BANCO DE ESPANA
Il più antico e diretto predecessore del Banco de Espana fu fondato nel 1782 dal Re Carlo IIIdeg;, sotto la denominazione di Banco Nacional de San Carlos. La sua creazione, voluta sia dallo Stato che da privati investitori, fu strettamente collegata all’incremento del debito pubblico, argomento che sempre accompagnerà la vita dell’istituto nelle trasformazioni che si succederanno nei due secoli successivi.
L’emissione di nuove forme di debito pubblico, denominati Valori Reali, fu resa necessaria per incontrare nuove fonti di finanziamento atte a sostenere le spese militari derivanti dalle guerre che, in quel tempo, la Spagna combatteva contro l’Inghilterra, per il dominio coloniale. Tra i principali obiettivi della nuova banca il più importante era appunto quello di fronteggiare il deprezzamento dei Valori Reali, attraverso il loro collocamento ed agevolando un mercato con contropartita in oro o banconote emesse dalla stessa banca. I risultati dei primi anni di attività furono positivi, già nel 1829 la banca si ampliò modificando anche la denominazione in Banco Espanol de San Fernando. Al nuovo istituto fu garantito il monopolio nella emissione di banconote a Madrid, e fu riconosciuta l’autorizzazione ad effettuare operazioni di sconto, accettazione di depositi e conti correnti con privati investitori. Con la prima guerra Carlista (1833-9) il governo, in costante necessità di moneta, divenne di fatto l’unico cliente della Banca. Nel 1844 vennero creare due nuove banche private : il Banco de Isabel II e il Banco de Barcelona. Molti banchieri del periodo si interessarono al finanziamento della rete ferroviaria, nonché alle esigenze del commercio e dell’industria. Fu soprattutto il primo istituto ad avvantaggiarsi della autorizzazione ad emettere banconote e ad offrire tutta la gamma dei servizi bancari tradizionali . Ma già nel 1847, a seguito di una crisi congiunturale fu necessario procedere ad una fusione bancaria finalizzata alla nascita del Nuovo Banco Espanol de San Fernando. Solo nel 1856 questo istituto diverrà il Banco de Espana, con due leggi bancarie che ordineranno il sistema del credito in modo organico, suddividendo gli istituti in due categorie: banche di emissione e società di credito, ispirate all’esperienza francese del Credit Mobilier, una società di investimenti per la promozione delle imprese industriali e ferroviarie.
Con un banco di emissione per ciascuna delle 21 città spagnole più importanti, il Banco de Espana consolidò il suo legame con il governo. La fine della guerra con gli Stati Uniti, nonostante la perdita dell’impero coloniale (1898), consentì un rapido sviluppo del Paese, fino alla fine della I^ guerra mondiale. Nel 1921 il Banco de Espana divenne l’unico istituto di emissione, e si trasformò in una banca moderna, attraverso quattro fasi ben definite. Con la legge del 1931 si ridusse la distanza tra il governo della Seconda Repubblica Spagnola e i proprietari della banca, ancora azionisti privati. Nel 1946, la legge bancaria ridusse il potere e l’autonomia della banca, a favore del governo del generale Franco. Con la legge del 1962 il Banco de Espana venne definitivamente nazionalizzato. Per ultimo, con il ritorno della democrazia, nel 1980 fu ripristinata l’indipendenza della politica monetaria della banca centrale.
Altre informazioni:
Archivio storico del Banco de Espana
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SPAGNA
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