo
mediante la società è assolutamente infondato; i comportamenti
dell'individuo non sono comprensibili deducendoli dalla società.
È impossibile porre in relazione di causa-effetto la società
e l'individuo, e di considerare reale qualcosa che non si circoscrive all'individuo.
La società è negli individui, non viceversa. Alla base dell'azione
e dei fenomeni sociali, alla base delle strutture sociali vi è sempre
l'intenzione individuale del soggetto, la sua razionalità. Le azioni
degli attori vengono spiegate con le finalità perseguite da questi
ultimi. Al soggetto viene attribuita la capacità di creare significato,
di dare senso al mondo sociale in maniera totalmente libera da condizionamenti
strutturali. Le sue origini vanno ricercate nello storicismo di Dilthey
e alla sua idea secondo cui ogni configurazione storica ha una sua unicità,
o meglio, una sua INDIVIDUALITA', il che rende falso ogni tentativo di
costruire una filosofia della storia, uno schema esplicativo dello sviluppo
storico-sociale valido universalmente.
Boudon, uno dei principali esponenti, porta alle conseguenze estreme
le posizioni dell'individualismo metodologico con il suo concetto di razionalità
soggettiva. Boudon esordisce affermando l'insufficienza del modello utilitaristico
della razionalità: la razionalità delle azioni non può
essere riducibile ai suoi aspetti di strumentalità, ai suoi criteri
di efficienza e di perfezione rispetto al rapporto mezzi-fini: non tutte
le azioni sono razionalmente strumentali ed utilitaristiche.
Contemporaneamente Boudon critica anche quelle posizioni che considerano
la maggior parte delle azioni come irrazionali, governate da sentimenti
ed istinti piuttosto che da ragioni (Pareto). L'azione non è ne
totalmente razionale dal punto di vista della sua strumentalità
(ci sono casi in cui il soggetto agente opera razionalmente pur non seguendo
principi utilitaristici e strumentali), ne totalmente irrazionale. In questo
modo Boudon introduce il suo concetto di
RAZIONALITA' SOGGETTIVA: nella maggioranza dei casi l'azione è
razionale nel senso che il soggetto agente ha avuto buone ragioni per compierla.
Ogni azione è razionale nel senso che è sempre spiegabile
rifacendosi alle buone ragioni del soggetto agente. Anche se chi agisce
non ricava utilità da ciò che fa, egli è in grado
di darne una spiegazione, e questo è quanto basta per scartare il
modello della razionalità strumentale pura e anche il modello dell'irrazionalità.
Per essere considerate come razionali è sufficiente che le attività
umane abbiano senso per chi le compie e che questo senso sia comprensibile.
TEORIE DEL SISTEMA
Positivismo
Riassumiamo per punti essenziali i capisaldi del pensiero sociologico
di stampo positivo:
1. Il positivismo rivendica il primato della scienza: noi conosciamo
solo quello che ci fanno conoscere le scienze, e l'unico metodo di conoscenza
e quello delle scienze naturali.
2. Il metodo delle s. naturali (reperimento delle LEGGI CAUSALI e loro
controllo sui FATTI) non vale solo per lo studio della natura ma anche
per quello della società.
3. La scienza viene esaltata come l'unico mezzo in grado di risolvere
tutti i problemi umani e sociali.
4. I positivisti studiano i fatti sociali come se fossero fatti naturali;
scopo della scienza è la ricerca delle leggi generali, necessarie
per la previsione e quindi per l'azione (Comte).
Organicismo
Il paradigma organicistico della concezione del sistema sociale è
rintracciabile in Comte e, in maggiore misura, in Spencer. Entrambi i sociologi
paragonano il sistema sociale ad un organismo animale soggetto a leggi
naturali non modificabili dalla volontà individuale. In particolare
Comte sottolinea, parlando di "organismo sociale" l'unitarietà della
società, da intendersi come un tutto integrato. Tale concetto è
stato ripreso da Spencer per indicare un corpo sociale all'interno del
quale le varie componenti svolgono funzioni specifiche.
Funzionalismo
Nasce con il tentativo di studiare le funzioni che le strutture sociali
svolgono a favore della società o di parti di essa.
FUNZIONALISMO: è l'analisi dei fenomeni sociali nei termini
delle funzioni che essi assolvono e svolgono ai fini dell'integrazione
del sistema sociale stesso. Nel funzionalismo la società è
concepita come un tutto, vale a dire un insieme di parti interconnesse,
nella quale nessuna parte può essere compresa se isolata dalle altre.
Un qualsiasi mutamento in una delle parti è considerato causa di
un certo grado di squilibrio che produce, a sua volta, ulteriori cambiamenti
in altre parti del sistema. Lo sviluppo del funzionalismo è basato
sul modello del sistema organico che troviamo nelle scienze biologiche.
Il F. ha i suoi antecedenti nell'organicismo, ma come programma scientifico
caratterizzante le scienze nasce con Durkheim che stabilì il moderno
significato di funzione come attività sociale in rapporto ai bisogni
della società indipendentemente dai fini espliciti dell'azione o
istituzione o altro fenomeno sociale oggetto di indagine. Il concetto di
FUNZIONE: attività che soddisfa i bisogni del sistema connessi
al mantenimento dell'ordine e dell'integrazione.
Nel concetto di funzione sono pertanto contenute le idee di un contributo
che un'attività sociale dà all'esistenza di un'unità
sociale più comprensiva (un gruppo, una cultura, un'istituzione,
un sistema sociale) in modo interdipendente con altre attività.
Il METODO della SPIEGAZIONE FUNZIONALE per Durkheim indica che quando si
studia un fenomeno bisogna cercare la causa che lo produce e la funzione
che assolve ai fini del mantenimento dell'ordine sociale (es. il suicidio:
è un fatto sociale; è un fatto normale; varia in società
diverse; ha fatti sociali come cause; deve essere letto globalmente).
Nell'analizzare il sistema sociale in questi termini i funzionalisti
sottolineano 3 elementi:
1) la generale interrelazione tra le parti del sistema;
2) l'esistenza di uno stato "normale" delle cose, o stato di equilibrio;
3) la maniera in cui tutte le parti del sistema si riorganizzano per
riportare una situazione disturbata alla normalità. Esiste sempre
una tendenza volta a ristabilire l'equilibrio.
Strutturalismo
A differenza del funzionalismo, lo strutturalismo non ha dato luogo
a vere e proprie teorie sociologiche, ma, in quanto metodo di analisi affermatosi
in diverse discipline, ha influenzato in vario modo numerose teorie sociologiche
contemporanee. Fu infatti un movimento che si estese all'antropologia,
alla critica letteraria, alla psicoanalisi, alla linguistica, ecc. La definizione
comunemente accettata è la seguente:
STRUTTURALISMO: metodo di indagine che, anziché comprendere
i fenomeni sociali dall'interno, attraverso l'azione consapevole e potenzialmente
libera dell'individuo, studia il mondo umano ed il sistema sociale cercando
di scoprire dall'esterno quali relazioni sistematiche e costanti (=strutture)
intercorrono tra i fenomeni sociali e dunque entro quali limiti, spesso
inconsci, è costretta l'azione degli individui. Volendo sintetizzare
possiamo dire che per lo S. l'idea di fondo non è il soggetto, ma
la struttura. Ma cos'è la struttura?
STRUTTURA: è il concetto fondamentale per ogni analisi del sociale
in quanto indica quell'insieme di relazioni relativamente stabili sulle
quali si regge il sistema sociale. Il concetto di struttura è intimamente
connesso con quello di sistema; la struttura di un oggetto o di un sistema
rappresenta quei rapporti interni stabili che fondano le caratteristiche
proprie di quell'oggetto o di quel sistema. In quanto insieme di elementi
in relazione, la struttura è formata da parti in sé indipendenti,
ma collegate tra loro in maniera che ciascun elemento è subordinato
all'unità strutturale come tale. L'unità che risulta dalla
composizione degli elementi ha delle caratteristiche proprie che sono distinte
da quelle degli elementi singolarmente considerati: ciò significa
che le relazioni tra gli elementi hanno un'importanza fondamentale non
solo per la caratterizzazione della struttura come tale, ma anche per il
significato o le funzioni che assumono i singoli elementi, i quali hanno
senso solo se considerati nella POSIZIONE che occupano nell'insieme. Si
presuppone inoltre che le relazioni che collegano i vari elementi nell'unità
totale o SISTEMA, costituiscano delle dimensioni invarianti anche in presenza
della modificazione degli elementi: il concetto di INVARIABILITA' è
quindi strettamente connesso con quello di struttura. Se il sistema è
l'unità degli elementi variabili ed invariabili di un insieme, la
STRUTTURA rappresenta la dimensione invariabile senza la quale esso non
potrebbe sussistere.
Se consideriamo per esempio il linguaggio esso appare come un sistema
nel quale i segni linguistici valgono solo per la posizione che occupano
all'interno di un sistema complesso di interrelazioni, retto da regole
stabili (grammaticali e semantiche) che ne costituiscono le strutture.
Lo stesso discorso può essere fatto per il sistema sociale, che
non è il risultato della semplice giustapposizione dei vari individui,
ma delle norme che regolano con relativa stabilità (istituzioni)
le loro relazioni e le loro aspettative reciproche. Dagli esempi, si deduce
pertanto come per lo strutturalismo i concetti di relazione e struttura
esprimano il principio stesso che fonda l'intera realtà.
Struttural-funzionalismo
La trattazione più completa della società esplicitamente
definita come sistema sociale è opera di T. Parsons, il cui maggiore
apporto consiste nell'avere definito con un approccio funzionale la struttura
del sistema sociale. Il programma di Parsons è quello di costruire
una teoria sociologica capace di integrare la teoria dell'azione sociale
con la teoria dei sistemi sociali attraverso l'applicazione allo studio
del sistema sociale del modello struttural-funzionale. Lo Struttural-funzionalismo
parte dall'analogia con il sistema vivente per ritrovare anche nella società
un equilibrio di parti che reciprocamente si richiedono. Parsons propone
infatti quattro pre-requisiti strutturali attraverso cui analizzare il
funzionamento di ogni sistema sociale (la sequenza è chiamata AGIL;
i 4 pre-requisiti sono la struttura della società).
Si possono sintetizzare le influenze ed i concetti fondamentali di Parsons
in 6 punti:
1) AZIONE SOCIALE: (definizione tratta da Weber) ogni tipo di agire
dotato di senso in quanto tiene conto dell'agire altrui. L'agire è
condizionato dall'intenzionalità del soggetto e dalle sue motivazioni
e dai valori e dai modelli sociali propri del contesto in cui l'agire si
sviluppa.
2) CULTURA: (definizione tratta da Durkheim) sistema di credenze, rappresentazioni,
valori, norme e istituzioni producenti consenso che controllano le spinte
disordinate dell'agire individuale.
3) SISTEMA: (definizione tratta da Pareto) insieme delle relazioni
di interdipendenza tra più elementi retto dal principio della propria
conservazione e del mantenimento del proprio equilibrio sia nel rapporto
con l'esterno (ambiente naturale, altri sistemi) sia con le forze che agiscono
al suo interno.
4) STRUTTURA: componente relativamente stabile del sistema, fondato
sulla presenza di modelli normativi stabilizzanti (VARIABILI STRUTTURALI)
5) FUNZIONE: attività che soddisfa i bisogni del sistema connessi
al mantenimento dell'equilibrio interno (INTEGRAZIONE) ed esterno (ADATTAMENTO
ALL'AMBIENTE).
6) SOCIETA' = SISTEMA SOCIALE: insieme di funzioni che si intersecano
e si integrano adempiendo lo scopo di rendere funzionante la società.
NEOPOSITIVISMO
Il pensiero filosofico tra '800 e '900 è caratterizzato da una
vigorosa ripresa dell'ideale positivistico, in particolare dalla metà
degli anni '20 del nostro secolo. Questa tendenza, detta anche "positivismo
logico" o "empirismo logico" è stata direttamente preparata dalle
rilevanti modifiche intervenute nelle stesse scienze; in particolare sono
stati i progressi della matematica, delle geometrie, della logica e della
fisica a suggerire nuovi atteggiamenti agli scienziati e ai filosofi della
scienza. I neopositivisti più che ripudiare in blocco la tradizione
del positivismo, hanno mirato a trasformarla e ad approfondirla. I N. hanno
abbandonato le tesi positivistiche più ingenue e le hanno sostituite
con raffinate concezioni di stampo logico empirico. Resta però l'ideale
di fondo del positivismo: assumere le scienze fisico-naturali come modello
del conoscere, abbandonando e ripudiando ogni concezione metafisica della
realtà.
La teoria del neopositivismo è nata nel circolo di Vienna, fondato
nel 1924 da Schlick (1882-1936), con la partecipazione di un gruppo di
matematici e filosofi. Con il nazismo i N. divennero oggetto di persecuzione
politica, e si trasferirono negli U.S.A., dove il movimento incontrò
ampia diffusione e successo. Una prima definizione vede nel Neopositivismo:
L'APPLICAZIONE DEI PRINCIPI DELLA LOGICA E DELLA MATEMATICA ALLE SCIENZE
EMPIRICHE BASATE SULL'OSSERVAZIONE E SULL'ESPERIMENTO. IL N. SAREBBE LA
PRETESA DI APPLICARE ALLE INDAGINI SOCIOLOGICHE I MODELLI DELLE SCIENZE
FISICHE; QUESTI AUTORI FORTEMENTE SCIENTISTI, SONO CONVINTI CHE LA SOCIOLOGIA
SIA SCIENZA SOLO SE OFFRE DEI RISULTATI STATISTICI E MATEMATICI. IN BASE
A QUESTA ACCENTUAZIONE, TALI AUTORI VENGONO ANCHE DETTI "FISICALISTI".
Le linee essenziali del programma neopositivista erano le seguenti:
1. la formazione di una scienza unificata, comprendente tutte le conoscenze
fornite dalla fisica, dalle scienze naturali, dalla matematica, ecc.;
2. eliminazione della metafisica;
3. il principio di VERIFICAZIONE costituisce il criterio di verità;
hanno cioè senso solo le teorie passibili di verifica empirica,
vale a dire empiricamente verificabili attraverso i fatti secondo il metodo
della induzione (dal particolare all'universale);
4. la metafisica, l'etica e la religione, non essendo costituite da
concetti e proposizioni fattualmente verificabili, si basano su pseudo-concetti,
e vanno pertanto ripudiate.
Pur dovendo le scienze moderne riconoscere i meriti ed il contributo
dei N. al tentativo di dare dignità ed autonomia scientifica al
metodo delle scienze umane e sociali, gli autori più interessanti
di queste tendenze sono quelli che hanno superato lo "scientismo" ed il
"fisicalismo" selvaggio e radicale, per enunciare una teoria meno dogmatica
ed assolutistica: esemplare in tal senso il contributo di POPPER (razionalista
critico, falsificazionista).Popper, al contrario di quanto molto spesso
si crede, non fu mai un neopositivista; al contrario ne avversò
molte tesi. Al principio della induzione sostituisce il principio della
deduzione basato sul metodo della prova. L'induzione, lo sappiamo, consiste
per i N. di osservazioni ripetute che dovrebbero fondare una generalizzazione
della teoria: Tuttavia, replica Popper, nessun numero di osservazioni può
fondare in maniera assoluta una legge universalmente e definitivamente
valida. L'esempio che porta è: nessun numero di cigni bianchi riesce
a stabilire che tutti i cigni sono bianchi. Al principio di verificazione
sostituì il criterio di falsificabilità. In base al PRINCIPIO
DI FALSIFICAZIONE, un'ipotesi o una teoria ha vero carattere scientifico
quando è possibile smentirla (o falsificarla) con i fatti dell'esperienza.
Un sistema empirico deve potere essere confutato dall'esperienza, quindi
non può essere scelto una volta per tutte, ma continuamente messo
in discussione. La ricerca, infatti, inizia dai problemi. Per risolvere
problemi bisogna inventare, formulare delle ipotesi. Poi le ipotesi vanno
provate. Per provarle bisogna estrarre da esse delle conseguenze e vedere
se tali conseguenze si danno o non si danno. Se si danno l'ipotesi è
per il momento confermata; se invece almeno una conseguenza non si dà,
l'ipotesi è falsificata. Questo è il vero criterio di scientificità
di una teoria. Miliardi e miliardi di conferme non rendono certa una teoria.
Una teoria quale "tutti i pezzi di legno galleggiano in acqua" è
falsificata da un solo fatto negativo, da una conseguenza non prevista
"un pezzo di ebano non galleggia". E' qui la scientificità; siccome
una teoria, per quanto confermata, è sempre smentibile, allora BISOGNA
TENTARE DI FALSIFICARLA, perché prima si trova un errore, prima
lo si potrà eliminare con l'invenzione e la prova di una teoria
migliore.
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Bibliografia di riferimento
Crespi Franco, Le vie della sociologia, Il Mulino, Bologna, 1985
Enciclopedia Garzanti di Filosofia, Garzanti, Milano, 1981
Gallino Luciano, Dizionario di sociologia, TEA, Milano, 1993
Giglioli Pier Paolo, Dal Lago Alessandro (a cura di), Etnometodologia,
Il Mulino, Bologna, 1983
Izzo Alberto, Storia del pensiero sociologico, Il Mulino, Bologna,
1994
Morra Gianfranco, Perché la sociologia, Editrice la Scuola,
Brescia, 1980 (I^ ed.)
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